Mastectomia e tumore: ho perso 8 chili, senza capelli e non rifarò il seno
Il percorso di Concita De Gregorio dopo la diagnosi di cancro al seno si traduce in una riflessione nitida sul tempo, sul corpo e sul linguaggio con cui la malattia viene raccontata. A due anni dalla diagnosi arrivata nel 2022, la giornalista e scrittrice mette a fuoco una frattura emotiva tra ciò che può essere rimandato e ciò che invece non concede rinvii, costruendo il cuore della sua narrazione nel libro La cura.
il tempo del dopo e la diagnosi 2022: ciò che non si può rimandare
Nel racconto di De Gregorio, il “prima” coincide con la possibilità di spostare in avanti scelte e promesse: “lo faccio l’anno prossimo”, “ci vediamo presto”. Il “dopo”, invece, si impone con un’altra logica: non c’è tempo. Da questa contrapposizione nasce la centralità del suo punto di vista, alimentato dalla trasformazione vissuta dopo la diagnosi.
il corpo trasformato: scelta sulla ricostruzione mammaria
Nel tempo successivo alle terapie, la fisicità cambia in modo rapido e definitivo. De Gregorio descrive la presenza di otto chili in meno e l’assenza dei capelli, raccontando lo specchio come un incontro con un’immagine distante: magrissima, con gli occhi grandi, capelli a zero, e due segni al petto paragonati a “due sorrisi storti”.
La scrittrice rivendica la volontà di accogliere quella figura senza mediazioni, spiegando di aver riconosciuto una bellezza propria nel ragazzo che vede nello specchio. Da qui discende la decisione decisiva: non sottoporsi all’intervento di ricostruzione mammaria dopo la mastectomia.
mastectomia e ricostruzione in contemporanea: la scelta personale
De Gregorio chiarisce che oggi mastectomia e ricostruzione si fanno quasi sempre in contemporanea, perché si presume che una donna voglia tornare a ciò che era prima. Nel suo caso, la scelta è descritta come strettamente personale e sostenuta dall’idea che sia importante, per altri, rientrare nel “tempo del prima”. La sua posizione, però, segue un’altra direzione: abitare il corpo così come si è trasformato.
il diritto di valere senza necessariamente apparire
La riflessione si collega a una prospettiva collettiva legata alla sua generazione di donne, scese in piazza per ottenere il riconoscimento del diritto di valere senza dover apparire in un modo specifico. Nel suo vissuto, la decisione si configura come un modo per riconoscere e accettare la trasformazione avvenuta.
la grammatica bellica e il martirio: i rischi retorici nel racconto della malattia
Un passaggio centrale riguarda il linguaggio usato attorno alla malattia. In passato, De Gregorio spiegava al figlio primogenito le cicatrici come segni di un combattimento, contro un mostro terribile. Col tempo, la giornalista riconosce la tossicità di una retorica bellica applicata alla salute, individuando due rischi retorici opposti.
grammatica bellica: colpevolizzazione e narrazione del guerriero
Il primo rischio è la grammatica bellica, che trasforma chi è malato nel guerriero chiamato a sconfiggere un drago. In questo schema, viene inoculata una forma di colpevolezza, riassunta nella domanda implicita “ma che cosa ho fatto per meritarmi questo”.
De Gregorio indica anche la direzione da privilegiare: l’unica battaglia da affrontare riguarda fondi per la ricerca, strutture adeguate e una sanità degna di un paese civile.
retorica del martirio: il dono o l’opportunità
Il secondo rischio è speculare: la malattia come martirio, raccontata come dono o opportunità. La giornalista spiega che, nel suo caso, un’eventualità alternativa sarebbe stata preferibile: se non mi fosse accaduto sarebbe stato meglio.
logistica dell’amore e famiglia: il sostegno pratico di Alessandro Cecioni
Tra le fasi delle terapie, l’amore emerge in forme operative. De Gregorio dedica un riconoscimento al marito Alessandro Cecioni, definendo il suo supporto una “logistica dell’amore”. La presenza viene descritta come un’attesa sotto la pioggia, oppure come la gestione di viaggi e appuntamenti, fino alla regolazione dell’agenda familiare.
Nel “tempo del dopo”, questa dimensione concreta viene indicata come fondamentale, perché nell’amore conta anche il “fare le cose”. L’importanza pratica si collega anche alla possibilità di affrontare un viaggio intercontinentale, sconsigliato dai medici ma considerato emotivamente necessario.
il viaggio intercontinentale verso l’Australia e le cure ospedaliere
De Gregorio racconta che il figlio più piccolo vive in Australia e che non era possibile spiegare la malattia al telefono in modo adeguato: vedere chi parla aiuta a comprendere ed evita scenari immaginati come terribili. Pur sapendo dei rischi legati a un impianto sottopelle con potenziale rischio di embolia e alla necessità di cure ospedaliere tre volte alla settimana, chiede ai medici di poter partire.
Il viaggio viene presentato come una sorta di medicina emotiva: “Bellissimo”. Non si descrive paura nel volo, trasformando un’ipotesi complessa in un’esperienza definita positivamente dalla narratrice.
la malattia come setaccio: relazioni autentiche e abbandoni
La malattia, nella prospettiva di De Gregorio, opera anche come un filtro tra relazioni di sostanza e legami superficiali. L’immagine è resa con un principio netto: “i sassi pesanti vanno giù, l’oro resta”. Emergono persone che si allontanano di fronte alla diagnosi, non sempre per insensibilità, talvolta per una forma di “analfabetismo delle emozioni”.
In mezzo alle relazioni, si formano due linee: quelli che si vogliono bene e quelli che ti vogliono bene. L’allontanamento viene associato anche a un dato specifico riportato dalla giornalista: uno studio dell’American Cancer Society del 2009 su oltre duemila pazienti affetti da cancro o sclerosi multipla. Tra coppie che avevano divorziato entro quattro anni (6%), la persona malata risultava sempre la donna.
nuove versioni di sé e “Concita sapiosexual”: cosa resta dopo
Alla domanda sull’insegnamento tratto dal percorso, De Gregorio risponde dichiarando di non avere imparato nulla, almeno nel senso comune. La trasformazione viene descritta come un incontro con alcune nuove versioni di sé, sintetizzate nella definizione della “Concita sapiosexual”, innamorata delle persone competenti.
personaggi citati
- Concita De Gregorio
- Alessandro Cecioni


