Infermiera salva turista a modena cercava le gambe e non aveva capito
Un boato seguito da urla e corse nel centro storico di Modena ha trasformato una normale passeggiata in un’emergenza immediata. Nel racconto di Viktoriya Prudka, infermiera del Policlinico di Modena, la scena appare netta: un’auto sul marciapiede e una persona a terra, con una gravità che inizialmente non era stata compresa fino in fondo. L’intervento, rapido e decisivo, ha avuto al centro la gestione di un’emorragia critica e la capacità di mantenere la vittima cosciente, in attesa dei soccorsi.
attacco a modena: il boato e l’intervento immediato
Sabato pomeriggio, lungo via emilia, Viktoriya si trovava insieme alla figlia Sara, 24 anni, per fare alcuni acquisti. Quando si è verificato l’episodio, ha descritto la dinamica come un impatto improvviso: prima un boato, poi l’allarme tra la gente con persone che iniziavano a correre da una parte e dall’altra. Il 31enne Salim El Koudri, alla guida della sua Citroen C3, ha travolto i passanti nel centro storico.
Nel giro di pochi istanti, la gita madre-figlia si è convertita in un’azione di soccorso. Viktoriya ha individuato una turista tedesca di 69 anni rimasta gravemente ferita, con mutilazioni conseguenti all’investimento. Accostandosi alla scena ha capito che non si trattava di un semplice incidente.
viktoriya prudka: formazione sanitaria e ruolo da paramedico
Il caso ha voluto che nel medesimo momento ci fosse anche una professionista con esperienza sanitaria e una formazione da paramedico maturata in ucraina, il Paese d’origine di Viktoriya. Secondo la ricostruzione, sul posto era già presente un medico che cercava strumenti, mentre l’infermiera ha collaborato attivamente per contenere la situazione.
emostasi con tourniquet: intervento determinante nei primi minuti
Nel concorso degli aiuti, è stato fondamentale l’uso di un laccio emostatico, il “tourniquet”. Il dispositivo era stato consegnato da un incursore del col moschin presente sul posto. Viktoriya ha spiegato di aver tagliato i pantaloni e di aver contribuito all’applicazione del tourniquet, indicando la propria competenza nel suo utilizzo: in Ucraina tale pratica viene impiegata nella gestione di emorragie importanti.
Secondo quanto riportato, il tourniquet ha avuto un impatto decisivo: senza quel laccio la sopravvivenza della donna non sarebbe stata garantita oltre 3 o 4 minuti.
mantenere la coscienza: vigilanza e comunicazione con la vittima
Per circa venti minuti Viktoriya è rimasta accanto alla turista ferita, mentre il medico intervenuto per primo si spostava per prestare assistenza agli altri investiti. L’obiettivo immediato era tenere sotto controllo l’emorragia e tenere la donna cosciente, nella speranza che i soccorsi arrivassero in tempi rapidi, considerata la gravità evidente delle lesioni.
Durante quel tempo, la vittima è rimasta cosciente. In ospedale è stata registrata con il nome Ulrike, mentre dai familiari è stata chiamata “anna”. Viktoriya ha raccontato che la turista le ha parlato della sua condizione e delle circostanze, spiegando di essere una turista tedesca a Modena per visitare il Duomo.
Il dialogo è avvenuto in più modi: in italiano, in tedesco e anche con gesti. L’infermiera ha sottolineato l’importanza di creare empatia con la persona ferita.
momenti decisivi durante l’attesa: promesse e riconoscimento
La turista cercava di rialzarsi e cercava le gambe, segno di una mancata piena comprensione della gravità del trauma. Viktoriya ha descritto la necessità di tenerla giù e monitorare lo stato, spiegando che, con un danno tanto netto, la persona potrebbe non essere pienamente consapevole di ciò che è accaduto.
Eppure, continuava a parlare di ciò che aveva appena visto e della visita in programma. Ha riferito che il Duomo è bellissimo e che desiderava tornarci. L’infermiera le ha promesso che un giorno l’avrebbe accompagnata lei stessa.
Un passaggio ha avuto un forte impatto emotivo nel racconto: quando Viktoriya ha cercato di rassicurarla dicendo di essere un’infermiera e che la vittima era in buone mani, negli occhi della donna sarebbe comparsa una reazione immediata. Alla frase, la turista avrebbe risposto “anch’io, anch’io”.
Nel racconto, Viktoriya collega quel momento al pensiero di vite parallele e incrociate, con la consapevolezza che, al posto della donna, avrebbe potuto trovarsi lei stessa.
paura per i figli e ricordo dell’immagine: la testimonianza di viktoriya
Viktoriya ha 48 anni, vive in Italia dal 1998 e vive con una famiglia numerosa: è madre di cinque figli. Prima dell’emergenza, aveva concluso il turno in ospedale ed era uscita. Dopo aver assistito a sangue, urla e panico nel centro affollato, il primo pensiero è stato per i figli.
Tra i momenti descritti c’è anche la preoccupazione per un figlio di 13 anni che voleva recarsi in centro con l’altra sorella. Viktoriya avrebbe quindi deciso di fermarlo, comunicando che non sarebbe andato in centro quel giorno.
Nella memoria resta soprattutto l’immagine della ferita: l’infermiera ha descritto la percezione come se sotto le gambe fosse esplosa una bomba. In mezzo al caos, ha continuato a parlare con la turista per evitare che perdesse conoscenza, mantenendo l’attenzione su lucidità e stabilità.
Alla fine del racconto, ha dichiarato un desiderio: andare a trovarla. Resta però l’incertezza sulla possibilità concreta di farlo.
persone coinvolte nel racconto
- Viktoriya Prudka
- Sara (figlia di Viktoriya, 24 anni)
- Salim El Koudri (31enne alla guida della Citroen C3)
- Ulrike (nome registrato in ospedale)
- “Anna” (nome con cui la chiamano i familiari)
- incursore del col moschin (presente sul posto e autore della consegna del tourniquet)
- medico (intervenuto per primo e poi impegnato anche sugli altri investiti)
