Capello attaccanti perdono palla si deve imparare e copiare psg

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Capello attaccanti perdono palla si deve imparare e copiare  psg

La qualificazione al successo europeo passa spesso dai dettagli che contano nei momenti decisivi: intensità, sacrificio e capacità di reagire subito quando si perde il pallone. Fabio Capello ha inquadrato la vittoria del Psg in Champions League come un risultato costruito con la mentalità giusta e con un’idea di partita ben precisa, pur riconoscendo che il rendimento complessivo non è stato privo di limiti. Il punto centrale, secondo l’ex allenatore tra Roma e Milan, riguarda soprattutto ciò che la squadra è riuscita a mettere in campo ogni volta che ha dovuto inseguire l’avversario e ripristinare l’equilibrio.

Fabio Capello e la vittoria del Psg in Champions League

Capello ha espresso un giudizio netto sulla partita: pur in presenza di aspetti non perfetti, il successo del Psg ai rigori è stato definito meritato. Nel commento rilasciato a Sky Sport l’attenzione si è concentrata su un fattore determinante, legato alla capacità di una squadra di restare compatta e reattiva, anche quando il gioco non scorre in modo ideale.

Tra i motivi principali indicati da Capello rientrano la voglia di sacrificarsi, il desiderio di aiutarsi in ogni momento e la forza di Luis Enrique, descritta come un elemento capace di trasferirsi direttamente sul campo. In questa lettura, il Psg non ha mostrato il massimo della fluidità, ma ha costruito la propria riuscita attraverso atteggiamenti e dinamiche concrete nel corso della partita.

Psg sotto pressione: rincorsa immediata dopo la perdita del pallone

Capello ha sottolineato un aspetto specifico: pur non vedendosi un grande PSG nella partita, la vittoria avrebbe trovato fondamento in un comportamento costante. Nel suo racconto, la squadra non si è limitata a perdere il possesso e ad arrestarsi, ma ha reagito con prontezza.

La descrizione è stata chiara: la formazione avrebbe avuto difficoltà e, soprattutto, avrebbe avuto un dato negativo sul fronte delle conclusioni, con l’osservazione che praticamente non si è quasi mai tirato in porta. Nonostante questo, ogni volta che si verificava una perdita di palla, scattava una rincorsa immediata dell’avversario, elemento giudicato decisivo per mantenere il controllo del ritmo e ridurre le occasioni concesse.

Il paragone con il calcio italiano: volontà e sacrificio da allenare

Dal racconto sulla Champions è nato un confronto diretto con il calcio italiano, con particolare riferimento a come si comportano spesso gli attaccanti quando arriva la fase di non possesso. Capello ha indicato un punto su cui intervenire, parlando di una differenza di mentalità: nel calcio nazionale, secondo la sua analisi, capita frequentemente che chi attacca, quando perde palla, si fermi invece di contribuire subito al lavoro della squadra.

L’invito è stato a prendere esempio dal Psg: la richiesta non riguarda solamente l’aspetto tattico, ma la mentalità. Capello ha espresso la volontà di vedere nel movimento italiano più continuità nel comportamento collettivo, in particolare su volontà e sacrificio, proponendo l’adozione di un principio già dimostrato dai campioni europei.

Attaccanti e non possesso: correre sempre, non solo in attacco

La valutazione si è estesa anche alla dimensione tecnica: Capello ha ricordato che, una volta acquisita la componente di impegno, entrano in gioco qualità diverse a livello tecnico. Il nodo iniziale resta però l’atteggiamento: per lui occorre correre tutti, compresi gli attaccanti, evitando di considerare la fase di rincorsa come un compito secondario.

La narrazione “se corre non è lucido”: cosa cambia nel calcio moderno

Nel dialogo con Paolo Di Canio, Capello ha affrontato un’altra questione ricorrente: quella secondo cui, quando un attaccante corre molto, davanti alla porta perderebbe lucidità. Secondo la versione citata, la logica sarebbe: correndo troppo, non si sarebbe lucidi e quindi si arriverebbe a sbagliare. Ne consegue una giustificazione, riportata come una scusa: “Non corro”.

La posizione attribuita a Capello è che il calcio contemporaneo non si basi su questa impostazione. Nel ragionamento esposto, il requisito principale diventa la capacità di mantenere qualità e restare lucidi senza rinunciare all’impegno. Correre, anche per gli attaccanti, viene indicato come un elemento necessario nel modello moderno, con l’obiettivo di partecipare attivamente anche nelle fasi difensive e di recupero.

Responsabilità condivisa tra mentalità dei calciatori e indicazioni degli allenatori

Capello ha collegato il tema a una responsabilità che coinvolge più livelli: la mentalità dei calciatori da un lato e la struttura del lavoro da parte degli allenatori dall’altro. Il comportamento descritto come vincente sarebbe frutto di un’idea precisa, fatta di intensità, sacrificio e unità, capace di trasformarsi in gesti concreti sul terreno di gioco.

Personaggi citati:

  • Fabio Capello
  • Luis Enrique
  • Paolo Di Canio
Capello: “Da noi gli attaccanti perdono palla e si fermano. Si deve imparare e copiare dal Psg”
Categorie: Calcio e Sport

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