C’è ancora domani: omogeneizzati, torte rustiche e la scrittura spiegata cortellesi al salone del libro

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C’è ancora domani: omogeneizzati, torte rustiche e la scrittura spiegata  cortellesi al salone del libro

Dal Salone del Libro di Torino 2026 arrivano dettagli vividi sul percorso creativo che ha portato alla nascita dello script di C’è ancora domani, film che ha conquistato il pubblico tra il 2023 e il 2024. Tra aneddoti curiosi, tempi di lavorazione e riferimenti alla scrittura collettiva, il racconto mette in evidenza un processo fatto di scelte precise, scambi continui e un’attenzione particolare alla resa finale.

c’è ancora domani: nascita dello script e debutto alla regia

Durante l’evento torinese, Paola Cortellesi e i colleghi di scrittura Giulia Calenda e Furio Andreotti hanno accompagnato l’uscita dello script del film, ora disponibile in forma di libro grazie all’editore Feltrinelli. La conversazione ha richiamato anche l’esordio di Cortellesi alla regia, descritto come un avvio particolarmente impattante sul piano dei risultati: con il film sono stati raccolti quasi 37 milioni di euro di incassi.

Il lavoro è stato avviato con una premessa che ha colpito immediatamente il produttore: nel ripercorrere le prime proposte, Cortellesi ha raccontato che, presentando l’idea di un film d’epoca in bianco e nero e incentrato sulla violenza su una donna, il produttore Mario Gianani avrebbe avuto un mancamento.

scrittura a tre: come si è costruita la storia

Le indicazioni emerse dal racconto pubblico hanno chiarito che la sceneggiatura è stata sviluppata da tre autori, con un iter consolidato negli anni precedenti. Nel confronto è stato ricordato l’esperienza di scrittura che ha accompagnato anche titoli di successo, citando i risultati ottenuti con Come un gatto in tangenziale.

Nel ricostruire l’impianto narrativo, è stato sottolineato come la commedia sia presente fin dall’origine, richiamando la lezione del neorealismo. Andreotti ha collegato la presenza di elementi comici alla memoria di scene note, spiegando che prima di un momento drammatico in un film di riferimento, si trova già una sequenza di tono più leggero.

music e idee: l’avvio dai brani e la costruzione delle scene

Un passaggio centrale del racconto riguarda le basi creative: secondo quanto riportato, Cortellesi ha iniziato dalle musiche. Grazie ai brani di Daniele Silvestri, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, sarebbero state ideate diverse scene, anche prima della loro traduzione effettiva in scrittura.

lavoro progressivo tra ideazione e stesura

Calenda ha precisato che l’organizzazione delle scene è maturata in una fase in cui la struttura prendeva forma prima di diventare pagina: idee già presenti e poi rese concrete nella sceneggiatura.

il finale come sorpresa: script senza chiusura e attese del pubblico

Nel racconto del processo, Cortellesi ha ricordato un metodo specifico usato durante la verifica del testo: lo script veniva fatto leggere a alcune persone senza il finale, così da mantenere intatta la sorpresa. La scelta era legata alla famosa sequenza della protagonista Delia, impegnata ad andare a votare per la prima volta nel 1946, come avviene “per tutte le donne italiane”.

La reazione del pubblico coinvolto è stata intensa: molti lettori avrebbero chiesto con insistenza come andasse a finire la storia, mostrando quanto il meccanismo narrativo funzionasse anche in assenza della chiusura completa.

aneddoto di Francesco Piccolo: lo script consegnato con il finale

Nel passaggio più inatteso, i coordinati del tavolo Francesco Piccolo avrebbero offerto un esempio diretto sul destino dei finali nelle sceneggiature. Il racconto riporta che, quando Piccolo e Francesca Pontremoli hanno scritto Il Caimano, avevano dato lo script ai tecnici senza il finale. Solo dopo la decisione di Nanni Moretti su come chiudere la storia, sarebbe stato stampato lo script con la conclusione e consegnato dopo un pranzo al ristorante cinese.

La reazione descritta è stata immediata: Piccolo avrebbe avuto un forte shock e, uscendo, avrebbe appoggiato lo script sulla sella del motorino, infilato il casco e poi sarebbe ripartito, causando la perdita del materiale. Piccolo avrebbe aggiunto che Moretti non avrebbe mai saputo dell’accaduto, lasciando intendere che l’episodio non sarebbe più perseguibile per ragioni di tempo.

tempi di lavoro e dettagli pratici: otto mesi, torte rustiche e omogeneizzati

La ricostruzione dei lavori prosegue con elementi concreti: per la sceneggiatura di C’è ancora domani sarebbero serviti circa otto mesi. Durante le sedute di scrittura, Cortellesi avrebbe preparato torte rustiche in quantità.

Un altro particolare riguarda il supporto tecnologico: sul medesimo computer su cui lavoravano in tre, spesso finivano tracce di omogeneizzati che, secondo quanto riportato, la figlia di Cortellesi, Lauretta, preferiva spuzzare anziché ingerire.

remake e correzioni: dal progetto alla versione libraria

Nel racconto è stato introdotto anche il tema del futuro del film. È prevista la presenza di un remake, collegato all’idea che in un paese si renda necessario raccontare questa storia. Inoltre, è stato specificato che il romanesco usato nel film e trascritto nella versione libraria ha ricevuto correzioni, con un commento ironico: secondo quanto riferito, dei milanesi avrebbero corretto il modo di parlare.

La chiusura dell’incontro evidenzia l’energia del pubblico: l’applauso dopo tre anni viene descritto come calorosissimo e pieno. Rimane l’obiettivo di un bis, citato come un traguardo che richiede un impegno notevole.

personaggi e autori menzionati durante l’incontro

  • Paola Cortellesi
  • Giulia Calenda
  • Furio Andreotti
  • Mario Gianani
  • Francesco Piccolo
  • Francesca Pontremoli
  • Nanni Moretti
  • Carlo Calenda
  • Delia
  • Lauretta
  • Daniele Silvestri
  • Petra Magoni
  • Ferruccio Spinetti
  • Aldo Fabrizi
  • Anna Magnani
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