Trump al bivio: vertice chiave sull’Iran e ordine con Netanyahu

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Trump al bivio: vertice chiave sull’Iran e ordine con Netanyahu

La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a crescere mentre i negoziati verso la fine della guerra restano in una fase di stallo. Donald Trump convoca una riunione del governo alla Casa Bianca, con un cambio di sede rispetto a quanto inizialmente previsto, e l’attenzione si concentra su dossier delicati che intrecciano sicurezza, nucleare ed economia. In parallelo, Teheran accusa Washington di aver violato il cessate il fuoco, mentre sullo scenario mediorientale Israele accelera le operazioni tra Libano e Gaza.

trattative usa-iran in stallo e riunione di trump alla casa bianca

Il dialogo tra Stati Uniti e Iran non raggiunge un punto di svolta e la pressione politica aumenta. Donald Trump riunisce oggi il suo governo alla Casa Bianca invece di Camp David come inizialmente programmato. La convocazione avviene in un momento in cui le trattative per la fine della guerra sono bloccate, come riferisce una fonte dell’amministrazione statunitense all’agenzia Afp. Al centro del confronto ci sono soprattutto tematiche legate all’Iran, insieme ad aspetti di economia.

iran accusa usa: violazione del cessate il fuoco e “atti aggressivi”

Teheran denuncia un’azione americana nel sud dell’Iran. Il ministero degli Esteri iraniano attribuisce alle forze armate statunitensi “atti aggressivi” nella regione di Hormozgan, dove si trova Bandar Abbas, sostenendo che il cessate il fuoco sarebbe stato violato. In una nota diffusa dall’emittente iraniana Irib, il governo iraniano definisce l’azione una manifestazione di “malizia e ipocrisia” da parte degli Stati Uniti e annuncia che l’Iran non esiterà a difendersi.

La nota parla di “azioni illegali e ingiustificate” e aggiunge che il regime statunitense sarebbe responsabile di tutte le conseguenze derivate da tali atti di aggressione. Teheran ribadisce inoltre che la Repubblica Islamica dell’Iran non lascerà impunito alcun male e continuerà a difendere la nazione iraniana.

risposta statunitense: attacchi di autodifesa e schermata su trump

Dal lato americano arriva una ricostruzione diversa. Per il Comando centrale degli Stati Uniti, le operazioni sarebbero “attacchi di autodifesa” diretti contro siti per il lancio di missili e contro imbarcazioni posamine. Sul piano politico, non emerge un commento da parte di Trump: quando gli Usa hanno effettuato raid analoghi all’inizio di maggio, il presidente li ha liquidati come “scaramucce”.

ostacoli negoziali: uranio al 60% e sblocco di beni iraniani

Anche senza nuove escalation, la strada verso un’intesa complessiva risulta complessa. Teheran e Washington lavorano da settimane a un memorandum d’intesa, considerato un passaggio preliminare verso un accordo più ampio e definitivo. Il nodo centrale riguarda il destino dell’uranio arricchito al 60% accumulato dalla Repubblica islamica.

uranio al 60%: previsione trump su 440 chili di materiale

Secondo Trump, i 440 chili di materiale rappresentano il perno del programma nucleare iraniano e verranno consegnati agli Stati Uniti oppure distrutti. La posizione statunitense si collega alle discussioni in corso sul futuro di quella quota di uranio, indicata come elemento decisivo nelle trattative.

beni detenuti all’estero: richiesta immediata e condizioni di rilascio

Teheran chiede lo sblocco immediato di miliardi di dollari di beni detenuti in banche estere. Nelle ultime ore, l’agenzia Tasnim riferisce che beni iraniani del valore di 24 miliardi di dollari potrebbero essere sbloccati se Stati Uniti e Iran arrivassero a un accordo. Secondo le informazioni riportate, metà di quella cifra potrebbe essere resa disponibile già al momento dell’annuncio dell’intesa.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, lo sblocco dei beni avverrebbe solo dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz. In parallelo, questo vincolo temporale influisce sull’insieme dei negoziati, dove sicurezza e aspetti economici risultano intrecciati.

project freedom e scorta navale nello stretto di hormuz

In un contesto operativo che resta teso, gli Stati Uniti rilanciano l’iniziativa militare Project Freedom. L’obiettivo è garantire un servizio di scorta della marina per le navi in transito nello Stretto di Hormuz. Lo rende noto il Wall Street Journal, precisando che nei prossimi giorni dovrebbe passare una decina di navi, tra cui super petroliere e container.

Già una super petroliera greca con due milioni di petrolio a bordo sarebbe stata accompagnata attraverso lo stretto.

israele accelera in libano, usa bloccano raid su beirut: veto sui raid

Lo scenario regionale rischia di diventare più instabile. Israele accelera l’offensiva in Libano mentre gli Stati Uniti avrebbero frenato alcune mosse. Le Forze di Difesa israeliane “intensificano le operazioni in Libano”: è quanto annuncia Benjamin Netanyahu all’inizio della riunione del gabinetto politico e di sicurezza, ricordando di aver ordinato alle Idf, insieme al ministro della Difesa Israel Katz, di intensificare le attività.

Il governo di Beirut riferisce che i raid avrebbero causato 34 morti, incluse 4 bambini. Netanyahu aggiunge che le Idf operano con ingenti forze sul terreno e conquistano posizioni strategiche, mentre viene indicata la priorità del rafforzamento della zona di sicurezza per proteggere le comunità del nord.

focus su droni esplosivi e ordine politico interno

Nel quadro operativo, Netanyahu dichiara che le autorità stanno conducendo un massiccio sforzo nazionale per promuovere soluzioni creative e innovative contro i droni esplosivi. Le operazioni sarebbero state anche oggetto di una telefonata tra Netanyahu e Trump, in cui gli Stati Uniti avrebbero posto un veto a raid su Beirut per non incrinare i negoziati con l’Iran.

gaza city: ucciso il capo dell’ala militare di hamas

Allo stesso tempo, Israele colpisce a Gaza City. Nelle ore in questione, viene indicata l’uccisione del capo dell’ala militare di Hamas, Mohammed Deif. Secondo le fonti citate da Ynet, il comandante non avrebbe superato l’attentato, pur in assenza di una conferma ufficiale della sua morte.

figure citate nello scenario politico e militare

  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu
  • Israel Katz
  • Mohammed Deif

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