Truffa in Uganda: riprendono cani che soffrono e estorcono donazioni con video

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Truffa in Uganda: riprendono cani che soffrono e estorcono donazioni con video

Un meccanismo apparentemente semplice, costruito sulla sofferenza mostrata in video e sull’urgenza delle donazioni, ha alimentato nel tempo un flusso economico verso figure non chiaramente identificate. A smascherare il fenomeno è stata un’indagine giornalistica che ha collegato una serie di contenuti virali a una rete di truffe, con episodi organizzati per sfruttare l’empatia verso animali in difficoltà.

truffa sui cani feriti: video virali e raccolte fondi

Il cuore dell’operazione si basava sulla condivisione sui social di immagini strazianti di un cane ferito, accompagnate da un testo creato appositamente per stimolare l’attenzione e l’emotività. Dalle call to action si passava da “non lasciarlo morire” a richieste del tipo “aiutalo anche tu” e “non rimanere indifferente”. In parallelo, iniziavano raccolte fondi che convogliavano migliaia di dollari verso associazioni africane non ben specificate.

Il racconto, però, ha cominciato a perdere credibilità quando un utente britannico ha segnalato la vicenda alla BBC, alimentando l’avvio di ulteriori verifiche.

inchiesta bbc africa eye: la scoperta dietro i filmati

L’indagine di BBC Africa Eye ha portato alla luce un aspetto decisivo: i cani feriti mostrati nei video in Uganda non sarebbero stati soltanto vittime casuali, ma pedine all’interno di una truffa strutturata finalizzata a ottenere donazioni. In questo quadro, i contenuti diventavano parte di un’“industria sommersa” che avrebbe tratto vantaggio dalla crudeltà e dalla vulnerabilità emotiva delle persone.

mityana, uganda: dove nasce il giro di truffe

Le riprese risultano essere state effettuate a Mityana, un centro commerciale a circa 70 chilometri da Kampala, la capitale ugandese. La città, secondo quanto riportato, è associata agli attivisti per la tutela degli animali per una ragione specifica: la presenza di falsi rifugi per cani.

Secondo le ricostruzioni, i truffatori avrebbero compreso quanto gli animali siano amati in Europa, Nord America e Australia, sfruttando il modo in cui i social media amplificano l’attenzione verso questo tipo di storie. Un’opportunità che, localmente, sarebbe stata colta anche da giovani che cercano occasioni online.

meccanismo di sfruttamento: amore occidentale e ricerca di guadagni

Bart Kakooza, presidente della Società ugandese per la protezione e la cura degli animali, ha spiegato che nelle aree rurali dell’Uganda esistono giovani che cercano attività su Internet e che, dall’altra parte, nel mondo occidentale le persone mostrano una forte attenzione per gli animali. Da questa combinazione i giovani avrebbero imparato a ricavare guadagni.

social e raccolte: profili e campagne per alimentare la donazione

Non è stato semplice quantificare con precisione il numero di account associati a Mityana, ma l’insieme dei profili avrebbe sommerso diverse piattaforme, tra cui Instagram, TikTok, Facebook e YouTube. I video avrebbero mostrato animali in condizioni di apparente sofferenza, in prevalenza cani e gatti, oltre a conigli, con messaggi che puntavano a far percepire un’urgenza reale.

Un esempio descritto nell’ambito dell’indagine vede una persona che accoglie alcuni cani in una struttura, con frasi come “i nostri cani hanno fame”, “un altro giorno senza cibo al rifugio” e “per favore aiutateci”.

numeri dell’inchiesta: donazioni su gofundme e collegamenti a mityana

La dimensione economica riportata è rilevante: l’indagine indica che, negli ultimi cinque anni, sono stati raccolti oltre 730.000 dollari per rifugi per animali in Uganda grazie a centinaia di raccolte fondi pubblicate su GoFundMe. Inoltre, circa il 40% delle raccolte fondi sarebbe stato collegato a Mityana.

come riconoscono i truffatori: segnali locali e reputazione

Secondo diverse dichiarazioni raccolte dalla BBC, sarebbe relativamente facile individuare i truffatori. Un elemento citato riguarda la presenza di un giovane alla guida di una Subaru, descritta come un’auto simbolo di status nella zona. In base a quanto riportato, questo dettaglio renderebbe immediato il sospetto: i truffatori sarebbero tra i più rispettati a Mityana.

movimento “we won’t be scammed” e la storia di nicola baird

Da queste premesse nasce il movimento “We Won’t Be Scammed” (Non ci faremo truffare), avviato da Nicola Baird, che vive nello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra. Baird ha dichiarato di provare odio viscerale verso i truffatori, descrivendoli come l’incarnazione del male.

Anche Baird sarebbe stata vittima in prima persona: la donna aveva inviato denaro a un uomo residente a Mityana, convinto che il proprio cane avesse bisogno di un intervento chirurgico urgente dopo un incidente stradale. In seguito alla ricezione di foto e video dell’operazione, sarebbero emersi dubbi sulla veridicità. I materiali sono stati quindi sottoposti al giudizio di veterinari professionisti, che avrebbero confermato che si trattava con ogni probabilità di episodi di maltrattamenti.

da vittima ad attivista: la decisione dopo la conferma

Baird ha raccontato il momento in cui ha collegato la propria partecipazione alle donazioni alla possibilità di rendere possibile l’abuso. La motivazione della reazione sarebbe stata rafforzata dall’idea che i truffatori stessero maltrattando il suo cane Sebi e, di conseguenza, un membro della propria famiglia. La conseguenza indicata è stata l’attivazione per fermare gli abusi.

effetti dell’inchiesta: controlli maggiori, rischio che resta

Secondo la ricostruzione, l’organizzazione dei truffatori sarebbe cambiata grazie a maggiori controlli. Nonostante ciò, i cani continuerebbero a essere feriti deliberatamente e resterebbero in pericolo. L’indagine avrebbe comunque acceso una luce importante sul “caso”.

Personaggi citati:

  • Nicola Baird
  • Bart Kakooza

Attività/canide menzionati:

  • Sebi
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