Rapporto Le Equilibriste 2026 maternità in Italia: risultati e proposte della XI edizione

• Pubblicato il • 7 min
Rapporto Le Equilibriste 2026 maternità in Italia: risultati e proposte della XI edizione

La maternità in Italia continua a muoversi su un terreno fragile, dove il passaggio alla genitorialità incide su lavoro, redditi e opportunità. I dati dell’XI edizione del rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia”, elaborato dal Polo Ricerche di Save the Children, restituiscono una fotografia delle differenze territoriali e di genere, insieme a segnali di criticità che, secondo l’analisi presentata, risultano ancora difficili da invertire.

classifica mother-friendly: emilia-romagna in testa, sicilia all’ultimo posto

La graduatoria complessiva dei territori più “mother-friendly”, costruita in collaborazione con Istat, colloca l’Emilia-Romagna al primo posto. Seguono la Provincia Autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta. All’estremità opposta, la Sicilia si attesta all’ultimo posto.

occupazione e maternità: penalizzazioni, salari e minori opportunità

Il rapporto descrive un equilibrio ancora fragile tra occupazione e carico di cura, tra desiderio e rinuncia. Tra i principali elementi considerati emerge che in Italia lavora il 58,2% delle madri con figli in età prescolare. Per la prima volta, l’analisi segnala un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni del Paese: la penalizzazione associata alla maternità risulta pari al 33%.

penalizzazione salariale: differenze tra privato e pubblico

Guardando ai livelli retributivi, nel settore privato le madri registrano una penalizzazione che può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio. Nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta, pari al 5%, pur rimanendo significativa.

tasso di occupazione: divario tra uomini e donne con figli

Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, l’analisi evidenzia che la presenza di figli produce effetti diversi per genere. Per gli uomini, avere figli è associato a una maggiore presenza nel mercato del lavoro rispetto agli uomini senza figli. Nel dettaglio, tra gli uomini 25-54 anni senza figli è occupato il 78,1%, mentre la percentuale sale al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (pari a 92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più).

Per le donne, il quadro è opposto. Nella stessa fascia d’età lavora il 68,7% tra le donne senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (pari a 67% con un figlio e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ulteriormente per le madri con almeno un figlio in età prescolare, fermandosi al 58,2%.

trend occupazionale nel 2025: crescita limitata per le madri

Il rapporto sottolinea che, nonostante un aumento dell’occupazione anche femminile, a beneficiare meno del trend positivo sono proprio donne e madri. Tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, nel 2025 rispetto al 2024 l’occupazione aumenta dello 0,1%. Per gli uomini nelle stesse condizioni l’aumento è dello 0,9%.

differenze territoriali: nord e centro più alti, sud e isole in forte calo

Le distanze regionali sono descritte come marcate. Tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore, il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e al 71% al Centro. Nel Sud e nelle isole scende al 45,7%.

titolo di studio: fattore di protezione con crescita netta

Un elemento di protezione indicato riguarda il titolo di studio. Tra le madri con figli minori, il tasso di occupazione cresce in modo netto all’aumentare del livello di istruzione: si passa dal 37,7% per le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% per le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate.

part-time, contratti e dimissioni: forme di adattamento e rischio di uscita

La maternità si intreccia anche con la diffusione del part-time. Nel gruppo delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore lo utilizza il 32,6%, con una quota di part-time involontario pari all’11,7%. Nella stessa condizione, il ricorso al part-time riguarda solo il 3,5% dei padri.

Il rapporto segnala anche un aumento delle donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni, che passano dal 17,4% al 19,1%.

cambi demografici: meno nascite e età media al parto

Il contesto demografico delineato include una costante diminuzione delle nascite: nel 2025 si registrano circa 355mila nascite, con una flessione del -3,9% in un anno. Il tasso di fecondità è pari a 1,14 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione e della media Ue, indicata come 1,34 nel 2024. L’età media al parto raggiunge 32,7 anni.

genitorialità sotto i 30 anni sempre più rara

Le madri under 30 risultano una minoranza esigua: quasi una donna su quattro tra i 25 e 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio. Nel 2025 le mamme tra i 20 e 29 anni sono circa 300mila, pari al 2,9% del totale delle mamme. Solo il 6,6% dei giovani tra i 20 e 29 anni risulta genitore.

divario lavoro e genitorialità: effetti su giovani madri e padri

Il rapporto evidenzia dinamiche specifiche nella fascia 20-29 anni. Nel settore privato, il 25% delle madri under35 esce dal mercato del lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over35.

Tra i 20-29enni l’andamento differisce per genere: l’occupazione maschile cresce con la genitorialità, con il 87,2% dei padri impegnati nel lavoro contro il 52,6% degli uomini senza figli. Per le donne avviene il contrario: il tasso di occupazione è pari al 42% tra le giovani senza figli e scende al 33,4% tra le madri.

aumentare dei figli e inattività: gap più ampio con la maternità

Il divario si allarga con il numero di figli: tra chi ne ha due o più risultano occupati l’83,7% dei padri contro appena il 23,2% delle madri. Anche l’inattività mostra differenze marcate: tra i genitori 20-29enni è inattiva il 59,8% delle madri (quota che aumenta al 70% con due o più figli), mentre tra i padri l’inattività riguarda appena il 6,2% (in flessione al 5,8% con due o più figli).

Nella fascia considerata possono essere presenti anche madri impegnate negli studi, mentre tra le mamme giovanissime tra i 15 e 29 anni il 60,9% non studia, non lavora e non è inserita in percorsi di formazione (Neet), contro l’11,3% dei padri.

intenzioni di genitorialità: desiderio diffuso, realizzazione lenta

Il rapporto indica che l’81,8% dei giovani tra i 18 e 24 anni dichiara di voler diventare genitore in futuro. Tuttavia, la disponibilità dichiarata fatica a tradursi in scelte concrete nel breve periodo.

Tra le donne della stessa fascia d’età, il 14,8% prevede di avere un figlio entro tre anni, con il 11,4% che indica “probabilmente sì” e il 3,4%certamente sì”, quota superiore a quella dei coetanei maschi. Nella fascia 25-34 anni le intenzioni crescono fino al 41,6% tra le donne e al 35,7% tra gli uomini, restando comunque legate a una progettualità che si consolida con l’avanzare dell’età.

migrazioni e declino del sud: mobilità interna e impatto demografico

Il quadro della genitorialità viene collegato anche alle dinamiche di spostamento dei giovani. Nelle under 35 aumentano le migrazioni all’estero e quelle interne: in dieci anni, dal 2014 al 2024, le expat crescono del 125%, arrivando a rappresentare quasi una giovane su dieci. Il rapporto segnala inoltre una mobilità interna particolarmente critica: secondo un approfondimento a cura di Svimez, le migrazioni femminili 25-34 anni seguono quasi esclusivamente la direttrice Sud-Nord, analogamente a quanto avviene per gli uomini.

Tra il 2014 e il 2024, oltre 200mila under35 del Mezzogiorno si trasferiscono al Centro-Nord, aggravando il declino demografico del Sud. Nel 2025 le nascite calano del 5%, più che nel resto del Paese.

proposte per sostenere la genitorialità: politiche strutturali e welfare coordinato

La necessità di interventi strutturali è presentata come centrale per sostenere davvero la genitorialità. Vengono indicati interventi integrati basati su occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, strumenti di sostegno economico adeguati e percorsi di autonomia abitativa per le giovani generazioni.

Nel quadro complessivo viene richiesto di rafforzare un welfare coerente e coordinato lungo tutto l’arco della vita, insieme a un’organizzazione del lavoro competente rispetto ai bisogni della genitorialità.

dichiarazione sul peggioramento: neomamme e giovani fuori da studio e lavoro

Secondo quanto riportato, la situazione delle madri in Italia risulterebbe peggiorata rispetto agli anni precedenti. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non risulta inserita in percorsi di formazione.

antonella inverno: ruolo e posizionamento nella ricerca

La posizione riportata nel rapporto è attribuita a Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia.

  • Antonella Inverno

Per te