Una signora formosa, me e il mio angelo custode: storia e significato
Una frase rimasta sospesa nella mente accende una mattina inattesa: “La standardizzazione del ferro”. Il pensiero, nato senza una spiegazione chiara, accompagna fino al bar del commercio, dove l’incontro quotidiano con l’ambiente e con le persone si trasforma rapidamente in qualcosa di più inquieto e insieme familiare, come se la realtà avesse iniziato a mostrare un’altra faccia. In quel tempo sospeso tra veglia e disorientamento, l’attenzione scivola, i dettagli si moltiplicano e il senso della giornata prende una piega inaspettata, guidata da una presenza invisibile ma decisiva.
la frase ricorrente “la standardizzazione del ferro” e l’inizio dell’inquietudine
La giornata comincia con una parola d’ordine mentale che non ha origine evidente. Gli occhi scorrono distrattamente i titoli dei giornali del giorno precedente, ma la locuzione resta senza risposta, trasformandosi in un peso insistente che non riesce a essere eliminato. La frase continua a restare incastrata nella mente, soprattutto quando sembra che le capacità di controllo non siano sufficienti a presidiare le porte dell’intelletto.
Nel tragitto verso il bar del commercio, la ricerca di una distrazione si appoggia alle immagini offerte dalla metropoli, alle figure che attirano lo sguardo e alle creature incontrate lungo il cammino. Anche quando l’osservazione potrebbe diventare consolatoria, il pensiero dominante continua a reclamare attenzione. Arrivati in prossimità della meta, l’attenzione rimane fissa su quella frase, come se ogni altro elemento non fosse capace di sostituirla.
al bar del commercio: la signora, il cameriere e l’assenza che si fa evidente
Il bar si presenta con poca gente. Presso l’estremità del bancone compare una signora formosa e in età avanzata, riconoscibile anche per un cappello eccezionalmente ampio. Il narratore si siede e ordina cappuccino e cornetto a un vecchio cameriere.
Il cameriere, mentre si rivolge a lui, indica alla sua sinistra un’altra presenza: “E quest’altro è con lei?”. Il narratore si volta, ma non trova nessuno. Di nuovo il cameriere insiste: “Il signore è con lei?”. A quel punto emerge un disagio crescente, un misto di pena per l’ipotesi di scherzi legati alla vecchiaia e di sorpresa per l’impossibilità di verificare ciò che viene descritto.
l’angelo custode: la voce, la confidenza e la trasformazione della percezione
Quando lo sguardo ritorna al cameriere, una voce parla accanto a lui, nella direzione in cui in apparenza non c’era nessuno. La voce riconosciuta porta il narratore a esclamare “Tu!”, indicando che si tratta della presenza che lo segue da vicino. Viene chiarito che si tratta dell’angelo custode: la comunicazione nasce dalla confidenza e da colloqui frequenti.
come il cameriere vede l’angelo
Alla domanda su come il cameriere possa vederlo, l’angelo spiega che accade in momenti particolari, quando la condizione del narratore risulta più vicina a un “là” che non a un “qua”. In tali condizioni, la percezione cambia e diventa possibile scorgere ciò che normalmente resta fuori dall’orizzonte quotidiano.
invisibilità e trasformazione: “come una porzione cosciente e inattiva del nulla”
Viene inoltre spiegato che, rendendosi visibile, l’angelo diverrebbe invisibile a tutti. La voce descrive anche un limite: senza una forma condivisa, non avrebbe la forza né la possibilità di muoversi o parlare. In quella condizione, il suo essere verrebbe assimilato a una parte cosciente ma inattiva del nulla.
Il narratore manifesta il desiderio di vedere l’angelo, accettando l’evoluzione proposta. A quel punto l’angelo chiarisce un aspetto importante: non possiede una forma propria. Dovrà quindi prenderne una qualunque.
Seguono attimi di attesa e un cambiamento fisico percepibile: si avverte un illanguidimento profondo, come dopo una lunga inedia. Gli occhi si annebiano e il corpo perde momentaneamente l’appoggio, quasi nella sensazione di precipitare nel vuoto. Dopo il riprendersi, appare un nuovo quadro: la signora, poco prima in età avanzata, sorride con ritrovata giovinezza.
il luogo del bancone e la prova della trasformazione
Nel mentre il narratore tenta di comprendere come sia avvenuta la trasformazione, lo sguardo cade sul punto dove la signora si trovava poco prima, all’estremo del bancone. Là compare ancora una presenza femminile, ma ormai la signora risulta trasparente. L’impressione dura poco: il narratore capisce che la signorina rigenerata non è altri che l’angelo stesso.
gli “uomini” e la partenza dell’angelo: quattro vitelloni e un’atmosfera di desiderio
La scena si completa con un gruppo di quattro vitelloni, descritti come fatti nello stesso modo, come se fossero stati colati da uno stampo. Sono alti e stretti, con un feltro duro spinto indietro sull’occipite e cappotti grigi a scacchi, aderenti sotto la schiena e arricchiti da una martingala ampia. In alto portano folti baveri di pelo nero.
Le loro attenzioni vengono collegate a un pretesto: un spavento improvviso e simpatico, nato da uno sbuffo di vapore proveniente da una macchina lucida sul banco di marmo. Da quella macchina fuoriescono spume di caffè, mentre il movimento delle manopole e il formarsi di volumi richiamano l’immagine di nuvole che si convolgono, come una discesa pronta a invadere il mondo.
L’azione degli uomini viene associata alla vita vissuta con immediatezza e alla ricerca di soddisfazioni istantanee legate ad appetiti più bassi. L’attenzione si sposta poi sul narratore: le attenzioni non restano a lungo, perché l’angelo, considerandole piacevoli, si allontana con loro, lasciando il narratore al suo posto.
Il narratore afferma che l’angelo rimane con lui da più di un anno, insieme alla signora che lo accompagnava. Quando l’angelo torna, la condizione si ripristina e il narratore comprende che il ritorno permette di sentire nuovamente la presenza.
Personaggi presenti:
- l’angelo custode
- il narratore
- la signora in età avanzata
- il vecchio cameriere
- quattro vitelloni
