Roberto carlos il più grande rimpianto dell’inter: capello lo voleva subito anche al doppio

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Roberto carlos il più grande rimpianto dell’inter: capello lo voleva subito anche al doppio

Ogni carriera calcistica conserva passaggi capaci di accendere dibattiti lunghi decenni. Tra accuse, scelte di mercato e contrasti tattici, la vicenda di Roberto Carlos si intreccia con una stagione di passaggio, con l’Inter e con le idee di Hodgson e Capello. Al centro resta un tema sempre vivo: “non sa difendere”, una frase che diventa simbolo di incomprensioni e aspettative contrastanti, culminando in un confronto che, a distanza di tempo, continua a essere raccontato come un’idea di calcio e non solo come un problema tecnico.

roberto carlos all’inter: arrivo, contesto e prime partite

Il legame con l’Inter prende forma dopo un progetto bloccato in precedenza: la vecchia dirigenza aveva già messo il nome sul taccuino, ma il passaggio societario aveva fermato l’operazione. A complicare la trattativa c’era anche la presenza di un Parma interposto nel quadro: il terzino era al Palmeiras, in un periodo in cui la società era sponsorizzata da Tanzi, che puntava a portarlo in Emilia. L’affondo decisivo arriva con una telefonata e una cifra indicata come 7 miliardi di lire.

L’arrivo avviene intorno a Ferragosto, dopo che il Brasile ha giocato la Copa America, arrivando in finale contro l’Uruguay e perdendo ai rigori. Roberto Carlos, in quel contesto, aveva anche segnato uno dei gol nella competizione. Nelle amichevoli pre-campionato l’Inter mostra difficoltà e anche a livello di gioco non emerge continuità, ma il brasiliano rientra tra i pochi in grado di dare segnali concreti.

monza, vicenza e parma: segnali immediati e parabole su punizione

In una gara contro il Monza, terminata 2-2, dopo un minuto Roberto Carlos si rende protagonista con una serpentina e prepara un cross per Ganz. Appena il talento viene percepito, arrivano anche le parole di approvazione attribuite a Moratti: “Si vede che ha numeri importanti”.

All’esordio in campionato contro il Vicenza, mentre la squadra gioca ancora male, al 53esimo arriva una punizione con potenza che regala i tre punti. Seguono un’altra rete una settimana dopo a Parma e un episodio che anticipa una punizione definita come impossibile due anni dopo: quando gli emiliani sono già avanti per 2-1, il brasiliano effettua un anticipo con tre dita sulla valvola. Bucci non riesce a vederla e la palla colpisce il palo.

Due giorni dopo arriva anche una rete in Coppa Uefa contro il Lugano: stavolta non si parla di “bombe”, ma di un pallone che passa sotto la barriera. L’effetto viene descritto come un “coccodrillo” che nascerà più avanti, a indicare che quella potenza, per come diventerà famosa in seguito, è ancora in costruzione.

roberto carlos, hodgson e il conflitto tattico: “diagonale” e posizionamento

Nel proseguire del campionato, Roberto Carlos continua a incidere. In particolare, contro il Torino apre le marcature nel 4-0 finale. Nel frattempo, sulla panchina dell’Inter avviene un passaggio: Ottavio Bianchi non è più al suo posto e arriva Roy Hodgson.

Da quel momento si consolida un’ossessione tattica descritta attraverso un comando quasi costante alla Pinetina: “Diagonale, Roberto. Diagonale!”. L’idea attribuita a Hodgson ruota attorno all’equilibrio e al posizionamento, puntando sulla linea retta. La traiettoria e l’esplosività di Roberto Carlos, invece, vengono presentate come una forza che nasce indietro, con una parabola difficile da confinare.

accuse tattiche: non è un difensore

La relazione tra metodo e necessità di squadra diventa progressivamente problematica. Roberto Carlos continua a segnare, anche con esempi citati come Bari, ma la percezione in panchina si concentra sul buco lasciato alle spalle durante le discese. La conclusione controversa è netta: Roberto Carlos non è un difensore.

Per riflettere questa lettura, viene descritto l’atteggiamento di Hodgson nel tentativo di spostarlo in avanti, chiedendogli di fare l’ala e, in certi momenti, una funzione quasi da seconda punta. La frase riportata riassume le perplessità: “Sì, segna tanto, ma ci fa subire troppo”. A rincarare è un ulteriore dato legato alle punizioni dopo i primi gol: ventotto punizioni senza segnare.

risposta del brasiliano: bisogno di rincorsa e campo aperto

Roberto Carlos non accetta l’impostazione. Il suo modo di vivere la partita viene collegato a rincorsa, vento in faccia e apertura del campo, fino a una visione descritta come oceano davanti alla prua. Nei confronti con i giornalisti, tra allenamento e momenti di pausa, la rivendicazione è diretta: in Nazionale gioca da terzino e si considera il migliore al mondo, mentre a livello di club gli viene contestato di “non so difendere”.

interrogativi sul futuro: “o lui o me” e l’eco fino a madrid

Il livello dello scontro viene portato sul piano della decisione personale. Roberto Carlos viene riportato come convinto che in quelle condizioni una sua permanenza avrebbe fatto perdere una nuova Coppa America con il Brasile. La risposta associata a Moratti porta una formula dura e immediata: “O lui o me”. La ricostruzione indica che la scelta e la convinzione del brasiliano risalgono fino a Madrid.

fabio capello: incredulità e intervento rapido

La voce arriva a Fabio Capello, allenatore del Real. La reazione viene descritta come uno scetticismo iniziale, seguito da una soluzione pratica: “Prendiamolo subito, anche se chiedono il doppio”. Nel racconto, non si arriva a chiedere il doppio, ma si definisce comunque la cifra per cui Roberto Carlos era arrivato all’Inter come base dell’affare.

Da parte di Hodgson, la lettura non cambia: “È un giocatore indisciplinato, tatticamente anarchico, non sa difendere”. Il commento diventa un contrappunto, perché per Capello il punto non è negare il talento, ma riformulare l’interpretazione del ruolo.

la sentenza di capello: “bastava spiegargli come fare”

La risposta riportata da Madrid è descritta come una sentenza destinata a lasciare traccia. Il ragionamento attribuito a Capello insiste sull’idea che imparare rientri nel lavoro di un campione: “Dicono che non sa difendere? Bastava spiegargli come fare. È un campione, e i campioni imparano tutto in cinque minuti”. In questa prospettiva, la critica non viene interpretata come un limite assoluto, ma come un passaggio risolvibile.

da inter a madrid: prototipo del terzino e crescita del talento

Roberto Carlos, una volta arrivato a Madrid, viene descritto come capace di vincere tutto. Diventa inoltre il prototipo del terzino del futuro e firma gol che vengono raccontati come sfidanti delle leggi della fisica. Il contrasto tra letture differenti viene ricostruito come una sequenza: Hodgson lo osservava con l’etichetta di un difetto di fabbrica, Capello lo interpreta come un’intuizione del futuro.

La narrazione concentra anche un elemento di bilancio: in mezzo c’è una sola stagione e un’idea mancata di calcio, riassunta nell’idea che quando la traiettoria non si spiega, non è detto che sia sbagliata; può essere semplicemente troppo avanti.

figure citate nella vicenda

  • Roberto Carlos
  • Moratti
  • Ernesto Pellegrini
  • Roy Hodgson
  • Fabio Capello
  • Ottavio Bianchi
  • Francesco Statuto
  • Roberto Carlos
  • Carletto Mazzone
  • Il Principe Giannini
  • Giannini
  • Francesco Statuto
  • Paolo Ince
  • Benny Carbone
  • Salvatore Fresi
  • Maurizio Ganz
  • Sebastian Rambert
  • Javier Zanetti
  • Felice Centofanti
  • Tan z i
  • Ganz
  • Bucci
  • Carlo Mazzone
  • Fabio Capello
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Categorie: Calcio e Sport

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