Hantavirus colpa di cattive abitudini e dibattito social: cosa significa la polemica e il ruolo dei media
Un intervento acceso e diretto ha animato l’audizione di Alberto Zangrillo davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, tenutasi a Palazzo San Macuto. Il professore ordinario di anestesia e rianimazione e prorettore per le attività cliniche dell’Università Vita-Salute San Raffaele ha trasformato la discussione in una serie di contestazioni rivolte al modo in cui alcuni temi vengono raccontati in televisione, rivendicando la centralità della corsia ospedaliera rispetto ai format basati su sermoni e audience.
Durante l’udienza, Zangrillo ha utilizzato un tono netto, richiamando esperienze dirette dalla pratica clinica e criticando quelli che ha definito allarmismi mediatici. Al tempo stesso, ha accusato virologi e giornalisti di aver contribuito, a suo avviso, a una forma di disfattismo poco aderente alla realtà dei reparti, contestando la prevalenza del racconto mediatico sul confronto con la gestione concreta dell’emergenza.
alberto zangrillo: scontro tra “liturgia dei sermoni” e corsia ospedaliera
La cornice iniziale dei lavori è stata segnata da un siparietto in aula tra il medico e il senatore della Lega Claudio Borghi. Rilevando un momento di ilarità, Zangrillo ha interrotto subito il clima d’attenzione, sostenendo che la discussione sarebbe continuata solo se l’udienza avesse richiesto davvero il suo proseguimento, evidenziando la presenza di quattro persone che stavano ridendo. A riportare la tensione su un piano più istituzionale è intervenuto il presidente della Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, spiegando che con l’ingresso di Borghi accadevano spesso situazioni analoghe.
Il passaggio successivo ha consolidato lo scontro su un punto politico e sanitario. Il confronto si è riaperto quando Borghi, espressione di posizioni molto critiche rispetto a gestione della pandemia, vaccini e misure restrittive, ha interrogato Zangrillo sulla personalizzazione delle cure. Zangrillo ha risposto in modo alterno tra cortesia e sarcasmo, dichiarando di aver compreso il “retropensiero” del senatore sulla base di ciò che avrebbe visto in azione in un periodo precedente.
duello con claudio borghi e critica alla comunicazione televisiva
Al centro dell’audizione si è sviluppato un attacco mirato contro una parte della comunità scientifica che, secondo Zangrillo, avrebbe preferito il palcoscenico del talk-show alla prossimità con i pazienti. Nel discorso sono stati citati esplicitamente Fabrizio Pregliasco per il riferimento al “catastrofismo”. Come figura non nominata ma identificata in modo chiaro, è emerso Roberto Burioni.
Zangrillo ha evocato una distanza metodologica tra i due: da un lato il virologo indicato come sostenitore della massima prudenza fondata sul dato di laboratorio; dall’altro il rianimatore che, secondo la ricostruzione del professore, sarebbe orientato a una convivenza pragmatica con il virus. La contrapposizione ha alimentato una narrazione in cui la gestione clinica, più che la comunicazione spettacolarizzata, dovrebbe orientare il modo in cui il rischio viene interpretato.
hantavirus e sermoni televisivi: un richiamo alla realtà clinica
Una sezione rilevante dell’intervento ha riguardato l’hantavirus. Zangrillo ha denunciato il predominio dei sermoni durante il Covid, sostenendo che, mentre alcuni avevano la possibilità di parlare in televisione, la realtà di chi restava chiuso in casa poteva essere drammaticamente diversa. Ha inoltre richiamato l’importanza delle patologie mentali, descrivendo come, negli ultimi tempi, avrebbe visto arrivare studenti impreparati, spaventati e terrorizzati. Il professore ha collegato questo stato a un periodo di cattività per 3-4 anni senza vita di relazione, usando un termine che rimanderebbe a una condizione definita immaturità.
Da qui è partito un attacco rivolto ai “colleghi” legati alla propria università, descritti come professori abituati a fare “la lezioncina quotidiana” senza essere mai entrati in una rianimazione. Secondo Zangrillo, errori avrebbero continuato a verificarsi e sarebbe necessario un approccio che non resti confinato alla didattica o alla narrazione.
attacco ai “prodotti del covid” e invito al buon senso
Nel proseguire, Zangrillo ha collegato l’hantavirus a un punto di fatto storico: l’infezione esisterebbe da 50 anni, con mortalità considerata costante. Ha usato una metafora provocatoria per descrivere il rischio legato a comportamenti imprudenti in contesti pericolosi, affermando che chi intraprende determinate azioni presso aree frequentate dai topi “corre” quel tipo di rischio.
Successivamente ha ribadito che oggi sarebbero presenti figure che iniziano a schierarsi e che, a suo avviso, il confronto potrebbe cadere in una trappola fatta di catastrofismo e di elenchi senza contesto. L’indicazione finale è stata mantenere buon senso e un’interpretazione equilibrata del rischio, evitando derive comunicative.
medicina d’emergenza, rischio e richiesta di approccio multidisciplinare
Al di là della polemica personale sui colleghi, Zangrillo ha espresso una critica metodologica. Ha sostenuto che la medicina d’emergenza non sarebbe fatta di “lezioncine” accademiche, ma di una gestione che deve pesare il rischio. In quest’ottica ha indicato la necessità di una Commissione multidisciplinare, descrivendola come elemento indispensabile per un confronto realmente adeguato.
Nel richiamare i momenti più drammatici della pandemia, ha citato l’aumento della letalità del 50% legato, secondo la sua ricostruzione, a intubazioni intempestive. Il dato è stato utilizzato per sostenere la tesi secondo cui le scelte cliniche richiedono accuratezza e tempi corretti, non semplice esposizione teorica.
comunicazione istituzionale e giornalismo: trasparenza e rischi
Nel rispondere alle sollecitazioni del deputato del M5S Alfonso Colucci sulla comunicazione istituzionale quotidiana durante il periodo emergenziale, Zangrillo ha riferito di essersi inizialmente trovato in difficoltà nel ricordare il nome dell’ex alpino, identificandolo poi nel generale Figliuolo. Ha spiegato che, pur essendo eventi quotidiani “pesanti”, la loro presenza rispondeva a una logica di trasparenza, poiché senza tali aggiornamenti il rischio sarebbe stato quello di assumere un atteggiamento omissivo.
Successivamente ha rivolto una critica al giornalismo, descrivendo la propria mattina trascorsa guardando Sky Tg24. Il racconto l’ha portato a paragonare l’informazione a un fuoco incontrollato e a definirla pericolosissima quando non autorevole, aggiungendo che, a suo avviso, la comunicazione sarebbe orientata a consentire alle trasmissioni serali di realizzare audience. La conclusione è stata la necessità di studiare un modo per limitarne l’impatto, per evitare di arrecare danno ai cittadini.
personaggi citati
- Alberto Zangrillo
- Claudio Borghi
- Marco Lisei
- Fabrizio Pregliasco
- Roberto Burioni
- Alfonso Colucci
- generale Figliuolo