Referendum sulla giustizia, briatore vota sì e denuncia persecuzione giudici
Il referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri sta accendendo il dibattito pubblico. L’imprenditore Flavio Briatore interviene in modo diretto e prende posizione per il si in programma il 22 e 23 marzo, sostenendo che la riforma sia coerente con quanto avviene negli altri Paesi e richiamando anche un’esperienza personale interpretata come persecuzione.
referendum separazione delle carriere: cosa votare secondo briatore
Briatore sostiene che la scelta da compiere nel referendum sia votare si. La motivazione si fonda su un confronto con la prassi internazionale: secondo la sua posizione, la separazione delle carriere sarebbe prevista in tutti i Paesi civili, con l’eccezione dell’Italia. L’imprenditore collega quindi la riforma della giustizia all’esigenza di un assetto più ordinato tra le funzioni svolte da giudici e pm.
video su instagram e schieramento per il si
La presa di posizione avviene tramite un lungo video pubblicato su Instagram, con il quale Briatore illustra i punti della sua argomentazione. Nel messaggio l’imprenditore afferma di voler spiegare cosa è successo a lui, presentando la vicenda personale come un caso emblematico di persecuzione legata ai meccanismi giudiziari.
arrembaggio della guardia di finanza e coinvolgimento del pm
Nel racconto Briatore richiama un episodio risalente al 2010, quando dichiara di aver acquistato una nave da trasformare in un charter. Viene indicato che sull’imbarcazione erano presenti 22-24 persone come equipaggio e 24 famiglie coinvolte nel lavoro.
Secondo quanto riferito, nei pressi del porto di La Spezia si sarebbe verificato un arrembaggio attribuito dalla sua ricostruzione a un intervento della Guardia di Finanza, “mandata” dal pm. Briatore afferma che l’impostazione dell’operazione avrebbe potuto condurre all’approdo della nave in autonomia, se solo fosse stato comunicato l’obiettivo, ma i finanzieri sarebbero entrati in nave e avrebbero condotto a bordo il trasferimento nel porto di Genova.
sequestro della nave e scena descritta da briatore
Briatore descrive un passaggio che ritiene particolarmente significativo: durante l’irruzione, dichiara che sarebbero stati buttati fuori dalla nave il figlio piccolo e la moglie. A seguire, il racconto prosegue con il sequestro della nave e l’arrivo del pm con la presenza di televisione. L’imprenditore riferisce che sarebbe stato “dato il cinque” ai finanzieri per la presunta operazione, interpretata come una strategia finalizzata a colpire un’imbarcazione riconducibile a lui e non ad altri.
epilogo giudiziario e ripercussioni economiche
Nel seguito della ricostruzione Briatore aggiunge che la nave sarebbe rimasta nel porto e che, come “sfregio”, un alto grado della Finanza sarebbe tornato sulla nave dopo il sequestro, con moglie e figlio, per ispezionare l’imbarcazione. La narrazione prosegue poi con il destino della nave sul piano giudiziario.
asta dopo 10 anni e differimento rispetto a cassazione
Secondo Briatore, dopo 10 anni il tribunale di Genova avrebbe deciso di procedere con l’asta della nave senza attendere il giudizio della Cassazione, previsto a suo dire entro 2-3 settimane. L’imprenditore lega questa scelta alle conseguenze economiche della vicenda.
covid, vendita e assoluzione dopo tre settimane
Briatore racconta che, durante il periodo successivo, avrebbe continuato a pagare lo stipendio agli equipaggi. Successivamente afferma che la nave sarebbe stata venduta durante la fase Covid a suo avviso a un “prezzaccio”. Nel suo racconto, dopo tre settimane, sarebbe intervenuta la Cassazione con assoluzione e quindi l’esito a lui favorevole.
separazione delle carriere e principio del “chi sbaglia paga”
Nel commento finale Briatore collega la propria esperienza alle sue convinzioni sulla riforma. Nel suo ragionamento, l’assenza di adeguate tutele e la gestione delle vicende giudiziarie, quando si protraggono a lungo, possono condurre a danni rilevanti. L’imprenditore richiama un principio generale: chi sbaglia deve pagare. Nel testo del suo intervento questo principio viene applicato sia al lavoro privato sia a responsabilità professionali in ambiti come quello sanitario, con il riferimento a un chirurgo che, se commette errori, deve risponderne. La conclusione del messaggio si concentra sull’appello a un’applicazione coerente del principio anche verso chi esercita funzioni giudiziarie, ritenute capaci di rovinare la vita quando si verifica un errore.
personaggi citati
Flavio Briatore; la Guardia di Finanza; la Procura (pm); il tribunale di Genova; la Cassazione.