Veleno artigianale di ricino la nuova pista nel caso di Campobasso
La pista di un veleno ricavato artigianalmente dai semi di ricino ha acquisito un ruolo sempre più centrale nell’indagine che riguarda il duplice omicidio di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, morte tra il 27 e 28 dicembre. Gli inquirenti, pur mantenendo la fase di lavoro su molteplici possibili scenari, stanno concentrando progressivamente attività investigative e verifiche su aspetti concreti: disponibilità della materia prima, modalità di reperimento della sostanza e eventuale conferma scientifica attraverso esami specialistici.
ricina dai semi di ricino: la pista al centro degli accertamenti
Secondo quanto emerso da fonti investigative, gli accertamenti si stanno concentrando soprattutto sulla disponibilità dei semi della pianta di ricino, da cui può essere estratta la ricina, indicata come tossina estremamente pericolosa. Le verifiche in corso sono descritte come di natura tecnica e non accusatoria: gli investigatori stanno mappando contesti in cui la pianta possa essere presente oppure facilmente reperibile.
Il perimetro preso in esame risulta ampio e include ambienti rurali e contesti domestici, con attenzione anche ad ambiti dove il ricino potrebbe comparire in contesti formativi. Tra questi vengono citate scuole di agraria, dove la pianta può essere impiegata in attività di studio e laboratorio. In questo quadro si inserisce anche un sopralluogo effettuato dalla polizia in una scuola della provincia, considerato un ulteriore elemento utile a ricostruire come la sostanza possa essersi resa disponibile.
campioni biologici e Centro antiveleni Maugeri di Pavia
Sul piano scientifico resta centrale la relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, attesa nelle prossime ore. L’esito dovrà chiarire in modo definitivo la natura della sostanza individuata nei campioni biologici delle due vittime e confermare oppure escludere la presenza di ricina nel sangue.
Nel frattempo continuano ad emergere ulteriori indicazioni sul fronte clinico, destinate a essere valutate insieme ai dati tossicologici. Un audio trasmesso dal Tg1, relativo a un colloquio del 28 dicembre tra una dottoressa del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e gli inquirenti, riporta l’attenzione su alcuni valori riscontrati anche nel padre delle vittime, Gianni Di Vita.
valori clinici: bilirubina e piastrine
Secondo quanto si apprende, sarebbero stati registrati livelli alterati di bilirubina e piastrine, elementi che potrebbero risultare compatibili con uno stato di malessere riconducibile a un’intossicazione. Questi dati alimentano l’attenzione su un possibile passaggio della sostanza anche in contesti diversi da quelli che avrebbero coinvolto direttamente le due vittime.
Gianni Di Vita: possibile contatto indiretto secondo il legale
Su questi aspetti è intervenuto il legale dell’uomo, Vittorino Facciolla, che ha indicato come i parametri clinici possano configurare un possibile coinvolgimento indiretto. L’avvocato ha sostenuto che, qualora si fosse trattato di avvelenamento, Gianni Di Vita sarebbe potuto essere un potenziale bersaglio poiché entrato a contatto con la sostanza.
confronto tecnico con i consulenti di parte
Il legale risulta atteso domani a un confronto tecnico con i consulenti di parte: il tossicologo Mauro Iacoppini e il medico legale Marco Di Paolo. L’obiettivo è mettere a fuoco gli elementi rilevati e inquadrarli rispetto alle evidenze scientifiche in arrivo.
interrogatori e verifiche: lavoro della Squadra Mobile
Parallelamente prosegue senza sosta l’attività della Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano. Anche oggi in questura sono stati ascoltati parenti e conoscenti della famiglia Di Vita. L’attività si colloca all’interno di una serie di interrogatori che, negli ultimi dieci giorni, hanno già prodotto decine di deposizioni.
Un elemento considerato significativo riguarda il fatto che diverse persone siano state riconvocate più volte. Secondo quanto si apprende, tale circostanza sarebbe indicativa della presenza di incongruenze o di punti poco chiari nelle testimonianze raccolte. Nelle prossime ore è previsto inoltre un nuovo interrogatorio anche per Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, già ascoltato nei giorni scorsi.
ricostruzione dei contatti e rete di relazioni: indagine su più fronti
L’inchiesta resta aperta su diversi fronti: da un lato la verifica scientifica sulla sostanza che avrebbe causato la morte, dall’altro la ricostruzione dei contatti, delle abitudini e delle relazioni familiari e sociali in grado di spiegare come il veleno possa essere entrato in circolazione e chi potrebbe averlo somministrato.
In questo contesto, la pista legata alla ricina e alla sua possibile preparazione a partire dai semi di ricino viene indicata come uno dei passaggi più delicati e decisivi dell’intera indagine.
persone coinvolte citate nell’indagine
- Sara Di Vita
- Antonella Di Ielsi
- Gianni Di Vita
- Vittorino Facciolla
- Mauro Iacoppini
- Marco Di Paolo
- Marco Graziano
