Luna disabitata alle mucche senza corna: cinque racconti apocrifi
Storie brevi, nate come aneddoti e tramandate in forma apocrifa, fanno emergere con ironia giochi di parole, equivoci e dettagli curiosi che, messi in fila, raccontano molto più di quanto dicano a prima vista. Dai divieti linguistici del ventennio fascista alle discussioni teologiche in un eremo, dalle domande impacciate di un turista al modo tagliente con cui nasce una risposta, fino al collegamento tra leggenda e cronaca: ogni racconto mette in scena un corto circuito tra autorità, ignoranza e immaginazione.
aneddoti apocrifi e satira linguistica: dal fascismo alle tasse sulle parole
Una rubrica apocrifa attribuita a Mario Brancacci richiama il periodo del ventennio fascista, quando il governo soppresse l’uso di parole straniere. L’idea di fondo era vietarne l’importazione e imporne la resa nella versione italiana: una scelta che, nel racconto, porta a conseguenze comiche. Le triglie in salsa mousseline, infatti, finiscono con l’essere servite in salsa Mussolini.
La scena si sposta poi su un politico descritto come incapace e pronto a trasformare la questione dell’italianità in una pressione verso le istituzioni. La richiesta riguarda un’imposizione fiscale: tassare le parole straniere presenti sulle insegne degli esercizi pubblici.
Un umorista ribatte con una proposta ancora più paradossale: anziché colpire le parole di altre lingue, tassare l’imbecillità dei politici, considerata talmente “sconfinata” da poter arrivare, attraverso tale tassa, a abolire tutte le altre imposte. Nel racconto, il riferimento è a una logica fiscale spinta fino all’assurdo, evocando un mondo in cui il peso economico si ridurrebbe drasticamente.
astronomia e incomprensione: la luna, l’ignoranza e la risposta secca
Un racconto apocrifo attribuito a Giuseppe Marotta mette in scena un astronomo napoletano che tenta di spiegare la questione della luna disabitata a un “cafone arricchito”. Il dialogo si concentra sul fallimento della spiegazione: le parole dell’astronomo cozzano contro un’ignoranza definita come impenetrabile.
Per recuperare il senso della conversazione, l’astronomo perde la pazienza e adotta un ragionamento pratico e diretto: la luna, sostiene, non sarebbe abitata perché, se lo fosse, secondo lui l’interlocutore dovrebbe saper indicare dove finirebbero gli abitanti quando il satellite si riduce a un quarto. La risposta successiva del cafone è breve e incredula: un “e ci voleva tanto?” che chiude la scena sottolineando la distanza tra spiegazione e comprensione.
eremo al buio e teologia: la valvola che rimette la luce
Nei racconti apocrifi di Giovanni Papini, quattro religiosi si trovano in un eremo mentre stanno pregando. I personaggi citati sono un benedettino, un francescano, un domenicano e un gesuita.
All’improvviso salta la luce. Nel buio, il benedettino continua a recitare il breviario grazie alla memoria. Il francescano si inginocchia e prega chiedendo che la luce torni. Il domenicano, invece, avvia una discussione teologica su come la luce sia collegata a cause ed effetti e su ciò che avrebbe provocato la scomparsa del chiarore.
Quando la luce rientra, i presenti si guardano intorno e notano l’assenza del gesuita: il racconto lo indica come scomparso. Dopo un po’ torna, spiegando che era andato a cambiare la valvola. La ricostruzione riduce la spiegazione filosofica del fenomeno a un intervento concreto, mettendo in contrasto la lettura teologica con la causa reale.
riserva indiana e nomi lunghi: “abbiamo tutto il tempo”
Un aneddoto apocrifo attribuito a Mark Twain racconta di un’escursione in una riserva indiana. Durante la visita, un turista osserva il capo tribù mentre tiene in braccio una bambina di un anno. Curioso, il turista chiede quale sia il nome della bimba, ricevendo come risposta “Angwusnasomtaqa”.
Il turista si sorprende della lunghezza del nome per una bambina così piccola e formula un’obiezione. Il capo indiano replica con una frase che sposta la prospettiva: non si tratta di gente di città, quindi il tempo non manca e non impone giudizi sulla misura dei nomi. La risposta chiude la scena con un contrasto tra l’aspettativa urbana e i ritmi della comunità descritta.
mucche senza corna: Danny Kaye e l’equivoco tra città e campagna
Dalle storielle apocrife attribuite a Danny Kaye emerge una piccola conversazione tra un bambino di città e un bambino di campagna. Il primo commenta la stranezza di una mucca: secondo lui è “strana” perché l’animale non ha le corna. La domanda diventa semplice e diretta.
Il bambino di campagna elabora una risposta a catena, elencando diversi motivi per cui una mucca potrebbe non avere le corna. Nel racconto compaiono ipotesi legate al momento in cui le corna spuntano, al fatto che possano anche rompersi, e all’esistenza di mucche che proprio non hanno corna. La conclusione però ribalta l’impostazione: il motivo è che quella non è una mucca, ma un cavallo.
cronaca e leggenda: Cenerentola e la storia della marchesa Marianna Florenzi
Una cronaca apocrifa attribuita a Lorenzo Montano collega una vicenda storica a elementi della fiaba. Il racconto parte da Ettore Florenzi di Perugia, marchese che aveva sposato la giovanissima e bellissima Mariannina Bacinetti di Ravenna. Dopo due anni, la donna diventa amante di Luigi, principe di Baviera, che poi sale al trono nel 1825.
Lo scandalo pesa anche su una figura citata come già celebrata dal Foscolo nelle Grazie: si tratta della zia, Cornelia Rossi Martinetti, descritta come ormai matura e seccata per la situazione. Nel racconto si arriva a una sorta di accordo. Il principe si impegna a versare al marchese 300 scudi romani per ogni mese in cui avrebbe concesso alla moglie la licenza di convivere con lui; il marchese accetta l’intesa.
Una sera, poco dopo la morte del re, un servo consegna alla marchesa un plico suggellato. Dentro c’è un biglietto con la scritta: “Scarpetta della marchesa Marianna Florenzi, ricordo del primo ballo in casa Torlonia”. Il racconto chiude stabilendo un collegamento: la fiaba di Cenerentola viene indicata come dotata di alcune radici in questa storia.
personaggi citati nei racconti apocrifi
- Mario Brancacci
- Giuseppe Marotta
- Giovanni Papini
- Mark Twain
- Danny Kaye
- Lorenzo Montano
- benedettino
- francescano
- domenicano
- gesuita
- Angwusnasomtaqa
- Ettore Florenzi
- Mariannina Bacinetti
- Cornelia Rossi Martinetti
- Luigi, principe di Baviera

