Raffaele Sollecito a Belve: minacce di botte e avvertimento lasciarti in un lago di sangue
Ritorna Belve Crime con la conduzione di Francesca Fagnani e un focus diretto su una vicenda che continua a far discutere: il delitto di Perugia. Nell’appuntamento in onda martedì 19 maggio alle 21.20 su Rai 2, Raffaele Sollecito torna a parlare per raccontare dettagli inediti, ribadendo come il peso dei sospetti non sia mai davvero scomparso, anche dopo l’assoluzione ormai definitiva nel caso che scosse l’Italia intera.
belve crime e raffaele sollecito: i sospetti che non si spengono
La trasmissione mette al centro il racconto di Sollecito, che richiama il contesto di un’opinione pubblica rimasta a lungo divisa. La frase con cui descrive la persistenza del giudizio è netta: sette italiani su dieci continuerebbero a ritenerlo colpevole. Secondo quanto riferito, questa convinzione diffusa genera ancora conseguenze concrete sulla sua vita.
Il racconto include anche la dimensione lavorativa: Sollecito afferma che, dopo aver firmato contratti, alcune aziende avrebbero interrotto i rapporti non appena scoperta la vicenda a suo carico. Il riferimento si collega a un elemento ricorrente nel dibattito pubblico: la distanza tra l’esito giudiziario e la percezione sociale della responsabilità.
delitto di perugia: i fatti all’origine del caso
Il delitto di Perugia viene presentato come una delle storie giudiziarie più controverse e dibattute degli ultimi decenni. La vicenda prende avvio la mattina del 2 novembre 2007, quando viene scoperto il corpo senza vita della giovane studentessa britannica Meredith Kercher in un appartamento nel capoluogo umbro. Secondo quanto riportato, Meredith sarebbe stata uccisa con brutale violenza, con il corpo colpito da numerose coltellate.
La ricostruzione dell’evento descrive il caso come capace di sconvolgere l’opinione pubblica italiana e internazionale e di avviare uno dei processi più seguiti e discussi della storia giudiziaria recente.
indagini e assoluzione: il percorso giudiziario
Fin dall’inizio, sotto la lente degli investigatori finiscono Amanda Knox, coinquilina della vittima, e il suo ragazzo Raffaele Sollecito. I due, all’epoca del delitto, sono indicati come 23 e 20 anni. Il racconto ricostruisce che i giovani vengono assolti nel 2015, dopo quattro anni di carcerazione preventiva e dopo una lunga battaglia giudiziaria: dopo otto anni, l’omicidio viene riconosciuto come responsabilità accertata dell’ivoriano Rudy Guede.
intervista belve crime: le accuse, le pressioni e le parole “scomode”
Nel corso del dialogo, Sollecito afferma di voler tornare sui primi passaggi dell’indagine, collegando a quei momenti il motivo per cui continuerebbe ad alimentarsi un’idea colpevolista. Secondo quanto emerge, alcuni cambiamenti repentini nelle dichiarazioni avrebbero convinto gli inquirenti che Sollecito cercasse di sottrarsi alle responsabilità e di coprire Amanda Knox.
Francesca Fagnani richiama un episodio legato a un primo colloquio in questura. La giornalista ricorda che Sollecito avrebbe detto: “vi ho riferito nel precedente verbale un sacco di cazzate”, spiegando che ad attribuire peso alla versione raccontata da Sollecito sarebbe stata la convinzione di Amanda Knox, insieme alla mancata considerazione delle incongruenze.
minacce in questura e richiesta di firmare
Soltecitio interviene affermando che quella frase non sarebbe stata espressa da lui: sarebbero stati i poliziotti a suggerirla. La dinamica descritta prevede che gli interroganti avrebbero indicato la convenienza nel firmare un’affermazione perché potenzialmente utile. A questo si aggiunge un passaggio centrale del racconto: la presenza di un avvocato non sarebbe stata garantita.
Francesca Fagnani chiede di chiarire il significato del termine “minacciato”. Sollecito risponde dicendo di essere stato in questura per tutta la notte, non indagato al momento dell’arrivo, e di essere lì per fornire chiarimenti. Nel racconto, l’atmosfera cambia: viene descritta una scena in cui viene illuminato in faccia e in cui un poliziotto lo avrebbe intimorito con una minaccia fisica, con la promessa di violenza e conseguenze anche sul piano della detenzione.
Secondo Sollecito, sarebbe stata inoltre richiamata l’idea di una vita in carcere e l’accusa di continuare a proteggere Amanda Knox.
foto del bacio e chiarimento su uno scatto controverso
Nel dialogo emerge anche la questione della nota foto del bacio tra i due fidanzati nelle immediatezze del rinvenimento del corpo di Meredith Kercher. Fagnani richiama le critiche ricevute per quello scatto e Sollecito risponde inquadrando l’episodio come una scelta finalizzata a tranquillizzare Amanda, descrivendo il bacio sulle labbra come gesto legato al momento.
La conversazione affronta poi l’evoluzione della relazione: Sollecito riferisce di aver scritto una lettera in carcere e di aver trovato un muro, spiegando di averci sofferto.
detenzione in isolamento e timore di “impazzire”
Un ulteriore passaggio dell’intervista riguarda i momenti di detenzione in isolamento, durante i quali Sollecito riferisce di aver iniziato a manifestare segnali di squilibrio psichico. Fagnani ricorda la descrizione di una presunta deprivazione sensoriale, con difficoltà nel riconoscere perfino lo stato del corpo, come l’eventualità di essere nudo o vestito.
Soltecito conferma l’esperienza, dichiarando di aver avuto paura di impazzire.
figure al centro della puntata
- Francesca Fagnani
- Raffaele Sollecito
- Meredith Kercher
- Amanda Knox
- Rudy Guede


