Hantavirus rischio dei superdiffusori e come riconoscerlo

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Hantavirus rischio dei superdiffusori e come riconoscerlo

L’ipotesi di una trasmissione uomo-uomo dell’hantavirus torna a essere discussa con forza dopo il focolaio registrato a bordo della nave da crociera mv Hondius. Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) mantiene una valutazione rassicurante per la popolazione europea, indicandone il rischio come “molto basso”, ma il caso riaccende il confronto internazionale sulle caratteristiche epidemiologiche del virus Andes, tra i pochi hantavirus capaci di diffondersi direttamente tra esseri umani.

Il dibattito scientifico si concentra soprattutto sulla possibile presenza di superdiffusori, individui in grado di trasmettere l’infezione a un numero elevato di persone grazie a cariche virali particolarmente alte. Un meccanismo del genere è stato già descritto in Sud America e in uno studio pubblicato nel 2020 sul New England Journal of Medicine, che stimava un indice di trasmissibilità pari a 2,12 casi secondari per ciascun infetto.

Nel frattempo, emergono anche aggiornamenti relativi ai contatti del focolaio: uno dei 17 americani rimpatriati risulta positivo, mentre i sintomi della passeggera francese risultano in peggioramento. Entrambi risultavano sulla nave.

hantavirus Andes e trasmissione uomo-uomo: perché il focolaio Hondius riapre il dibattito

Secondo l’epidemiologo Abraar Karan dell’Università di Stanford, il focolaio sulla Hondius presenta elementi che richiedono attenzione: un lungo periodo di incubazione, sintomi iniziali aspecifici e difficoltà nel rintracciare rapidamente tutti i passeggeri che avevano lasciato l’imbarcazione prima dell’identificazione dell’epidemia.

Nel commento collegato al caso, Karan ha precisato che “non sarà un’altra Covid-19”, richiamando però la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione dei casi. Il punto centrale resta la natura del virus: gli hantavirus sono una famiglia di virus zoonotici trasmessi principalmente dai roditori e, nell’uomo, possono causare forme severe. Tra queste rientra la Hps, la sindrome polmonare da hantavirus, caratterizzata da febbre, insufficienza respiratoria e, nei quadri più gravi, edema polmonare acuto.

Il virus Andes rappresenta un’eccezione rispetto ad altri hantavirus perché, oltre alla trasmissione legata all’ambiente e alle specie animali, può diffondersi anche tra persone: attraverso secrezioni respiratorie o tramite contatti ravvicinati prolungati.

superdiffusori: cariche virali elevate e ruolo nella dinamica del focolaio

Le spiegazioni proposte dagli esperti collegano l’eventuale diffusione tra umani alla presenza di superdiffusori. In questo scenario, pochi soggetti potrebbero veicolare l’infezione a molte persone, soprattutto quando le cariche virali risultano particolarmente alte. La letteratura citata evidenzia una trasmissibilità rilevante in determinate condizioni, supportando l’attenzione verso variabili come intensità dell’esposizione e tempi di contatto.

Giovanni Rezza: isolamento dei casi, tracciamento e differenze rispetto a SARS-CoV-2

Lo scienziato Giovanni Rezza conferma che la letteratura scientifica documenta la possibilità di trasmissione per via respiratoria in determinate condizioni e richiama il sospetto di superdiffusori. Il ricercatore spiega che, in genere, questi soggetti tendono a essere identificabili perché sviluppano sintomi evidenti, spesso con gravità.

Una volta individuato il caso, risulta possibile isolare il paziente e tracciare i contatti da sottoporre a autoquarantena. Proprio questo passaggio viene indicato come una delle principali differenze rispetto a SARS-CoV-2: i dati disponibili suggeriscono che nel caso del virus Andes le persone asintomatiche abbiano un ruolo molto limitato nella diffusione.

Questa caratteristica renderebbe più efficace il contenimento attraverso misure tradizionali di sanità pubblica, tra cui isolamento dei sintomatici, tracciamento dei contatti, igiene respiratoria e limitazione delle esposizioni prolungate. Rezza osserva inoltre che, sul piano operativo, il problema avrebbe potuto essere legato al mancato riconoscimento iniziale del primo caso contagioso, con conseguente circolazione del virus a bordo prima dell’attivazione delle procedure di controllo.

Ecdc e Istituto superiore di sanità: rischio europeo basso e misure di prevenzione mirate

L’Ecdc ribadisce che un’eventuale trasmissione diffusa in Europa è improbabile. Anche nel caso di contagi importati, il virus viene descritto come non facilmente trasmissibile e difficilmente potrebbe dar luogo a una grande epidemia comunitaria se venissero applicate adeguate misure di prevenzione.

Un fattore ulteriore di contenimento indicato dalle valutazioni sanitarie riguarda l’assenza in Europa del serbatoio naturale specifico del virus Andes, circostanza che limita la possibilità di una trasmissione stabile dai roditori all’uomo. L’Istituto superiore di sanità sottolinea che la prevenzione passa principalmente dalla riduzione dei contatti con roditori e con ambienti contaminati.

Per il virus Andes, alle precauzioni ambientali si aggiungono misure comuni per le infezioni respiratorie: igiene delle mani, copertura di bocca e naso durante tosse e starnuti, distanziamento fisico nei contesti a rischio e rapida identificazione dei casi sospetti.

incertezza biologica e capacità dei virus zoonotici di creare scenari imprevisti

Nonostante le rassicurazioni delle autorità sanitarie, il caso Hondius è descritto come un promemoria della capacità dei virus zoonotici di generare situazioni inattese. Il virologo Jay Hooper, dell’Istituto per la ricerca sulle malattie infettive dell’esercito statunitense, riferito tramite Nature, evidenzia che la situazione resta intrinsecamente imprevedibile, soprattutto quando un patogeno animale acquisisce, anche solo in parte, la capacità di trasmettersi tra esseri umani.

Personaggi citati:

  • Abraar Karan
  • Giovanni Rezza
  • Jay Hooper
Il rischio dei “superdiffusori” di Hantavirus: perché il focolaio sulla nave Hondius preoccupa gli epidemiologi
Categorie: SaluteCronaca

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