Virus marino passa all’uomo per la prima volta: infezione agli occhi e rischio di cecità

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Virus marino passa all’uomo per la prima volta: infezione agli occhi e rischio di cecità

Un salto di specie che fino a poco tempo fa sembrava improbabile: un virus marino è stato indicato come capace di infettare anche l’uomo, provocando una patologia oculare grave e persistente. La segnalazione arriva dall’infettivologo Matteo Bassetti, che richiama uno studio pubblicato su Nature Microbiology. Al centro dell’attenzione c’è il Covert Mortality Nodavirus (CMNV), finora associato a infezioni esclusivamente in organismi acquatici.

virus CMNV: dal mondo marino all’infezione umana

Secondo la ricerca, il CMNV sarebbe in grado di compiere il passaggio di specie e colpire l’uomo. In precedenza era noto per interessare soltanto organismi marini, come crostacei, gamberetti e pesci. La scoperta descrive una capacità di adattamento che riguarda più categorie biologiche: invertebrati, pesci e mammiferi, fino a includere l’esposizione umana.

Il ragionamento dello specialista evidenzia che gli oceani costituiscono una “nuova frontiera” per le malattie infettive capaci di incidere direttamente sulla salute umana. La ricerca è presentata come un primo segnale da chiarire con ulteriori approfondimenti, soprattutto per stimare la diffusione reale del fenomeno e le modalità di trasmissione.

uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente (POH-VAU)

La condizione riportata prende il nome di uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente, abbreviata in POH-VAU. Si tratta di una forma che può avere ricadute importanti sulla vista, perché associata a un’infiammazione marcata e a un aumento della pressione intraoculare.

I pazienti presentano sintomi che richiamano il quadro tipico del glaucoma: tra questi rientrano infiammazione intensa e pressione intraoculare elevata. L’evoluzione può arrivare fino a danni permanenti con possibili conseguenze fino alla cecità.

trasmissione del virus: contatto con organismi marini e consumo di crudi

La ricerca collega la trasmissione soprattutto al contatto diretto con organismi marini oppure al consumo di frutti di mare crudi. La maggior parte dei casi osservati riguarderebbe persone che lavorano a stretto contatto con specie acquatiche, indicando un rischio professionale oltre che alimentare.

fattori di esposizione segnalati nei casi studiati

Nell’abstract dello studio viene sottolineato che cambiamenti climatici e attività umane avrebbero aumentato la probabilità di trasmissione di virus dalla fauna selvatica, con impatto potenziale sulla salute umana. Gli studiosi riportano inoltre che l’insorgenza della patologia non avrebbe una causa “chiara”.

Le informazioni epidemiologiche citate indicano che eventi di esposizione frequentemente segnalati includevano la manipolazione non protetta di animali acquatici e il consumo di animali acquatici crudi. Tali fattori sarebbero complessivamente presenti nel 71,4% dei casi analizzati.

capacità del virus e segnali sperimentali

Uno degli aspetti che maggiormente preoccupa la comunità scientifica è l’ampia gamma di ospiti associata al CMNV. La ricerca evidenzia che il virus può infettare invertebrati, pesci e mammiferi, includendo l’uomo.

risultati di test e osservazioni in modelli sperimentali

Secondo quanto riportato, test di provocazione avrebbero mostrato che il CMNV è in grado di causare aumento della pressione intraoculare e danni patologici ai tessuti oculari in topi. Inoltre, sarebbero riportate evidenze di infezione di cellule dei mammiferi in vitro.

implicazioni per la ricerca sulle infezioni emergenti

La scoperta viene descritta come un elemento in grado di aprire scenari nuovi nel campo delle malattie infettive. La considerazione espressa dall’infettivologo è che gli oceani rappresentino un ambito finora non centrale rispetto ai serbatoi tradizionali dei virus, ma che oggi potrebbe avere un impatto più diretto sulla salute umana. La ricerca, per questo, è presentata come un punto di partenza che richiede ulteriori studi.

studio su Nature Microbiology: quadro generale dei risultati

Lo studio viene citato per la presenza di elementi epidemiologici e sperimentali coerenti con una possibile trasmissione verso l’uomo e con la capacità di causare una patologia oculare severa. La patologia identificata, POH-VAU, è descritta come persistente e associata a un aumento della pressione intraoculare, con rischio di danno permanente.

Tra le informazioni riportate, si evidenziano inoltre il ruolo dei cambiamenti climatici e delle attività umane nel potenziamento del rischio di trasmissione, insieme ai dati che collegano l’esposizione alla manipolazione non protetta e al consumo di specie acquatiche crude.

Personaggi citati:

  • Matteo Bassetti
Virus marino passa all’uomo per la prima volta: infezione agli occhi e rischio cecità. L’infettivologo Bassetti: “Nuova frontiera”
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