La regista di 28 anni rompe il silenzio sul flop: inspiegabile, il film è bello
Il futuro di 28 anni dopo è ancora in discussione, mentre il terzo capitolo della trilogia guidata da Danny Boyle e Alex Garland resta in attesa di definire la propria traiettoria. Nel frattempo, Nia DaCosta, regista di 28 anni dopo: Il tempio delle ossa, ha rotto il silenzio dopo un risultato commerciale che ha sorpreso molti. Il film, pur sostenuto da un riscontro critico positivo e da figure di primo piano dietro le quinte, ha incontrato difficoltà sia al botteghino sia, in seguito, nelle piattaforme di streaming.
28 anni dopo: Il tempio delle ossa flop commerciale nonostante l’accoglienza
Quando Danny Boyle e Alex Garland hanno avviato la prima fase di 28 Years Later, l’intenzione dichiarata prevedeva un progetto articolato su più film. Boyle avrebbe diretto il capitolo iniziale, DaCosta avrebbe guidato la seconda parte intitolata The Bone Temple, e Boyle sarebbe poi rientrato per concludere la storia con il terzo episodio.
I primi due film sono stati sviluppati con continuità produttiva, girati uno di seguito all’altro, e hanno ricevuto una buona risposta dalla critica. La situazione è però cambiata nella distribuzione e nell’interesse del pubblico: The Bone Temple ha incassato 58 milioni di dollari a livello globale, contro i 151 milioni di 28 Years Later, che si sono attestati leggermente al di sotto delle aspettative.
perché 28 anni dopo: Il tempio delle ossa non ha trovato il pubblico
Il mancato successo commerciale è apparso come un elemento anomalo fin dall’inizio. A fronte di recensioni positive, una regista con forte apprezzamento da parte del pubblico e uno sceneggiatore di grande esperienza, il film non è riuscito a trovare trazione. L’andamento si è riflesso sia nelle sale sia successivamente in streaming, dove i numeri avrebbero mostrato prestazioni molto deboli.
le parole di nia dacoasta nell’intervista
In una nuova conversazione con Empire, Nia DaCosta si è espressa per la prima volta sul flop di 28 anni dopo: Il tempio delle ossa, manifestando stupore per l’esito. La regista ha sottolineato che i segnali normalmente utilizzati nel settore per misurare la validità di un titolo, il gradimento del pubblico e la voglia dei fan di vederlo erano, secondo la sua lettura, molto alti. Nonostante questo, l’incasso non si sarebbe allineato alle attese.
DaCosta ha anche ribadito l’orgoglio per il lavoro svolto: il film, a suo dire, è stato realizzato con cura e il pubblico, almeno in termini di riscontri ottenuti, avrebbe dimostrato apprezzamento. La sorpresa resta dunque legata alla distanza tra percezione della qualità e risultato economico.
la distribuzione e il possibile impatto della tempistica
Nel tentativo di inquadrare le cause del risultato, la regista ha considerato l’ipotesi che la tempistica di uscita abbia influito. Nel suo ragionamento emerge un dubbio sulla disponibilità del pubblico a tornare sull’universo di 28 anni dopo in un lasso temporale ravvicinato: l’idea riportata è che, dopo 28 anni dopo uscito in estate 2025, Il tempio delle ossa a gennaio 2026 potesse apparire troppo vicino, con l’impressione che la gente avesse già “visto” l’evento la stagione precedente.
La regista non entra in dettagli sulle scelte strategiche di Sony Pictures, ma afferma di esserne rimasta delusa per l’assenza di successo. Pur mantenendo questa posizione, DaCosta ha voluto comunque chiarire l’intenzione di considerare la qualità del prodotto: quando il film viene scoperto, secondo lei, viene valutato in modo positivo. Il desiderio rimane legato a un incasso superiore, pur in un quadro complessivamente di soddisfazione per il lavoro realizzato.
andamento deludente anche su netflix
Le difficoltà non si sarebbero limitate alla fase teatrale. Secondo quanto riportato, The Bone Temple avrebbe continuato a fatigare ad imporsi anche sulle piattaforme. Dopo il debutto su Netflix, i numeri avrebbero registrato un andamento deludente, confermando che il film non avrebbe trovato la risposta attesa neppure nel consumo digitale.
Nel complesso, resta la distanza tra l’apprezzamento espresso da chi ha effettivamente visto il titolo e un percorso commerciale che non ha raggiunto i traguardi sperati, né nelle sale né nella distribuzione streaming.
i nomi chiave della trilogia di 28 anni dopo
- Danny Boyle
- Alex Garland
- Nia DaCosta
- Sony Pictures
- Netflix


