Merci cinesi: come auto, chimica ed elettrodomestici stanno conquistando il mercato italiano

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Merci cinesi: come auto, chimica ed elettrodomestici stanno conquistando il mercato italiano

Il ruolo della Cina nel panorama industriale europeo non è un fenomeno recente: è una presenza consolidata che, negli ultimi anni, si è trasformata in una spinta ancora più incisiva sul mercato. Acquisizioni, partnership e crescente produzione locale stanno ridisegnando equilibri tra settori, con conseguenze dirette anche per comparti storicamente radicati in Italia. Dall’industria dei motori fino all’elettronica, dalla chimica agli elettrodomestici, fino all’automotive, il quadro evidenzia una pressione competitiva in aumento e una penetrazione commerciale sempre più determinante.

cina e acquisizioni industriali in europa: da Qianjiang a Stellantis

Il percorso della penetrazione industriale cinese passa anche attraverso la crescita per acquisizioni. Un riferimento storico è rappresentato dal settore motociclistico: nel 2005 Benelli, indicata come la più antica azienda motociclistica italiana in attività, passa a Qianjiang Motor, società cinese controllata da Geely. Da quel momento la lista di operazioni si amplia rapidamente coinvolgendo molteplici filiere.

Nel campo della nautica di lusso, il gruppo Ferretti entra nelle mani di Weichai dal 2012. Nel settore energia, un 40% di Ansaldo Energia risulta controllato da Shanghai Electric. Il processo tocca anche il comparto food con Riso Scotti, che nel 2014 confluisce in Bright Food, e i gioielli con Buccellati (poi legati al Gangtai Group nel 2017).

La trasformazione include anche moda e accessori: Krizia arriva a Shenzhen Marisfrolg Fashion e Sergio Rossi passa a Fosun. Nel manifatturiero domestico, gli elettrodomestici Candy vengono acquisiti da Haier nel 2018. Restano nella memoria anche le caffettiere: Bialetti risulta di proprietà del fondo Nuo Capital. Sul fronte calzature e sneakers, la Golden Goose viene rilevata dal fondo Hsg.

In ambito automotive, Stellantis prova a contenere l’impatto dei nuovi entranti con fabbriche europee e partnership, citando l’avvicinamento di due carmaker di Pechino: Leapmotor e Dongfeng. La logica dichiarata è quella di gestire l’avanzata di un mercato sempre più orientato verso i produttori asiatici.

cina già presente sul mercato: know-how e capacità produttiva come vantaggi

La Cina, secondo la ricostruzione proposta, non si limita a “entrare” in Europa: è già qui da tempo e sta intensificando una strategia avviata negli anni, con fasi orientate sia alle acquisizioni sia a un massiccio orientamento delle merci verso il mercato europeo. L’attuale fase viene descritta come la più temuta dalle industrie italiane ed europee.

La motivazione indicata poggia su elementi che rendono meno necessario l’acquisto di aziende per costruire competenze: la disponibilità di vantaggi tecnologici, risorse considerate ampiamente sufficienti per le materie prime e una struttura di costo del lavoro e energia favorevole. In sostanza, la priorità diventa trovare sbocchi per la produzione cinese, con una penetrazione che, da prodotti a basso valore aggiunto, si estende anche a settori ad alta rilevanza manifatturiera.

confindustria avverte: colonizzazione dei mercati e sovraccapacità

Nel quadro economico descritto, martedì il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lancia un allarme sulla “colonizzazione dei mercati” da parte dell’unica indicata come superpotenza industriale. Secondo la ricostruzione, viene richiamata la capacità di generare il 35% della produzione manufatturiera globale e di spostare un carico molto ampio di merci anche verso tecnologie avanzate.

Un ulteriore elemento messo in evidenza riguarda l’impiego legato a sovraccapacità produttiva e carenza di domanda interna, fattori che aumenterebbero la pressione sui mercati europei. La conseguenza è che quasi nessun settore viene considerato al riparo.

pressione sulla chimica e sugli elettrodomestici: quote in crescita e private label

Un report di Federchimica dello scorso autunno evidenzia come i dazi Usa sui prodotti cinesi abbiano prodotto un riorientamento verso il mercato europeo, con l’effetto di aggravare una pressione competitiva già forte. I dati riportati indicano che tra il 2021 e i primi otto mesi del 2025 la quota cinese sull’import italiano di prodotti chimici è passata dal 6% al 17%, cioè un salto triplicato in quattro anni.

elettrodomestici: esuberi, licenziamenti e accordo con i cinesi di Midea

Tra i settori più in sofferenza, la fonte mette al centro gli elettrodomestici, già segnati in Italia dalle crisi di Whirlpool-Beko ed Electrolux. Nel contesto più recente, viene citato un accordo di Electrolux con Midea in Nord America.

Per i posti di lavoro, la situazione descritta prevede esuberi già chiusi e licenziamenti annunciati, con 2.600 posti di lavoro indicati come parte degli effetti in ballo. Sul versante delle quote, si registra un arretramento dei player europei a favore di asiatici e private label.

Secondo i numeri forniti, le maggiori aziende europee passano dal 53% nel 2019 al 43% del 2025, mentre nello stesso periodo gli asiatici salgono dal 34% al 44%, con un sorpasso storico nel corso dell’anno precedente.

private label ed entry level: pressione sui prezzi

La fonte collega la pressione soprattutto ai prezzi del segmento entry level, ritenuto quello meno caro. La causa viene attribuita ai private label, cioè contoterzisti che producono per catene distributive, con apparecchi sempre più presenti in supermercati e negozi specializzati con trade brand come Confee, Sansui e Daya. In alcuni Paesi, viene riportato il caso della Francia, dove la quota dei private label ha raggiunto il 28%.

acciaio, energia e telecom: differenze nei flussi e crescita della penetrazione

Per l’acciaio, l’Italia viene descritta tra i primi importatori europei dopo la crisi di Ilva. In questo segmento la Cina risulta rilevante soprattutto nei laminati piani: da una indagine dell’Ufficio Studi della Fiom-Cgil, la Cina viene indicata come quarto Paese da cui l’Italia compra, dopo Vietnam, India e Germania.

Molto più incisivo è invece il ruolo di Pechino negli apparati per l’energia, dove risulta secondo esportatore verso l’Italia con una quota del 13,15%. Nei semiconduttori la quota si ferma al 6,31%. La fonte sottolinea che rispetto a dieci anni fa le percentuali risultano più alte, ma con ritmi di crescita meno solidi rispetto agli apparati per le telecomunicazioni.

In generale, escludendo beni di consumo come laptop e smartphone, la Cina viene descritta come primo Paese di provenienza per apparecchiature fondamentali per la transizione digitale, con una quota del 35,36% nel 2024. Dieci anni prima, la quota era 20 punti percentuali inferiore, secondo dati Un Comtrade elaborati dal sindacato.

telecom e privatizzazioni: la lettura di Fiom-Cgil

Viene citato Matteo Gaddi dell’Ufficio Studi della Fiom, che definisce il tema come una “pietra dello scandalo”, richiamando la presenza della Sit-Siemens dentro la Stet, holding pubblica di Iri che controllava il monopolio delle telecomunicazioni in Italia con un modello verticale tra reti, produzione industriale e ricerca. Il riferimento mette in evidenza un patrimonio considerato disperso con le privatizzazioni.

auto: cinesi in crescita in Italia e nuova fase di ingresso di ulteriori brand

Tra tutti i comparti, la fonte indica l’auto come il fronte più preoccupante. Le cinesi rappresentano una quota rilevante del mercato italiano, che viene definito tra i meno penetrati in Europa. Tra gennaio e aprile, circa il 10% delle vetture immatricolate risulta “made in China”, pari a circa 70.000 auto vendute in Italia.

La classifica dei marchi include MG e BYD, seguiti da Leapmotor, citata tra le due partnership di Stellantis, grazie a volumi collegati al modello T03, con quasi 15mila acquisti. In chiusura troviamo Omoda&Jaecoo con oltre 10.000 unità in quattro mesi.

Oltre ai brand cinesi, vengono indicati anche modelli di marchi non cinesi ma assemblati nelle loro fabbriche: Tesla Model 3, Dacia Spring, un modello di Cupra, Mazda e Mini. La fonte prevede inoltre l’ingresso di almeno cinque brand tra quest’anno e il 2027: dopo l’apertura degli ordini per Xpeng e Zeekr, viene indicata la fase successiva con Changan (già con un centro stile a Torino), Denza e Lepas.

alleanze Stellantis e hub europeo: effetti sull’industria italiana

Le vendite e le ambizioni di produrre in Ue vengono presentate come strumenti per superare i dazi, finora privi di risvolti industriali nel Paese descritto come ancorato al sostanziale monopolio di Stellantis. Il gruppo avrebbe recentemente rafforzato alleanze con Stellantis e Dongfeng, considerate vitali per reggere l’impatto nelle fabbriche di Francia e Spagna, diventata un hub per i carmaker cinesi in Europa.

In Italia, la fonte riporta un dato sociale: il 58% dei dipendenti dell’ex Fiat risulta convivere con un ammortizzatore sociale.

altri settori colpiti: fotovoltaico, batterie e pompe di calore

Oltre ai comparti già citati, la fonte indica difficoltà anche su fotovoltaico, batterie e pompe di calore, richiamando un think tank come Ecco tra i soggetti che evidenziano questo scenario. Il contesto conferma una pressione non limitata a singoli segmenti, ma estesa a diverse aree della manifattura.

Personaggi e figure citate:

  • Emanuele Orsini
  • Matteo Gaddi
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