Vedo i colleghi della mia leva che partono per l altro mondo come affrontare il dolore e l idea di invecchiare
Con cinquant’anni di carriera tra teatro e cinema, Silvio Orlando torna a mettere a fuoco i temi del tempo, dei limiti e del destino. L’occasione è una riflessione raccolta in un’intervista, mentre sul palco porta “Il berretto a sonagli” e si misura, per la prima volta, con l’universo di Luigi Pirandello. Dal lavoro emerge con naturalezza anche un pensiero ricorrente: l’idea di non esserci più è un orizzonte difficile da metabolizzare.
tempo, fine della vita e ciò che resta nel racconto di silvio orlando
Orlando sintetizza il nodo della questione con un’affermazione diretta: “È complicato abituarsi all’idea di non esserci più”. A rendere il tema più vicino, racconta, non è una forma di ossessione, ma una presenza concreta maturata con lo scorrere del tempo. La consapevolezza, infatti, si è rafforzata anche grazie alla scomparsa di colleghi appartenenti alla sua generazione.
consapevolezza che cresce con il passare degli anni
Il discorso si sviluppa attraverso un’immagine costruita per accumulo: “Vedo i colleghi della mia leva che partono per l’altro mondo”. La percezione del limite si fa più nitida non tanto per l’atto della morte in sé, quanto per l’effetto emotivo e relazionale di ciò che rimane.
il peso dei legami e la difficoltà dell’addio
Orlando sposta l’attenzione sul piano dei rapporti, indicando ciò che rende la fine più tangibile: “Soprattutto lasciando chi vive in simbiosi con te”. È in questa dimensione che la chiusura diventa, nel racconto, dolore concreto, perché coinvolge gli equilibri costruiti nel tempo.
teatro e controllo personale: l’equilibrio che sostiene la carriera
Nel frattempo, il lavoro resta un centro stabile della sua vita. Orlando descrive la propria condizione con parole che richiamano intensità e dedizione: “Vivo divorato dalla passione per il mio mestiere”. Il teatro diventa così uno spazio di misura e di bilanciamento, anche grazie al confronto con l’autore che sta affrontando.
pirandello come occasione di lettura su livelli diversi
Riferendosi a Luigi Pirandello, Orlando sottolinea un tratto specifico della scrittura: la capacità di tenere insieme livelli diversi di lettura, dal più immediato fino al più profondo. Questo tipo di complessità si intreccia con l’esperienza personale e con il modo in cui costruisce l’equilibrio sul lavoro.
paura di perdersi e disciplina emotiva
Al centro della sua quotidianità c’è un bisogno marcato di controllo, sia sul piano personale sia su quello emotivo. L’origine viene indicata in modo diretto: “Nasce dalla paura di perdersi”. Da lì, il racconto porta a un punto decisivo: l’incontro con la moglie.
il ruolo di maria laura rondanini nella ricerca di stabilità
Orlando racconta che la sua vita si è incrociata con “un essere umano meraviglioso”, riferendosi a sua moglie, l’attrice Maria Laura Rondanini. La descrizione sottolinea una capacità specifica attribuita a lei: “ha una capacità di controllo che solo una donna possiede”. Da questo incontro, secondo il racconto, nasce un equilibrio concreto: “Mi sono ritrovato su un binario che va a una velocità precisa”. È un assetto che, nei suoi termini, corrisponde a ciò che cercava e di cui aveva bisogno.
La disciplina e l’affetto, insieme, gli permettono di affrontare con intensità la carriera senza perdere orientamento e di reggere anche i pensieri collegati alla fine della vita.
antartica e il futuro della morte: ibernazione e angoscia del risveglio
Il confronto col limite torna anche parlando di “Antartica”, film in uscita a maggio. Nel racconto, il tema centrale è l’ibernazione come possibile via per sottrarsi alla morte. Orlando valuta l’ipotesi con distanza, indicando che oggi non sceglierebbe di farsi congelare e che, anche immaginando il futuro, rimane il dubbio.
l’idea del risveglio in un mondo estraneo
Nel dettaglio, affiora una paura netta: “L’idea di risvegliarmi in un mondo estraneo mi angoscia”. La prospettiva di aggirare artificialmente la fine non viene percepita come un sollievo, ma come un’alterazione che produce inquietudine.
desiderio di eternità e ambizioni di carriera
Alla domanda sul desiderio di eternità, Orlando chiude con una definizione che lega il pensiero all’energia di andare avanti: “È un desiderio puerile, ma mi fa andare avanti”. L’immagine che lo attrae è quella di una vecchiaia ancora legata al mestiere, con una prospettiva di continuità artistica.
recitare a lungo senza dover dimostrare
Orlando esprime un desiderio preciso: “Mi piacerebbe una vecchiaia alla Anthony Hopkins: recitare a 85 anni senza dovere dimostrare più niente a nessuno”. Nel racconto, il riferimento serve a chiarire il tipo di traguardo che conta.
rapporti con i colleghi e il tema dell’immortalità
Riguardo ai colleghi italiani, dichiara di non voler ammettere che “un altro sia arrivato dove ambisco arrivare”. Poi, citando Benigni, apre un’ulteriore finestra: “Forse Benigni: lui rimarrà immortale”. A completare la scena, Orlando aggiunge che, se la domanda fosse rivolta direttamente a lui, “magari vorrebbe essere Silvio Orlando”.
personaggi e figure citate nel racconto
- Silvio Orlando
- Luigi Pirandello
- Maria Laura Rondanini
- Anthony Hopkins
- Roberto Benigni


