George best 80 anni: il genio del calcio che ha segnato la storia

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George best 80 anni: il genio del calcio che ha segnato la storia

Tra musica, moda e calcio che correva di pari passo con la cultura giovanile, George Best è rimasto una delle figure più luminose e riconoscibili del Novecento. A ottant’anni dalla nascita, la sua parabola continua a raccontare un tempo in cui la tecnica, l’eleganza e l’estro sembravano avere il sopravvento sui soli muscoli. Il suo nome, diventato in fretta mito, riporta a un’idea di talento totale: capace di incantare, ma anche di finire travolto dalle fragilità di una vita vissuta al massimo.

george best e il mito nato dal suo talento

Nel percorso di George Best c’è una dimensione leggendaria che supera i confini dello sport. Il riferimento più iconico è legato a uno striscione apparso durante il funerale, il 3 dicembre 2005, con il motto che accostava i grandi del calcio: “Maradona good, Pelé better, George Best”. Per molte comunità, per alcune ore, quel momento divenne simbolo di unione anche in una Belfast segnata da divisioni. Al di là della retorica, Best viene descritto come un talento fuori categoria: la prima pop star del calcio, un interprete dell’Inghilterra della rivoluzione giovanile, in equilibrio tra musica, arti figurative, moda e un’idea di peace and love che accompagnava la sua presenza in campo.

La carriera, pur avendo una durata reale fino ai 38 anni, viene raccontata come qualcosa di più breve sul piano della memoria collettiva, paragonata a un assolo rimasto nella mente come un frammento luminoso. La parte principale del suo tempo calcistico si concentra nelle nove stagioni trascorse al Manchester United, dal 1963 al 1974, poi seguite da esperienze successive nel mondo: contratti rapidi, inserimenti legati al mercato e al mantenimento di uno stile di vita.

gli inizi di george best: working class, provini e intuizioni decisive

origine protestante e primo amore per il calcio

George Best nasce in una famiglia protestante della working class. Il padre, Robert, lavora nei cantieri navali di Belfast dove viene costruito anche il Titanic; la madre, Ann, lavora in una fabbrica di sigarette. L’attrazione per il calcio nasce grazie al nonno. Durante i primi passi viene citato anche un episodio di selezione negativa: il giocatore viene scartato dal Glentoran a un provino per via della costituzione giudicata troppo gracile.

il legame con il manchester united e la scoperta di bob bishop

Secondo il racconto, Best è tifoso del Wolverhampton e viene notato da Bob Bishop, osservatore dei Red Devils in Irlanda del Nord. L’idea, trasmessa al leggendario allenatore Matt Busby, prende forma attraverso la convinzione che sia stato individuato un talento eccezionale: nella relazione inviata, l’osservatore scrive di aver scoperto un genio. La figura di Busby è legata anche a una tragedia che ha segnato la storia dello United: lo schianto dell’aereo del 6 febbraio 1958, quando la squadra inglese viene decimata.

A 15 anni Best viene invitato a sostenere un provino a Manchester, ma decide di scappare e tornare a casa dopo appena ventiquattro ore, spaventato dalla distanza improvvisa dalla famiglia. Lo United si mostra indulgente e gli concede tempo per ripensarci: quando il ragazzo si ripresenta a Manchester, la carriera inizia a decollare.

dal 1963 al 1974: apice sportivo, consacrazione e riconoscimenti

La crescita accelerata porta all’esordio in prima squadra a 17 anni, quando la nazionale non è ancora diciottenne. Nella traiettoria verso il mito entrano eventi decisivi: la fantastica notte di Lisbona del 9 marzo 1966, definita come un momento che lo consacra come quinto dei Beatles. Seguono il trionfo in Coppa dei Campioni il 29 maggio 1968 con lo United guidato da Bobby Charlton e Denis Law, e il Pallone d’Oro 1968. In parallelo emergono anche contratti pubblicitari, l’assedio dei paparazzi e l’ingresso nello star system, insieme alle prime difficoltà alcoliche descritte come enormi.

declino, Londra e l’alcol come nodo centrale

La fine dell’ascesa è associata all’addio di Matt Busby. Il declino sportivo inizia nel 1970, quando Best ha 24 anni. Le stagioni successive a Manchester vengono presentate come un serbatoio di materiale per i tabloid, in particolare in episodi legati a comportamenti e scelte improvvise. Un caso citato riguarda il mancato arrivo a Londra per una sfida nello stadio del Chelsea: Best prende il treno successivo per raggiungere la capitale britannica, ma invece di presentarsi allo Stamford Bridge, si dirige verso la casa della fidanzata del momento, l’attrice Sinead Cusack, indicata come futura moglie di Jeromy Irons.

Londra diventa poi la città di adozione e il rifugio dopo esperienze vissute in Sudafrica, Stati Uniti, Scozia e Australia. Al centro della narrazione resta l’alcol, descritto come il demone della vita di George: arresti per guida in stato di ebbrezza, una rissa con un poliziotto che lo insulta dandogli del “bastardo irlandese”, relazioni tormentate con l’universo femminile, incluse alcune Miss Mondo. Sono citati anche matrimoni mancati, la gestione a distanza non facile di un figlio cresciuto negli Stati Uniti e problemi finanziari; negli anni Novanta riemerge grazie all’attività di conferenziere.

george best oltre il mito: genio tecnico, eleganza e fragilità

Nel racconto collettivo Best resta spesso come “talento bruciato dai vizi”, legato a un’epoca lontana dalle miserie percepite nei giorni moderni. Al tempo stesso, la ricostruzione descrive un giocatore immenso, capace di lampi assoluti: il giorno al Northampton in cui segna sei gol in Coppa d’Inghilterra; la notte di Lisbona e la finale di Coppa dei Campioni. Vengono richiamati gesti di genio, come quando dribbla anche un compagno di squadra o quando ruba il pallone al portiere inglese Gordon Banks.

La figura emerge anche per caratteristiche personali: intelligenza sopra la media, bellezza e timidezza

La prima pop star del calcio: George Best oggi avrebbe compiuto 80 anni

Categorie: Calcio e Sport

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