Taglio ai fondi pubblici: entro il 2030 a rischio 9 milioni di vite
Le prospettive sull’aiuto pubblico allo sviluppo a livello globale stanno assumendo contorni sempre più critici: secondo dati preliminari del Comitato ad hoc dell’OCSE, ripresi da Oxfam, un possibile taglio dell’Aps potrebbe arrivare a provocare fino a 9 milioni di vittime entro il 2030. In parallelo, il quadro 2025 evidenzia un drastico ridimensionamento dei trasferimenti dai Paesi ricchi, con effetti immediati e prevedibili sulle aree più fragili, dove la mancanza di fondi mette a rischio servizi essenziali e programmi sanitari fondamentali.
taglio dell’aiuto pubblico allo sviluppo e rischio di milioni di vittime
Il tema centrale riguarda il decadimento delle risorse destinate allo sviluppo: nel 2025 l’Aps da parte dei Paesi ricchi risulta diminuito di circa 43 miliardi di dollari, pari a -23,1%. Viene descritta come la più ampia flessione mai registrata. Le conseguenze ricadono soprattutto sui Paesi più poveri, dove il taglio agli aiuti avrebbe e avrà l’impatto più grave.
La pressione sulle vite umane è collegata anche alla salute globale: secondo l’Istituto di Salute Globale di Barcellona, la mancanza di fondi per la lotta a malattie come HIV e malaria avrebbe causato quasi 700mila vittime nell’anno precedente.
aiuti umanitari in calo e impatto sulle crisi in medioriente e africa
Nel contesto di crisi e conflitti, l’azione umanitaria risulta ulteriormente indebolita. Viene indicato che l’aiuto umanitario diminuisce del 35%, corrispondente a un calo di circa 15 miliardi di dollari in un anno.
Francesco Petrelli, portavoce e policy advisor su finanza per lo sviluppo di Oxfam Italia, afferma che i governi dei Paesi ricchi lasciano “milioni di persone” nel Sud Globale senza beni e servizi essenziali per la sopravvivenza, richiamando in particolare i Paesi colpiti dalle più gravi crisi umanitarie in Medio Oriente e Africa. Nel racconto fornito, la riduzione degli aiuti non viene associata a una scelta di contrasto alla povertà, ma viene descritta come un effetto che colpisce direttamente le persone più vulnerabili.
stati uniti: ruolo decisivo nella riduzione globale dell’aps
La contrazione dei finanziamenti pubblici allo sviluppo risulta guidata dagli Stati Uniti. La quota attribuita alla loro azione è indicata nel 75% della decrescita globale.
Secondo le informazioni riportate, Washington avrebbe “di fatto” chiuso l’USAID, l’agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, tagliando 29 miliardi nel 2025. Petrelli denuncia inoltre che Donald Trump avrebbe chiesto “decine di miliardi di dollari” di finanziamenti aggiuntivi per la guerra in Iran.
italia: risorse assorbite dai costi dei richiedenti asilo
Nel quadro italiano emerge un elemento strutturale: una parte consistente delle risorse viene impegnata per affrontare i costi dei richiedenti asilo, senza uno stanziamento di fondi aggiuntivi. In queste condizioni, viene indicato che più del 20% del totale dei soldi resta entro i confini nazionali, nonostante gli arrivi dal 2023 al 2025 si siano dimezzati.
Le stime fornite parlano di quasi il 60% dell’intero aiuto bilaterale italiano: oltre un miliardo e mezzo di dollari gestiti dal Ministero dell’Interno. L’indagine richiamata descrive queste risorse come sottratte e deviate rispetto all’obiettivo della cooperazione allo sviluppo e della lotta alla povertà.
piano mattei e tagli nei progetti: i nodi evidenziati
Petrelli segnala una distanza tra il ruolo proclamato e la traiettoria dei finanziamenti. Il riferimento è a un “riconquistato protagonismo” dell’Italia, soprattutto in relazione al Piano Mattei. Viene citato anche che nella Legge di Bilancio sono previsti tagli che incideranno sui progetti di aiuto allo sviluppo nei Paesi più poveri.
appello per nuove vie di finanziamento e richiesta di obiettivi 2030
Petrelli conclude lanciando un appello urgente alla comunità internazionale. La richiesta è di non seguire la “folle politica” americana di taglio agli aiuti e di individuare nuove vie per una reale lotta alla povertà. Tra le proposte viene menzionata, ad esempio, la tassazione dei grandi patrimoni che i super ricchi avrebbero nascosto solo nel 2024 nei paradisi fiscali.
La posizione è ripresa da Ivana Borsotto, portavoce della campagna 070, sostenuta anche da Oxfam. Borsotto chiede al Governo e al Parlamento di rispettare la “parola data”, oltre 50 anni fa in sede ONU, destinando lo 0,70% del reddito nazionale agli aiuti allo sviluppo per raggiungere gli obiettivi fissati entro il 2030.
nomi citati
- Francesco Petrelli
- Ivana Borsotto
- Donald Trump
