Termovalorizzatore di roma frenerà la differenziata e aumenterà l’inquinamento intervista all’ingegnere ambientale Francesco Girardi
Il termovalorizzatore previsto per Roma viene presentato come una risposta concreta all’emergenza rifiuti, ma secondo Francesco Girardi, ingegnere ambientale e energy manager, il quadro complessivo non migliorerebbe: al centro delle sue osservazioni c’è l’idea che l’impianto avrebbe effetti limitati o addirittura controproducenti su raccolta differenziata, inquinamento e costi per i cittadini.
effetti del termovalorizzatore sulla gestione rifiuti a roma: cosa cambierebbe davvero
Secondo Girardi, il termovalorizzatore non modificherà l’assetto di chi gestisce i rifiuti in città. Se Roma presenta degrado urbano, cassonetti pieni e una raccolta differenziata che resterebbe al palo con una quota stimata attorno al 40%, la causa non verrebbe attribuita all’assenza dell’impianto, ma a come il servizio viene pianificato e gestito e a come viene percepito dal tessuto sociale.
Inoltre, l’incenerimento risulterebbe scollegato dalle modalità di raccolta: l’impianto non inciderebbe, secondo l’esperto, sulle procedure, sulle prassi e sulla struttura organizzativa già consolidate dell’azienda municipalizzata, indicata come AMA. Anzi, l’impianto potrebbe diventare un elemento in più per mantenere bassa la differenziata.
termovalorizzatore e ama: perché l’incenerimento non guida la raccolta
La logica esposta da Girardi parte dalla separazione tra attività di raccolta e smaltimento. Poiché lo smaltimento non dipende automaticamente dalle scelte operative della raccolta, l’impianto non determinerebbe un cambio positivo sul funzionamento dell’azienda. Per questo, il termovalorizzatore non inciderebbe in modo diretto sulle dinamiche che possono far crescere o rallentare la raccolta differenziata.
termovalorizzatore e raccolta differenziata: rischio di frenata e riduzione dei riciclabili
L’ipotesi centrale riguarda un possibile disincentivo alla raccolta differenziata. Secondo Francesco Girardi, l’inceneritore potrebbe bloccare o rallentare l’aumento dell’efficienza della differenziata, riducendo in cenere i rifiuti riciclabili e le materie prime seconde ottenibili dal recupero.
Nel ragionamento proposto, la riduzione dei flussi riciclabili avrebbe ricadute anche economiche: diminuirebbero opportunità e filiere legate all’economia circolare, con effetti su posti di lavoro e introiti per piccole e medie imprese, sia già attive sia potenzialmente nuove.
roma come copenaghen: il confronto con la danimarca non regge secondo l’esperto
Girardi contesta l’idea di Roma “come Copenaghen” richiamando differenze ambientali rilevanti. La Danimarca viene indicata come lo stato europeo che produce più rifiuti, e quindi il richiamo alla presunta ecologia non risulterebbe, nel ragionamento riportato, coerente.
Il confronto viene ulteriormente indebolito dal contesto geografico e meteorologico: Copenaghen, secondo quanto evidenziato, sarebbe una città esposta a venti costanti e forti che tenderebbero a spazzare gli inquinanti, abbassando concentrazioni e impatto sanitario sulla popolazione posta sottovento. Per Roma, invece, la direzione dei venti sarebbe sempre orientata verso abitazioni, rendendo più difficile considerare l’aria come “pulita” solo per prossimità ai camini.
Viene inoltre sottolineato che la valutazione dovrebbe includere pennacchi dei fumi e ricadute degli inquinanti in funzione dei venti, con misurazioni delle ricadute lontano dal camino. Anche l’esempio danese, nel ragionamento dell’esperto, mostrerebbe che una parte dei fumi ricadrebbe comunque su mare senza insediamenti, mentre a Roma la “rosa dei venti” coinvolgerebbe aree abitate.
trasporto e inquinamento: abbastanza rifiuti per alimentare l’impianto senza aumento della differenziata
Un ulteriore punto riguarda la disponibilità di rifiuti da destinare all’impianto. Girardi afferma che, se aumentasse la raccolta differenziata, non basterebbero i rifiuti prodotti a Roma e sarebbe quindi necessario trasferire grandi quantità di rifiuti tramite centinaia di camion. Questo comporterebbe ulteriore inquinamento e nuove criticità legate al traffico.
Da qui deriverebbe, nel suo ragionamento, un effetto paradossale: sarebbe “meglio” non puntare a un aumento della differenziata con l’obiettivo di ridurre l’impatto indiretto. Inoltre, i rifiuti non verrebbero considerati una fonte energetica rinnovabile: per mantenere la fiamma costante l’impianto impiegherebbe fonti fossili, perché i rifiuti andrebbero ridotti e non trattati come “infiniti” o paragonabili a sole e vento.
tari e efficienza energetica: perché il termovalorizzatore non farebbe scendere i costi
Per Francesco Girardi, la Tari non potrebbe scendere per effetto del termovalorizzatore. La ragione indicata riguarda l’efficienza energetica molto bassa, stimata meno del 15/20%. Nel suo scenario, una quota superiore all’80% del potere calorifico verrebbe dispersa sotto forma di fumi e ceneri caldi.
Di conseguenza, per ricavare energia sufficiente per circa 200.000 abitanti (meno del 10% dei residenti), sarebbe necessario introdurre nell’impianto “montagne” di rifiuti prodotti in modo indifferenziato. A questo si aggiungerebbero i costi per lo smaltimento delle ceneri in discariche, trattate come rifiuti speciali pericolosi.
Per abbassare la Tari, l’indicazione dell’esperto si concentra su tre leve: aumentare la differenziata, gestire i rifiuti urbani senza trasformarli in pericolosi e ridurre i costi di trasporto e smaltimento puntando a riciclare i flussi differenziati e a ottenere valore da essi.
conclusione: termovalorizzatore e deresponsabilizzazione dei cittadini
Girardi conclude affermando che il termovalorizzatore non cambierebbe la situazione complessiva. L’impianto non risolverebbe il degrado e, nel suo impianto argomentativo, rischierebbe di deresponsabilizzare i cittadini, inducendoli a credere che bruciare rifiuti sia la soluzione e rafforzando l’idea del gigantismo impiantistico al posto di comportamenti e servizi più efficaci.
Viene richiamata, in forma generale, la necessità di un servizio di raccolta efficiente e finalizzato a benefici ambientali e a ricadute economiche, con riduzione della Tari, mentre gli interessi economici di pochi avrebbero la capacità di prevalere, alterando la gerarchia europea della gestione dei rifiuti.
personalità citata
Il contenuto si concentra sulle posizioni di:
- Francesco Girardi
