Mio padre era violento mi bruciava le scarpe perché diceva che le femmine non giocano la storia di evans ogbajie
La storia di Evans Ogbajie racconta una fuga lunga, dolorosa e guidata dalla necessità di sopravvivere, fino a trasformarsi in una nuova vita legata al calcio. Dall’infanzia segnata dalla violenza paterna e dalla paura in Nigeria, fino alla traversata verso Lampedusa su un gommone, l’attaccante 26enne del Silva Marano continua a cercare dignità attraverso lo sport. Nel racconto emergono temi delicati come bisessualità, violenza, discriminazione e la forza di ricominciare da una provincia veneta fatta di passione e allenamenti.
evans ogbajie: fuga da un padre violento e inizio della vita in strada
La vicenda di Evans Ogbajie prende avvio ad Abia State, in una famiglia composta da sette figli. Il punto di rottura arriva con il rapporto con il padre, descritto come violento e incapace di accettare la sua personalità. L’attaccante spiega che, a causa di ciò che il padre considerava “effeminatezza”, arrivavano punizioni severe legate anche allo sport: bruciava le scarpe da calcio sostenendo che “le femmine non giocano”.
All’età di dieci anni si aggiunge la perdita della madre. Da quel momento in casa la solitudine aumenta fino a una notte decisiva: secondo quanto raccontato, il padre lo stava picchiando e lui è riuscito a scappare. Da lì si apre una fase in cui la strada diventa il punto di riferimento, con la sopravvivenza garantita da lavori saltuari e spesso in nero.
paura in nigeria: bisessualità, rischio di prigione o morte e decisione della fuga
Quando Ogbajie decide di lasciare il Paese, il motivo centrale è la paura legata alla sua identità. Nel racconto emerge che, se in Nigeria venisse scoperto come omosessuale o bisessuale, la conseguenza poteva essere prigione o anche morte. La fuga viene descritta come una scelta di salvezza: lasciare la Nigeria rappresenta l’unico modo per proteggersi.
traversata verso lampedusa: deserto, libia, gommone e tragedia in mare
La partenza avviene quando Ogbajie ha 16 anni. Una volta affidati i risparmi ai trafficanti, attraversa il deserto fino ad arrivare in Libia. Qui racconta un abbandono improvviso in un parcheggio e la necessità di dormire per strada con una paura continua. Durante questo periodo, riferisce di aver sentito parlare di persone rapite e vendute.
Dopo un tempo in condizioni estremamente precarie, trova un lavoro in un autolavaggio. Dopo circa un anno, si presenta l’occasione della traversata del Mediterraneo. La partenza avviene su un gommone con un gruppo composto da 120 persone. Quando finalmente si raggiunge Lampedusa, i sopravvissuti sono 76: Ogbajie riferisce di aver visto morire persone per fame e sete e di aver assistito a bambini annegati.
accoglienza a mogliano veneto e ripartenza con il calcio
Dal punto di arrivo viene trasferito in un centro di accoglienza a Mogliano Veneto. Da quel momento inizia una nuova fase, ancora una volta legata al pallone. La prima azione descritta è cercare una squadra vicina: l’incontro avviene con la Union Pro.
Nel racconto, l’elemento concreto della ripartenza è la disponibilità degli altri: anche se non aveva scarpini, questi gli vengono forniti, permettendogli di rientrare nel mondo del calcio.
carriera nel calcio veneto: dignità, amici, lavoro e famiglia tra discriminazioni e continuità
Secondo quanto riferito, dal 2017 al 2026, Ogbajie continua a giocare quasi da dieci anni nei campi della provincia veneta. Il percorso passa da diverse realtà, tra cui Ponzano, Zero Branco, Usma Padova, arrivando poi a Valdagno e infine al Silva Marano.
La ripercussione nella vita quotidiana viene presentata come profonda: il calcio rappresenta per lui dignità, ma anche amici, lavoro e una dimensione familiare. Pur ricordando che anche in Italia non sono mancati episodi di discriminazione, l’attaccante afferma di non lasciarsi bloccare da nulla e conclude il suo racconto con la presenza di persone che lo vogliono bene per quello che è.
Evans Ogbajie
