Ebola Congo: scontri e tende bruciate manifestanti

• Pubblicato il • 6 min
Ebola Congo: scontri e tende bruciate  manifestanti

La crisi sanitaria legata all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo non accenna a rallentare. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità eleva il rischio epidemico da “alto” a “molto alto”, nello Stato africano emergono anche nuovi episodi di tensione: in prossimità di un ospedale, alcuni manifestanti hanno dato fuoco alle tende usate per isolare i pazienti e sarebbe stato impedito il trasferimento della salma per la sepoltura. In parallelo, la risposta sanitaria incontra difficoltà operative legate a sicurezza, rispetto dei protocolli e carenze di protezione in comunità e scuole.

oms: rischio massimo e diffusione rapida dell’ebola

L’Organizzazione mondiale della sanità valuta l’andamento dell’epidemia elevando la soglia di rischio a “molto alto”, corrispondente al livello massimo. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha indicato che i casi sospetti sarebbero circa 750, mentre i decedi che si ipotizza siano collegati a Ebola sarebbero 177.

Nel frattempo, Ghebreyesus ha sottolineato che l’epidemia si sta diffondendo rapidamente e ha collegato l’accelerazione della crisi a violenza e insicurezza, fattori in grado di ostacolare la risposta.

casi importati: trasferimenti in europa

Secondo le informazioni richiamate da Tedros, un cittadino americano colpito dalla malattia è stato ricoverato in Germania. Un secondo statunitense, considerato un contatto ad alto rischio, è stato invece trasferito in Repubblica Ceca.

congo orientale: scontri durante funerali e difficoltà per gli operatori

Nel contesto della crisi, nella mattina del 22 maggio la famiglia di un soldato morto a 24 anni ha preso d’assalto alcune strutture sanitarie nel Congo orientale. L’episodio nasce dal fatto che alla famiglia sarebbe stato impedito di seppellire il defunto. La tensione si è rapidamente trasformata in scontri, coinvolgendo anche l’esercito schierato per garantire la sicurezza.

La polizia sarebbe intervenuta per calmare la situazione, senza però riuscire a ristabilire l’ordine. In quella fase, secondo quanto riportato da una testimonianza raccolta da Associated Press, gli operatori umanitari sono stati costretti a fuggire dal centro di cura.

varianti del virus e assenza di terapie approvate

Le zone rurali del Congo risultano tra le aree più colpite dal virus Bundibugyo Ebola. La variante è considerata tra le più letali perché, a differenza del virus Zaire, non esistono vaccini o terapie approvati.

cadaveri altamente contagiosi e protocolli di sepoltura in conflitto con le pratiche locali

I corpi delle persone decedute per Ebola possono risultare altamente contagiosi e contribuire a una diffusione ulteriore, soprattutto quando vengono preparati per i funerali e quando molte persone si riuniscono. Per questo, gli operatori sanitari devono gestire procedure complesse, che in alcuni casi entrano in tensione con usi locali.

autorità e responsabilità della sepoltura

La sepoltura, dove possibile, viene gestita dalle autorità, scelta che può generare proteste tra famiglie e amici delle vittime. Il vice commissario capo Jean Claude Mukendi, responsabile del dipartimento di pubblica sicurezza della provincia di Ituri, ha affermato che alcuni giovani non avrebbero compreso i protocolli di sepoltura. Mukendi ha spiegato che i giovani avrebbero voluto portare il corpo a casa per il funerale, anche se le indicazioni delle autorità durante l’epidemia di Ebola sarebbero chiare: tutti i corpi devono essere sepolti secondo le norme.

actionaid: mancanza di dispositivi di protezione e scarsa preparazione nelle scuole

Alla dinamica dei funerali si somma un quadro di vulnerabilità strutturale evidenziato da ActionAid. L’organizzazione, operativa dal 2022 nella provincia di Ituri, denuncia “la mancanza di dispositivi di protezione contro l’Ebola nelle scuole e nelle comunità”, definendola “bomba a orologeria”.

percentuali di carenze in scuole e comunità

Secondo ActionAid, l’83% delle scuole non dispone di postazioni per il lavaggio delle mani o di misure di igiene specifiche per l’Ebola. L’81% non avrebbe protocolli di risposta o isolamento attivi, mentre nel 78% dei casi mancherebbero dispositivi di protezione individuale per insegnanti o studenti.

La stessa nota segnala che il 74% degli insegnanti non avrebbe ricevuto alcuna formazione e che il 67% delle scuole non avrebbe ottenuto nemmeno una visita da parte delle autorità sanitarie in relazione all’epidemia.

guerra civile e intensificazione degli scontri in ituri

A aggravare la situazione sarebbe la guerra civile in corso in Congo. Dalla fine del 2025, la provincia di Ituri sarebbe teatro di un’intensificazione drammatica degli scontri.

ActionAid riferisce che il 29% delle scuole avrebbe già registrato almeno un caso sospetto di Ebola o un contatto stretto. L’organizzazione chiede un intervento umanitario urgente e localizzato per affrontare la mancanza di preparazione alla malattia da virus Ebola in scuole e comunità.

Le testimonianze raccolte da ActionAid indicano una situazione definita disperata nelle comunità delle zone sanitarie di Nyankunde, Nizi e Bunia, con bassi livelli di conoscenza della malattia, assenza di infrastrutture di protezione e gravi interruzioni dei servizi nei centri sanitari e nelle scuole.

finanziamenti onu e sostegno di stati uniti e unione europea

Per contrastare la diffusione, le Nazioni Unite hanno stanziato 60 milioni di dollari dal Fondo centrale di risposta alle emergenze per accelerare gli interventi in Congo e nella regione. Gli Stati Uniti hanno promesso un finanziamento di 23 milioni di dollari per rafforzare gli interventi in Congo e in Uganda e hanno dichiarato che finanzieranno la creazione di un massimo di 50 centri di cura per l’ebola nelle aree colpite di entrambi i Paesi.

Le autorità ugandesi hanno però negato di essere a conoscenza dell’allestimento di nuovi centri da parte di Washington. L’Unione europea, inoltre, sta stanziando 15 milioni di euro in aiuti, che si aggiungono ai 102 milioni già stanziati per la regione.

Secondo quanto dichiarato dalla portavoce della Commissione Eva Hrncirova, la Commissione avrebbe già sostenuto l’invio di oltre sei tonnellate di attrezzature mediche nella Repubblica Democratica del Congo. Nel fine settimana, insieme a Unicef, un ponte aereo umanitario porterebbe circa 100 tonnellate di forniture, destinate a circa 100.000 persone.

kenya: primo caso sospetto a eldo ret

Intanto, il Kenya registra il primo caso sospetto nella città di Eldoret, a nord del Paese. Il paziente sarebbe un cittadino keniano ventinovenne, di professione camionista. L’uomo avrebbe viaggiato il 19 maggio dalla Repubblica Democratica del Congo, transitando dall’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi, e avrebbe soggiornato una notte nella capitale.

isolamento e andamento dei sintomi

Il caso sospetto sarebbe emerso quando il paziente si è presentato allo St Lukès Hospital di Kapsoya. Medici e personale avrebbero rilevato immediatamente la possibile presenza del virus, procedendo con l’isolamento del soggetto.

Funzionari sanitari avrebbero dichiarato che i sintomi riconducibili alla malattia si sarebbero sviluppati il 13 maggio mentre l’uomo si trovava ancora a Lubumbashi in Congo, dove sarebbe stato ricoverato e curato per condizioni tra cui sepsi e febbre alta, come riportato da Capital News.

La segnalazione arriva in un momento in cui il Kenya avrebbe intensificato la sorveglianza dell’Ebola, anche per la presenza dei primi casi conclamati nella vicina Uganda.

figure chiave citate nella situazione

  • Tedros Adhanom Ghebreyesus
  • Alexis Burata
  • Jean Claude Mukendi
  • Eva Hrncirova
  • Saani Yakubu
Ebola – Manifestanti bruciano le tende di un ospedale a Rwampara. Allarme di ActionAid nella regione: “Una bomba a orologeria”
Categorie: SaluteCronaca

Per te