Cannes 2026: Almodóvar delude, Zvyagintsev trionfa tra i favoriti.

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Cannes 2026: Almodóvar delude, Zvyagintsev trionfa tra i favoriti.

Un appuntamento ad alta tensione emotiva come Cannes, quando produce attese così concentrate, spesso finisce per lasciare tracce nette nell’impatto con il pubblico. Tra i film più discussi del concorso e dell’arrivo nelle sale italiane, Amarga Navidad di Pedro Almodóvar si presenta come uno dei titoli più presenti nell’aspettativa, ma si traduce in una delusione marcata. Accanto a questa ricezione, spicca Minotaur di Andreï Zvyagintsev, sesto film del regista russo, capace di imporre tensione, rigore e un finale ricordato per qualità visiva.

amarga navidad di pedro almodóvar: delusione tra attese e riconoscibilità estetica

Amarga Navidad, film di Pedro Almodóvar atteso tanto in concorso a Cannes e arrivato nelle sale italiane da giovedì, viene descritto come una cocente delusione. L’attenzione critica si concentra su un sospetto preciso: più che emergere da una reale qualità dell’opera, i consensi potrebbero essere stati orientati dal quasi reverenziale affetto globale verso l’autore spagnolo, che compie 76 anni.

Secondo la valutazione espressa, il regista non aggiunge nulla rispetto a sperimentazioni e conferme già presenti nella propria filmografia, con maggiore efficacia in passato. L’impressione dichiarata è quella di un film che ripropone un impianto già noto: un’estetica fatta di colori accesi, abiti firmati, abitazioni curate e una colonna sonora onnipresente torna sullo schermo senza introdurre cambiamenti sostanziali.

La presenza femminile è indicata come massiccia, con figure descritte come donne sull’orlo di una crisi di nervi, già inscritte dentro l’intensità emotiva del racconto e colpite da motivazioni personali differenti.

amarga navidad: metanarrazione tra presente e 2004

Il cuore narrativo del film viene collocato nell’atto creativo della sceneggiatura, portando la storia dentro territori di metanarrazione. La visione alterna il presente e il 2004, anno in cui è ambientato lo script di un autore noto, interpretato dall’argentino Leonardo Sbaraglia. Il personaggio viene presentato come un alter ego riconoscibile per fattezze, età e modo di vivere.

La vicenda ruota attorno a una regista, interpretata da Bárbara Lennie, legata a una relazione con un giovane striper-pompiere e attraversata da crisi di panico. Nel quadro complessivo, la trama richiama la presenza di un’autrice che ha realizzato soltanto due film divenuti di culto e che, per il resto, si circonda di amiche depresse o suscettibili, fino ad affrontare improvvisamente la morte della madre.

amarga navidad: finzione contro realtà

Il film è interpretato come veicolo di un tema centrale: il rapporto “vampirizzante” tra finzione e realtà. La domanda posta dal racconto riguarda fino a che punto la prima possa appropriarsi della seconda. L’idea viene collegata a percorsi del cinema già presenti per decenni, arrivando fino a un richiamo allo stesso festival con il film di Asghar Farhadi.

minotaur di andreï zvyagintsev: rigore formale e denuncia indiretta della guerra

Minotaur di Andreï Zvyagintsev, sesto film del regista russo, è indicato come l’esempio più significativo all’interno del concorso. Il film viene portato in gara nove anni dopo Loveless e descritto come un’opera implacabile e tesissima, sostenuta da uno straordinario rigore formale. Tra gli elementi enfatizzati, compare anche un’inquadratura finale tra le più apprezzate del festival.

minotaur: remake di claude chabrol e adattamento alla russia contemporanea

La struttura viene definita come un remake di La femme infidèle di Claude Chabrol, con un adattamento ritenuto perfettamente coerente con la Russia contemporanea. Il film è ambientato nel 2022, all’inizio dell’invasione dell’Ucraina, e viene presentato come una denuncia della guerra senza rappresentarla in modo diretto.

Il racconto mette in scena un personaggio descritto in chiave quasi mitologica, mostruoso, che governa un labirinto senza uscita per chiunque vi entri, costruendo un senso di intrappolamento che attraversa l’intera vicenda.

minotaur: gle b e il potere basato su inganno e manipolazione

Il protagonista, Gleb, viene caratterizzato come un ricchissimo titolare di un’azienda di trasporti, strettamente immischiato con le istituzioni: un vero oligarca. È sposato con una donna molto più giovane e ha un figlio adolescente.

Quando scopre che la moglie Galina ha un amante, decide di risolvere la questione a modo suo. In parallelo, risponde alle esigenze governative ingannando un gruppo di aspiranti impiegati. L’uomo senza scrupoli diventa, nel quadro narrativo delineato, la metonimia di un modello di potere attribuito alla Russia e ricondotto a Vladimir Putin, con azioni fondate su spionaggio, inganno, manipolazione e eliminazione fisica del nemico.

minotaur: famiglia, immagine e fotografia

Come in altre opere del regista, la storia viene costruita partendo dalla famiglia, con la dimensione domestica indicata come cuore dell’agire umano tanto nel bene quanto nel male. Rilevante anche il ruolo dell’immagine e della fotografia, che anche quando riflette la realtà viene descritta come incapace di mantenere il suo valore testimoniale.

minotaur: riprese in lettonia e finale dall’oblò dell’aereo

Esule a Parigi, Zvyagintsev ha girato il film in Lettonia pur ambientandolo in una cittadina della provincia russa. L’inquadratura finale viene raccontata come ripresa dall’oblò di un aereo: le nuvole bianche si mescolano allo smoke bomb, restituendo un mondo in cui bene e male finiscono per apparire indistinguibili.

personalità citate nell’impianto narrativo e nel contesto delle opere

Numerosi riferimenti a figure artistiche e interpretative compaiono nel quadro presentato:

  • Pedro Almodóvar
  • Leonardo Sbaraglia
  • Bárbara Lennie
  • Asghar Farhadi
  • Andreï Zvyagintsev
  • Claude Chabrol
  • Vladimir Putin
  • Gleb
  • Galina
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