Spese e costo per il paese, 44,2% degli italiani secondo Eurispes

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Spese e costo per il paese, 44,2% degli italiani secondo Eurispes

Le guerre degli ultimi decenni non mostrano segnali di rallentamento: dal secondo dopoguerra a oggi l’evoluzione della conflittualità è stata segnata da una crescita continua, con un picco storico nel 2024. In parallelo, cresce anche la percezione del pubblico italiano sulle spese per la difesa e sull’eventualità di un coinvolgimento militare, secondo i dati del Rapporto Italia 2026 di Eurispes.

Il quadro delineato mette in evidenza un’interpretazione sempre più articolata delle guerre moderne, descritte come fenomeni complessi, più duraturi e con conseguenze ampie. Allo stesso tempo, emerge una lettura sociale delle risorse destinate alla difesa che si orienta con maggiore forza verso l’idea di costo, mentre aumenta chi non riconosce chiaramente la natura di investimento.

andamento delle guerre in aumento: picco storico a 61 conflitti nel 2024

Dal 1946, periodo successivo alla seconda guerra mondiale, fino al 2024, l’andamento dei conflitti è stato caratterizzato da una continua ascesa. Nel rapporto viene indicato che, negli ultimi anni, il numero di guerre in corso ha raggiunto un massimo senza precedenti: 61 conflitti nel 2024.

La dinamica attuale viene descritta come diversa rispetto ai conflitti del passato, non soltanto rispetto alla seconda guerra mondiale, ma anche rispetto a guerre più datate di 10-15 anni. Le guerre contemporanee sono definite un fenomeno a 360 gradi, con una portata e conseguenze estremamente più ampie.

guerre moderne definite ibride: conseguenze più durature e impatto quantitativo

Secondo quanto riportato, l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha modificato profondamente modalità e strumenti impiegati nei conflitti. Per questo motivo, tali dinamiche vengono qualificate come guerre ibride, con ricadute sia sul piano qualitativo sia su quello quantitativo.

Il rapporto evidenzia che nel mondo si registra un numero crescente di conflitti meno tradizionali ma più duraturi. La durata e la complessità delle guerre, nel quadro descritto, mantengono conseguenze devastanti senza ridursi con il tempo.

opinioni italiane sulle spese per la difesa: cresce la quota che le considera un costo

Nel Rapporto Italia 2026 di Eurispes, il tema delle risorse destinate alla difesa emerge con numeri precisi: 44,2% degli italiani considera la spesa per la difesa un costo. Una quota pari al 32,1% la interpreta come un investimento, mentre il 23,7% dichiara di non saper esprimersi sul tema.

confronto 2024-2026: aumento dei giudizi sulla difesa come costo

Il confronto con il medesimo quesito rilevato nel 2024 mostra un cambiamento significativo. La quota di persone che vedono le spese per la difesa principalmente come costo passa dal 36,2% al 44,2%. Questo scarto indica una variazione di percezione verso una lettura più critica dell’allocazione di risorse in ambito militare.

timori e atteggiamenti verso il coinvolgimento militare: crescente chiusura verso armi e milizie

L’indagine 2026 di Eurispes analizza atteggiamenti, opinioni e timori degli italiani in anni caratterizzati da una conflittualità internazionale percepita come inaspettata e destabilizzante. Dalla raccolta dei risultati emerge una chiusura diffusa e crescente verso investimenti per armi e milizie e verso l’ipotesi di partecipare ad attività militari.

La chiusura riguarda anche l’eventualità di un coinvolgimento armato persino a difesa di un paese della Nato qualora fosse sotto attacco. In questo contesto, il rapporto sottolinea la presenza di ansie legate a scenari specifici.

ansie principali: espansionismo russo e insoddisfazione per la spartizione del mondo

Tra le preoccupazioni, una maggioranza dei cittadini teme l’espansionismo russo su altri territori. Inoltre, i risultati segnalano un orientamento di insoddisfazione rispetto all’eventualità di una spartizione del mondo in aree di influenza delle superpotenze.

europa percepita più sola e disunita: limitate linee comuni anche sul piano militare

Nel quadro descritto, l’Europa viene presentata come più sola rispetto a quanto accadeva dal secondo dopoguerra. Il rapporto attribuisce a questa percezione anche un elemento di disunione politica, oltre che sulle prospettive e sugli interessi.

La disomogeneità emerge anche sul piano militare, dove le linee comuni vengono indicate come limitate. La combinazione di questi fattori contribuisce a definire un ambiente europeo percepito come meno coordinato e meno condiviso.

risorse italiane da impiegare altrove e partecipazione ai conflitti non accettabile

Secondo i cittadini, il Paese avrebbe bisogno di destinare le limitate risorse in altre direzioni. Nel rapporto si afferma inoltre che la partecipazione attiva ai conflitti non risulta un’opzione accettabile per l’opinione pubblica.

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