Cane considera fratelli gli altri cani? perché spesso non è così e come capirlo
Un intreccio di voci letterarie, costruito su racconti e diari apocrifi, mette a fuoco dettagli sorprendenti della vita quotidiana: l’attenzione al comportamento animale, il funzionamento di una cultura locale segnata dalla violenza, lo sguardo di una nonna sul valore degli studi, la dignità di emigrati in cerca di sopravvivenza attraverso lavori umili, fino a riflessioni sul gusto, sull’arte e sull’eccezione individuale. Ogni frammento conserva una propria autonomia narrativa, ma nel complesso ricompone un quadro in cui contano soprattutto la mentalità, le abitudini, il giudizio e la coerenza dei gesti.
mentalità del cane e crisi nervose apparenti
In un racconto apocrifo attribuito a carlo emilio gadda, il comportamento del cane viene trattato come un territorio pieno di incognite, ancora non risolte dall’analisi dei biologi. Le qualità essenziali—ubbidienza, sottomissione e fedeltà—risultano talvolta attraversate da brevi momenti di crisi. Questi passaggi non vengono descritti come vera rivolta, bensì come una distensione dei nervi necessaria per mantenere l’equilibrio dell’intera giornata.
La scena conferma la natura sfaccettata di tali stati: dopo essersi messo a correre all’improvviso, saettando tra le gambe di una folla in continuo movimento e scomparendo senza ascoltare richiami, il cane torna al padrone con uno sguardo che non riesce a trattenere la scintilla di riso negli occhi e una piega di gioia agli angoli della bocca. La coda rimane ferma e le orecchie restano basse, ma viene chiarito che tale atteggiamento sarebbe soprattutto ipocrisia, insegnata dalla connivenza con l’uomo.
clara e la mancata considerazione verso gli altri cani
Lo stesso frammento introduce clara, la sorella dell’io narrante, che possiede un cane. Clara non considera fratelli gli altri cani: questo rifiuto viene motivato dalla difficoltà a tollerare le loro ispezioni anatomiche e le insinuazioni del muso, insieme agli “insani significati” attribuiti allo sguardo. I circoli descritti da altri cani intorno alla sua altezzosa noncuranza vengono interpretati come indegni di qualsiasi minima attenzione. Ne risulta un’esclusione secca: gli altri cani non esistono. Perfino oggetti comuni—una spigolatura di negozio, una ruota d’automobile ferma, un cestino dei rifiuti lungo un marciapiede—rappresentano l’unico materiale che il cane può concedere alla loro presunta nullità, mantenendo un’attenzione ridotta all’essenziale.
cultura del coltello in una città toscana e il ruolo del primario menabuoni
Un altro frammento, attribuito a vasco pratolini, descrive una piccola città turbolenta della provincia toscana, caratterizzata dal “vizio del coltello”. In questo contesto la presenza di un primario dell’ospedale, il chirurgo lorenzo menabuoni, diventa un elemento centrale nel modo in cui le sfide vengono gestite.
assenza e presenza: regole implicite prima dei fatti
Quando si profila una rissa tra giovani, i contendenti si informano prima di passare alle azioni: “C’è il Menabuoni oggi in ospedale?”. Se risulta che il primario è assente, la sfida si riduce a pugni e gesti di aggressione diretta, evitando l’uso del coltello. Se invece Menabuoni è presente, allora accade il contrario: dalla tasca viene tirata la lama, sostenendo la fiducia nella sua abilità nel rabberciare ferite e ricucire danni in varie parti del corpo.
fiducia, coltelli “leali” e mancata denuncia
La scena insiste su una fiducia reciproca costruita attorno all’idea che i coltelli possano essere leali ed esperti nell’evitare ferite mortali. In questo modo si evita che il ferito venga “al Creatore” e che il feritore finisca all’ergastolo. Un altro elemento è la regola non detta della mancata denuncia: il feritore risulta sempre uno sconosciuto. Quando Menabuoni, al tavolo operatorio, rimprovera l’uso del coltello, riceve una risposta sintetica che riecheggia quasi un incoraggiamento al teppismo: “Si sapeva che c’era lei”.
studio universitario e giudizio di una nonna analfabeta
Attribuendo il racconto a paolo fabbri, il frammento si concentra su una scelta di percorso: l’intenzione di fare l’università e dedicarsi allo studio. La nonna, una contadina dal giudizio sano e retto, viene descritta come priva di alfabetizzazione, ma con una capacità di discernimento affinata dall’esperienza.
la frase “una professione che non finisce mai”
Quando viene comunicata la decisione di intraprendere gli studi, la nonna risponde con una formula netta: lo studio è una professione che “non finisce mai”. Il commento viene poi collegato all’idea di una trasmissione del pensiero: viene raccontato che la frase venne riportata anche a eco e abruzzese, i quali apprezzarono e reagirono con risate. Le risate risultano diverse: in Abruzzese vengono descritte come gioviali, mentre in Eco assumono un tono saturnino.
dignità degli emigrati russi e nobilità nei mestieri umili
Nei toni di un diario apocrifo attribuito ad andré gide, compare un quadro degli emigrati russi “odierni”, dipinti come figure capaci di conservare dignità, paragonate a gran signori. La scelta riguarda i mestieri più umili, considerati come “giochi”: il frammento cita esempi concreti, come restare nobile servendo in un villan rifatto a un tavolino di caffè o attaccando manifesti lungo le strade.
patrizi sul serio: nessun lamento, nessuna petulanza
Il testo insiste sulla contraddizione tra condizione e atteggiamento: persone che, da secoli, non avrebbero conosciuto necessità pratiche, mostrano una trasformazione senza lamentarsi. Viene sottolineato che il mondo può recare tutti i mali possibili, ma non “avvilire”. L’idea centrale è la tenuta della dignità anche di fronte alla difficoltà.
arte e coerenza: limiti del gusto e contrasto con la realtà domestica
Un ulteriore frammento, attribuito a toti scialoja, attraversa il tema della valutazione estetica, partendo da elementi indicati come corretti: coerenza plastica, astrazione stilistica, scansione ritmica, valori tattili e senso tonale. Tali qualità vengono associate ai “signori critici d’arte”, presentati come figure che riconoscono il valore formale.
marilyn monroe e madonna di raffaello nello stesso spazio immaginato
Il frammento introduce un punto di contrasto: l’idea che, anche se tutto fosse corretto, alcuni accostamenti risultano improponibili. A livello simbolico, viene evocata una fotografia nuda su raso rosso di marilyn monroe, affiancata dall’immagine di una “madonna” di raffaello, ritenuta inadeguata per un contesto specifico come il capo del letto. L’obiettivo del passaggio è mostrare che la forma, pur impeccabile, non garantisce automaticamente una buona collocazione nello spazio concreto e nel gusto personale implicato dal racconto.
remy de gourmont: mania francese, eccezione e condizione di lebbroso
Nel diario apocrifo attribuito a ivy compton-burnett, il personaggio al centro è remy de gourmont, descritto come poeta, romanziere, giornalista e critico d’arte francese. La sua collocazione temporale viene indicata tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Il punto narrativo decisivo riguarda una condizione fisica: viene detto che era lebbroso e che si faceva vanto—definito “raro”—di essere l’unico lebbroso d’Europa.
esempi di mania per l’eccezione
Il frammento conclude con un’affermazione generale sulla difficoltà di trovare esempi equivalenti. Si sottolinea la presenza di “mania francese” orientata all’eccezione, ma viene indicato che migliori esempi sarebbero difficili da individuare. Il valore del passaggio sta nella costruzione dell’immagine di un individuo che trasforma una condizione in elemento identitario, enfatizzandone la particolarità.
personaggi e nomi menzionati nei frammenti
- carlo emilio gadda
- clara
- vasco pratolini
- lorenzo menabuoni
- paolo fabbri
- eco
- abruzzese
- andré gide
- toti scialoja
- marilyn monroe
- raffaello
- ivy compton-burnett
- remy de gourmont
