Film giapponesi assolutamente al : due imperdibili
Nei prossimi giorni, le sale italiane presenteranno una coppia di uscite pensata per sorprendere e spiazzare: due film con tono e immaginario totalmente opposti, eppure legati da uno sguardo autoriale forte capace di lasciare tracce profonde. Da un lato una storia costruita con rigore storico e delicatezza emotiva; dall’altro un racconto che trasforma la realtà in un incubo collettivo, facendone emergere contraddizioni e inquietudini.
kokuho - il maestro di kabuki: tradizione, eredità e identità in mezzo secolo di storia
Il primo film è Kokuho - Il Maestro di Kabuki, diretto da Lee Sang-il. Un’opera ampia e raffinata che attraversa mezzo secolo di storia seguendo il destino di Kikuo (interpretato da Ryo Yoshizawa). Il percorso del protagonista prende avvio dopo l’evento traumatico che lo lascia orfano in seguito a un episodio legato alla yakuza.
Accolto in una prestigiosa compagnia di kabuki a Osaka, Kikuo cresce insieme a Shunsuke (interpretato da Ryusei Yokohama), figlio naturale del maestro. La vicinanza non resta sul piano affettivo: diventa un vincolo fatto di studio, sacrifici e ambizioni, trasformando il rapporto in una palestra per la disciplina e per il futuro.
onnagata e sentimento: il cuore del racconto tra disciplina e conflitto
Il fulcro narrativo ruota attorno all’equilibrio tra tradizione e sentimento. L’arte dell’onnagata—ovvero uomini chiamati a incarnare figure femminili con una disciplina quasi ascetica—si staglia come una metafora più ampia di identità, appartenenza e conflitto.
Tra rivalità sotterranee e legami profondissimi, la storia si sviluppa come un grande romanzo visivo incentrato sulla trasmissione del talento e sul peso dell’eredità. La narrazione mantiene al centro sia la ritualità del palcoscenico sia le fragilità intime dei personaggi.
messa in scena sontuosa e impatto sul pubblico
La regia e la messa in scena risultano sontuose, ma prive di compiacimento. L’attenzione si concentra sulla cura della dimensione scenica e, parallelamente, sull’esposizione delle tensioni interne. Non mancano riscontri rilevanti nel contesto nazionale: il film ha ottenuto un enorme successo in patria, affermandosi come uno dei maggiori incassi live action nella storia recente del Giappone.
suicide club di sion sono: un incubo collettivo tra indagine, assurdo e satira
Se Kokuho - Il Maestro di Kabuki procede con un’impostazione storica e contemplativa, Suicide Club di Sion Sono prende una strada completamente diversa. Nel tempo, il film è diventato un titolo di culto, noto per la capacità di costruire tensione a partire da un quadro disturbante e non lineare.
Qui il Giappone contemporaneo viene raccontato come un incubo collettivo. Una serie di suicidi, apparentemente scollegati tra loro, diventa l’innesco di un’indagine che presto scivola verso l’assurdo. L’effetto complessivo mira a rendere percepibile un senso di smarrimento che coinvolge non solo i singoli, ma anche l’intero scenario sociale.
horror, satira sociale e cultura pop: interrogarsi sulla solitudine
La costruzione del film si muove mescolando horror, satira sociale e cultura pop. Le contaminazioni non restano decorative: servono a interrogarsi sul senso di solitudine e sul disorientamento di un’intera generazione. Il risultato è un racconto disturbante e provocatorio, in grado di spostare continuamente lo sguardo tra paura, critica e straniamento.
due film agli antipodi: linguaggio diverso, stessa spinta alla complessità del cinema giapponese
Le due proposte restano lontane per linguaggio e atmosfera. Kokuho - Il Maestro di Kabuki lavora sulla trasmissione del talento e sulla forza della tradizione, mettendo in scena un equilibrio delicato tra ritualità e fragilità. Suicide Club, invece, agisce per scarti e rovesciamenti: trasforma eventi apparentemente indipendenti in un percorso che vira verso l’assurdo, intrecciando generi e registri per dare forma a inquietudini profonde.
In entrambi i casi emerge la vitalità della cinematografia giapponese, sostenuta da un’impronta autoriale riconoscibile e dalla volontà di raccontare la complessità dell’essere umano attraverso strade narrative differenti.
cast e figure chiave presenti nei due film
- Lee Sang-il (regista di Kokuho - Il Maestro di Kabuki)
- Ryo Yoshizawa (Kikuo)
- Ryusei Yokohama (Shunsuke)
- Sion Sono (regista di Suicide Club)


