Mamma di Matteo scrive a Meloni: serve una legge sulle piscine

• Pubblicato il • 5 min
Mamma di Matteo scrive a Meloni: serve una legge sulle piscine

Un caso drammatico riaccende il tema della sicurezza nelle strutture che offrono piscine, parchi acquatici e aree termali, dove impianti e dettagli tecnici possono trasformarsi in rischi reali. La richiesta arriva tramite una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con l’obiettivo di ottenere una normativa capace di controllare in modo capillare l’agibilità, la manutenzione e la regolarità delle strutture.

La madre del dodicenne, Nicoletta Sprecace, racconta la tragedia che ha colpito la sua famiglia e concentra il messaggio sulla necessità di tutelare i bambini in luoghi che, per come vengono presentati, dovrebbero garantire serenità. Nel testo l’appello assume un tono diretto e personale, presentando la perdita come conseguenza di una negligenza legata a componenti dell’impianto.

lettera aperta per sicurezza piscine: richiesta di legge nazionale

Nicoletta Sprecace scrive alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo l’adozione di una legge seria, stringente e nazionale che disciplini e verifichi l’agibilità e la sicurezza delle strutture dotate di vasche e impianti acquatici. L’attenzione viene posta sulla necessità di controlli che coprano ogni fase, dalla regolarità degli ambienti alla corretta manutenzione delle componenti tecniche.

La lettera nasce dall’intenzione di dare voce ai genitori che vivono un’esperienza devastante e dalla convinzione che il livello di protezione debba essere garantito proprio nei luoghi pubblici dove famiglie e minori dovrebbero poter trascorrere momenti di svago senza timori.

tragedia di rimini: risucchio dal bocchettone dell’idromassaggio

La madre collega la richiesta di intervento normativo a un episodio specifico: la morte del figlio Matteo Brandimarti, avvenuta a Rimini, dopo essere stato risucchiato dal bocchettone dell’idromassaggio di una struttura ricreativa. Il racconto indica che il bambino è stato aspirato con violenza e che l’incidente si è verificato in una zona benessere di un impianto.

Secondo quanto riportato, domenica 5 aprile alle 10.30 il ragazzo si trovava nella zona benessere della struttura di Pennabili, dove stava facendo il bagno con genitori e zii in una vasca profonda circa un metro. All’improvviso la gamba è stata aspirata da uno dei bocchettoni collegati alla pompa di ricircolo. Dopo essere finito sott’acqua per diversi minuti, il corpo è stato riportato in superficie solo dopo lo spegnimento del sistema. Una volta risalito, il dodicenne risultava già privo di sensi e in arresto cardiaco.

negligenza e dispositivi mancanti: il nodo della grata

Nicoletta Sprecace attribuisce l’evento a una combinazione di vulnerabilità dell’impianto e mancanze nella protezione, affermando che la vita del figlio sarebbe stata spezzata per una grata mancante e per una negligenza tragica e inaccettabile. Il focus della lettera diventa quindi la sicurezza dei dettagli che, pur essendo parte integrante dell’impianto, possono rappresentare un rischio letale in caso di assenza di protezioni o gestione non conforme.

Nel testo emerge anche la preoccupazione per la ripetizione di incidenti analoghi nel Paese, con l’indicazione che in un breve arco di tempo si sarebbero verificati più decessi legati a circostanze simili nelle piscine.

piscine: precedenti e casi simili nel paese

La lettera richiama la cronaca per sostenere l’urgenza di intervenire. Sono citati diversi episodi con dinamiche considerate affini, che coinvolgono bambini e casi di aspirazione o annegamento in ambienti con impianti acquatici.

  • 18 aprile: un bambino di 7 anni muore annegato a Suio Terme (provincia di Latina), mentre si trova nella piscina di uno stabilimento termale.
  • 2023: un piccolo di 8 anni viene risucchiato dallo scarico della piscina alle Terme di Cretone (provincia di Roma).
  • 2018: una 13enne di Sperlonga, dopo essersi tuffata nella piscina del Grand Hotel Virgilio, sarebbe stata aspirata dall’impianto subacqueo e trattenuta sul fondo.

assenza di cartelli, fiducia nelle strutture e responsabilità

Il testo dedica spazio al tema della percezione di sicurezza e alla mancanza di misure informative. Viene indicato che, nel caso specifico, non sarebbero presenti divieti, cartelli di pericolo o limiti di età. La madre descrive l’incidente come accaduto in un luogo pubblico accessibile, considerato tale in base alle normali aspettative di sicurezza per i frequentatori.

Nicoletta Sprecace sottolinea anche la distanza tra giudizi esterni e realtà dei fatti: la lettera rimarca la difficoltà di immaginare rischi mortali nascosti sotto la superficie dell’acqua e collega la tragedia a responsabilità che devono ricadere su chi gestisce e cura gli impianti.

appello alla premier: sicurezza e responsabilità per fermare la superficialità

La madre richiama la premier a uno sforzo di immedesimazione, immaginando il dolore senza la figlia, perduta “per sempre da un momento di negligenza”. Pur specificando che nessuna norma potrà colmare la perdita, la lettera sostiene che il sacrificio di Matteo e degli altri bambini prima di lui non debba risultare vano.

La chiusura contiene una richiesta esplicita: diventare promotrice di una legge capace di portare sicurezza e responsabilità laddove, secondo il testo, sarebbe presente una superficialità considerata inaccettabile.

personaggi citati nella lettera e riferimenti familiari

  • Nicoletta Sprecace, madre del bambino deceduto
  • Giorgia Meloni, presidente del Consiglio a cui è indirizzata la lettera
  • Matteo Brandimarti, figlio di Nicoletta Sprecace
“Che il sacrificio di mio figlio e di tutti gli altri bambini non sia stato invano”, la lettera a Giorgia Meloni della mamma di Matteo Brandimarti

Per te