Gaza montanari parlare di genocidio non deve essere un tabù botta e risposta con josi

• Pubblicato il • 5 min
Gaza montanari parlare di genocidio non deve essere un tabù botta e risposta con josi

Alta tensione a otto e mezzo su La7 durante il confronto sulla deriva del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu. Il dibattito si concentra sul confine tra il riconoscimento della tragedia nella Striscia di Gaza come genocidio e il confronto con le pagine più drammatiche del Novecento, toccando direttamente temi come memoria, responsabilità politica e paragoni storici.

otto e mezzo: confronto sul genocidio a Gaza e paragoni col Novecento

Nel corso della trasmissione, la discussione prende avvio dalle parole di Alessandro De Angelis in merito alla risposta israeliana a Gaza. Il giornalista afferma che Israele stia “riproponendo il suo incubo storico dalla parte dell’aguzzino”. La formula accende subito il confronto quando la conduttrice Lilli Gruber chiede se il paragone riguardi i metodi del nazismo.

De Angelis riconduce il punto al processo di “fascistizzazione di Israele”, sostenendo che sarebbero stati mutuati metodi associati al terrorismo. In questa cornice, Gaza viene definita “un campo di concentramento a cielo aperto”.

la risposta alle accuse: distinzione tra Shoah e quanto accade oggi

Luca Josi respinge ogni assimilazione tra quanto avvenne nella Shoah e quanto accade nella Striscia. Secondo Josi, parlare di uguaglianze rappresenta un errore: gli esponenti dell’estrema destra israeliana vengono indicati con espressioni fortemente negative, mentre viene ribadito che “il genocidio degli ebrei fu una cosa diversa”.

Josi accusa inoltre il dibattito pubblico di contribuire ad alimentare l’odio, chiedendo di mantenere separata la responsabilità del governo Netanyahu dalla storia e dalla cultura ebraica. A suo avviso, il confronto collettivo sul Novecento non deve diventare un meccanismo che “capovolge tutto”, aggiungendo che la discussione non deve “buttare diavolina nel falò di questo odio”.

il ruolo della memoria: “sonno della ragione” e risposta di Josi

De Angelis richiama il concetto del “sonno della ragione”, indicato come precondizione storica delle grandi tragedie del Novecento, includendo l’Olocausto. Secondo il giornalista, tale precondizione sarebbe presente anche in ciò che sta accadendo oggi.

La replica di Josi insiste su un diverso criterio di confronto temporale e comunicativo. Viene contrapposto il contesto del passato, quando durante la persecuzione degli ebrei nel secolo scorso “nessuno vedeva”, alla contemporaneità, in cui la realtà di Gaza viene esposta pubblicamente mentre si discute apertamente del termine genocidio. Per Josi, il modo con cui oggi si procede nella discussione rischierebbe di indebolire la capacità di distinguere tra fenomeni storici.

Secondo il giornalista, per anni la memoria collettiva sarebbe stata attraversata da narrazioni basate sul “pianto” legato alla cattiveria nazista, mentre oggi si sarebbe “perduta” la medesima capacità di discernimento. In questa prospettiva, afferma che “dire che quello a Gaza è un genocidio è tanto”.

Tomaso Montanari: Giorno della Memoria, “Mai più” e significato universale

In disaccordo totale, Tomaso Montanari contesta innanzitutto l’uso del termine “sfracassato” collegato alla memoria della Shoah. Montanari sottolinea che il Giorno della Memoria viene celebrato con modalità istituzionali e con la partecipazione delle comunità, ricordando l’organizzazione in università e il coinvolgimento delle realtà ebraiche.

memoria, polemiche e significato di frasi come “mai più”

Quando Josi richiama polemiche recenti sulla Brigata ebraica, Montanari definisce quella questione come “un altro problema”. Richiama poi elementi presenti in una manifestazione milanese del 25 aprile, citando bandiere di Israele, bandiere dello Scià e ritratti di Trump.

Il rettore collega quindi la discussione alla portata della formula “Mai più”. Afferma che ogni giorno della memoria si ripete “Mai più” e che, per lui, l’espressione non va letta come un riferimento esclusivo contro gli ebrei. Viene ribadito che, partendo dalle comunità ebraiche, il messaggio è stato inteso come un mai più destinato a riguardare tutta l’umanità.

convenzione contro il genocidio e precedenti storici riconosciuti

Montanari aggiunge un riferimento alla Convenzione contro il genocidio del 1948, sostenendo che prevede l’individuazione di condizioni che rendono manifesto un genocidio contro altri popoli. Il rettore cita che, in varie aree del mondo, esistono casi passati in giudicato come tali: in Africa, Europa, nella ex Jugoslavia e in Asia.

genocidio e responsabilità: ferita per l’ebraismo mondiale e prove citate

Montanari considera una ferita profonda per l’ebraismo mondiale il fatto che lo Stato di Israele venga accusato di genocidio, anche perché Israele nasce dopo la Shoah. Il rettore richiama posizioni di storici, giuristi e studiosi internazionali che parlano apertamente di genocidio a Gaza, aggiungendo che “il nesso è nelle cose”, precisando però che ciò non implica un’uguaglianza totale tra contesti.

Nel suo intervento, Montanari insiste sulla necessità di non trasformare il tema in un tabù. Ricorda l’esistenza di “documentazione” su pratiche attribuite all’esercito israeliano, includendo affermazioni su cani usati per stuprare persone, sottrazioni di minori e commerci di organi. Il rettore conclude sostenendo che ciò che sta avvenendo sarebbe inenarrabile e che, proprio per questo, sarebbe normale cercare paragoni storici senza cancellare le differenze, ma senza negare la necessità di nominare il genocidio quando a compierlo sarebbe lo Stato d’Israele.

ospiti e protagonisti del confronto

  • Alessandro De Angelis
  • Luca Josi
  • Tomaso Montanari
  • Lilli Gruber
  • Benjamin Netanyahu

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