Commissione ue e strategia del diritto di rimanere: perché è critica per l’italia
La Strategia del diritto di rimanere avviata dalla Commissione Europea accende un confronto essenziale sul futuro demografico e produttivo dell’Italia. I numeri descrivono un fenomeno strutturale: una parte rilevante di giovani e lavoratori sceglie l’estero, mentre il rientro appare molto più contenuto. La consultazione pubblica diventa così il punto di partenza per misurare costi economici, condizioni di lavoro e servizi pubblici, con un’attenzione particolare alle disuguaglianze territoriali.
strategia del diritto di rimanere: l’esodo e il rientro in numeri
Nel 2024 si sono trasferiti all’estero 156.000 italiani, con un incremento del 36,5% rispetto al 2023. Nello stesso periodo, i rientri sono stati 53.000. Il divario emerge anche nel rapporto tra generazioni: per ogni nove under-34 che lasciano l’Italia arriva appena un coetaneo straniero dai principali paesi ad alto reddito.
Le motivazioni del vissuto all’estero risultano in larga parte positive: l’87% di chi emigra valuta positivamente l’esperienza fuori dall’Italia. Tra gli ostacoli principali al rientro compaiono mancanza di opportunità di lavoro, qualità della vita e assenza di un ambiente meritocratico e aperto. Solo il 16% dichiara di voler rientrare con certezza, mentre il 51% si dice orientato ad andare dove si presentano le migliori opportunità.
strategia del diritto di rimanere: costo economico e retribuzioni
Il costo economico della perdita di capitale umano viene indicato come particolarmente elevato. Il valore del capitale umano perso nel triennio 2022-2024 è stimato in circa 16 miliardi di euro l’anno, una cifra paragonabile a una legge di Bilancio.
Il tema delle retribuzioni viene collegato a un andamento sfavorevole. Le retribuzioni orarie italiane risultano scese di circa il 7% rispetto al 1996. Nel confronto internazionale, in Germania le retribuzioni orarie risultano cresciute del 18,2% e in Francia del 19% (dati 2023).
La distribuzione dei redditi aggiunge ulteriore pressione: il 21% dei lavoratori italiani guadagna meno di 1.000 euro al mese e il 10,2% degli occupati è a rischio povertà.
strategia del diritto di rimanere: casa e servizi per l’infanzia
Un ulteriore fattore indicato come determinante riguarda l’accesso all’abitazione. Il mercato degli affitti registra aumenti medi tra il 3% e il 5% annui nelle principali città negli ultimi anni. Nelle aree urbane principali, l’affitto di un bilocale assorbirebbe più di un terzo dello stipendio per almeno il 50% dei giovani lavoratori. In questo contesto, il mutuo viene descritto come un’ipotesi lontana.
Per i servizi familiari e per l’infanzia, il quadro viene presentato in termini di forte ritardo. L’Italia risulta agli ultimi posti in Europa con appena 31,6 posti di asilo nido ogni 100 bambini. Il confronto evidenzia differenze rilevanti: in Germania l’accesso ai servizi per l’infanzia è descritto come un diritto universale garantito fin dalla nascita, mentre in Spagna i servizi sono integrati nel sistema educativo e risultano prevalentemente gratuiti.
strategia del diritto di rimanere: sanità, divari territoriali e emigrazione interna
La sanità pubblica viene collegata a problemi strutturali percepiti. Più della metà degli italiani indica tempi di attesa e accesso alle cure come principali criticità del Servizio Sanitario Nazionale. Nel Mezzogiorno, i Livelli Essenziali di Assistenza vengono definiti un miraggio.
Oltre all’emigrazione verso l’estero, viene segnalata l’incidenza dell’emigrazione interna. Tra il 2011 e il 2024, circa il 20% dei giovani adulti originari del Mezzogiorno avrebbe lasciato la propria regione, con l’effetto di raddoppiare il problema per il Sud.
strategia del diritto di rimanere: fuga dei cervelli e incentivi al rientro
Nel racconto del fenomeno legato alla fuga dei cervelli, viene richiamata l’alternanza tra minimizzazione e rassegnazione da parte del governo. È stata proposta una distinzione tra una presunta “mobilità fisiologica positiva” e chi non torna perché trova altrove salari e riconoscimento migliori. La distinzione viene indicata come non priva di elementi, ma utilizzata per sfumare la gravità del fenomeno.
Recentemente viene segnalato anche un cambiamento di priorità: riduzione delle agevolazioni fiscali per il rientro dei cervelli e spostamento di risorse per attrarre pensionati stranieri. Questo passaggio viene presentato come un segnale dell’impostazione futura considerata.
strategia del diritto di rimanere: cambio di paradigma e indicatori chiave
La proposta si concentra sul diritto di restare come condizione di giustizia sociale e territoriale. La direzione indicata richiede che il saldo migratorio netto dei giovani tra 18 e 34 anni diventi un indicatore chiave, attorno al quale costruire una strategia coerente.
La strategia viene descritta come composta da più pilastri, tra cui:
- piano per i salari reali e contrasto al lavoro povero
- politica per la casa con interventi sul mercato degli affitti e sull’edilizia sociale
- sistema universale e gratuito di servizi per l’infanzia, con miglioramento del congedo parentale includendo anche i papà
- rilancio del Servizio Sanitario Nazionale riducendo le disuguaglianze territoriali
- riforma di istruzione e ricerca per aumentare l’accesso all’università e creare carriere attrattive per ricercatori e docenti
- politiche di coesione territoriale per valorizzare il Sud e le aree interne
- ripristino e potenziamento degli incentivi al rientro
La visione finale attribuisce alla scelta di investire nella formazione dei figli e poi vederli andare verso altri sistemi economici l’idea di una mancata gestione del futuro. Il passaggio conclusivo richiama l’urgenza di rimettere in ordine le priorità.
Tra i nominativi citati nel contenuto risultano presenti:
- Peter Gomez
- la redazione
