Esperienza di abc napoli in discussione: perché l’acqua deve restare pubblica
Il referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha segnato una scelta collettiva netta: oltre 26 milioni di cittadini hanno votato per sottrarre il servizio idrico alle logiche del profitto. A distanza di anni, quell’esito risulta ancora in larga parte inattuato, con Napoli che continua a rappresentare un’eccezione rilevante grazie a una gestione legata al ruolo pubblico dell’acqua.
Il futuro di ABC Napoli assume quindi un valore che va oltre l’organizzazione di un servizio municipale. La questione riporta al centro una tensione strutturale della democrazia italiana: da un lato la sovranità popolare, dall’altro il rischio che venga trasformata in una ritualità elettorale priva di vincoli effettivi per chi governa.
referendum 2011 e ABC napoli: l’indirizzo politico rimasto in parte incompiuto
Nel 2011 il referendum ha rappresentato un atto di indirizzo politico. Una parte ampia del corpo elettorale ha indicato un modello di gestione dei beni comuni che le istituzioni avrebbero dovuto realizzare. Tra le grandi città, Napoli risulta l’unica capace di tradurre quell’indicazione attraverso ABC Napoli, azienda speciale del Comune operativa dal 2013 e affidataria del servizio idrico.
Lo Statuto dell’azienda prevede il reinvestimento degli utili nella rete e nella riduzione delle dispersioni. Il punto qualificante non riguarda soltanto l’erogazione del servizio, ma la traduzione amministrativa di un’idea di diritto: l’acqua come bene essenziale connesso alla giustizia sociale, e non come merce.
governance e sovranità popolare: il rischio di riduzione a rito elettorale
La vicenda richiama la cornice teorica descritta da Alberto Lucarelli, definita “riformismo della governance”. In tale modello la governabilità tende a prevalere sulla rappresentanza, mentre la rapidità della decisione può sostituire la partecipazione.
La sovranità popolare viene quindi richiamata come elemento di legittimazione, ma tende a essere ignorata come vincolo per la gestione politica. La fonte richiama anche un confronto con due impostazioni differenti: Costantino Mortati considerava il referendum uno strumento per sottrarre alcune decisioni fondamentali al circuito rappresentativo e restituirle direttamente al corpo politico; Lelio Basso collegava, nell’articolo 3, comma 2, della Costituzione, il fondamento di una democrazia sostanziale.
ABC napoli: mozione e ipotesi di cambiamenti statutari
Oggi l’esperienza costruita nel tempo viene rimessa in discussione senza un confronto pubblico pienamente delineato. Il Consiglio comunale ha approvato una mozione che subordina la proroga dell’affidamento a condizioni indicate in modo indeterminato. In parallelo, si è aperta la possibilità di modifiche statutarie con cui ABC potrebbe assumere forme privatistiche e partecipare a società di capitali.
il nodo: non solo privatizzazione, ma trasformazione della natura del servizio
La questione non è circoscritta al rischio di una futura privatizzazione. Il punto centrale riguarda il possibile cambio della natura del servizio: una società per azioni è strutturata per perseguire equilibrio economico e redditività. Quando un diritto fondamentale viene subordinato a tale logica, il servizio smette di essere universale e può trasformarsi in una prestazione amministrata secondo criteri aziendali.
Secondo la fonte, ciò comporterebbe una trasformazione del cittadino in utente e della politica in una gestione tecnocratica.
quadro giuridico e pareri: D.Lgs. 201/2022 e proroga dell’affidamento
Sul piano giuridico, la fonte segnala che chi richiama il D.Lgs. 201/2022 per sostenere la trasformazione di ABC trascura un parere pro bono depositato nel luglio 2025. Il documento è attribuito ai professori Lucarelli e Chiappetta dell’Università Federico II.
Nel parere si sostiene che il decreto avrebbe ecceduto i limiti della legge delega. Viene inoltre richiamato il principio per cui il diritto europeo riconosce agli Stati la libertà nell’organizzazione dei servizi pubblici, anche tramite soggetti non societari. La fonte aggiunge anche che la proroga dell’affidamento sarebbe da intendersi come estensione temporale di un rapporto già esistente, non come un nuovo affidamento soggetto alla disciplina sopravvenuta.
scelte politiche, confronto pubblico e tendenze europee: il contesto delle grandi capitali
Alla luce di queste indicazioni, la resistenza alla proroga di ABC non appare presentata come una necessità giuridica, ma come una scelta politica. La fonte richiama esempi europei con direzioni opposte rispetto all’ipotesi di trasformazione.
rimunicipalizzazione del servizio idrico in europa
Vengono citate grandi città europee: Parigi avrebbe ripubblicizzato il servizio idrico nel 2010, Berlino avrebbe completato la rimunicipalizzazione nel 2014, mentre Monaco e Madrid non avrebbero mai affidato integralmente l’acqua ai privati. Secondo la fonte, la rimunicipalizzazione si configura come una tendenza consolidata in Europa, nata anche come risposta ai limiti delle privatizzazioni.
tavolo di confronto e urgenza di decisione sull’affidamento
Dopo le proteste dei comitati, l’assessore Cosenza ha aperto a un tavolo di confronto. La fonte collega però la risoluzione del nodo alla necessità di una decisione chiara sull’affidamento. L’idea espressa è che ignorare il voto del 2011, invocando vincoli che il diritto non impone, significherebbe ridurre la democrazia a una procedura elettorale, svuotandola di contenuto sostanziale.
personalità citate
La fonte richiama diverse figure collegate al ragionamento giuridico e politico.
- Alberto Lucarelli
- Costantino Mortati
- Lelio Basso
- Lucarelli (professore citato nel parere pro bono)
- Chiappetta (professore citato nel parere pro bono)
- Cosenza (assessore citato)
