Suicidio in carcere don marco pozza funerali e cadaveri racconta la morte del padre a verissimo

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Suicidio in carcere don marco pozza funerali e cadaveri racconta la morte del padre a verissimo

La fede di don Marco Pozza si è formata e piegata davanti ai punti più difficili della vita: lutti, dubbi e sofferenza. Nel salotto di Verissimo, ospite di Silvia Toffanin, il cappellano del carcere di massima sicurezza di Padova ha ricostruito passaggi intensi e dolorosi, offrendo un racconto personale che descrive un rapporto con il divino segnato da domande continue e da un confronto autentico con la realtà.

don marco pozza a verissimo: lutto, morte e omelia per il padre

L’intervista si è aperta con il ricordo più recente e più doloroso: la scomparsa del padre, avvenuta lo scorso 3 marzo. Pur avendo una lunga esperienza sul campo, il sacerdote ha spiegato che la morte di una figura così vicina ha cambiato la prospettiva. Ha raccontato di aver celebrato funerali e di aver raccolto i cadaveri di persone suicidate in carcere, ma davanti alla morte del genitore ha scoperto che nel “pacchetto della vita” è presente anche la morte.

Don Marco ha aggiunto che, tre mesi prima, c’era stata un’avvisaglia. Quell’anticipazione ha permesso una preparazione graduale, fino alla decisione di preparare personalmente l’omelia per il funerale.

fede non lineare e domande continue sul dolore

Nel descrivere il rapporto con Dio, don Marco Pozza ha sottolineato che non si tratta di un legame privo di attrito. La relazione, secondo le sue parole, non è mai lineare e attraversa fasi di interrogativo. Ha parlato di una “storia d’amore tribolatissima” e ha ricorso a una metafora concreta: se fosse una relazione tra due persone, vivrebbero sotto lo stesso tetto, ma spesso in stanze separate.

A mettere in crisi la fiducia è soprattutto l’incontro quotidiano con sofferenza e violenza, in particolare quando colpiscono i più piccoli. In quei momenti emerge una domanda netta: “perché lo permetti?”.

crisi vocazionale e incontro con papa francesco

Il percorso descritto non esclude le fasi di caduta e le pause di smarrimento. Nel periodo in cui la vocazione ha vacillato, ha avuto un ruolo decisivo il legame con Papa Francesco. Don Marco ha ricordato di aver incontrato il Pontefice in un momento delicatissimo, raccontando che per lui è stato come un secondo papà, capace di parlare in modo diretto ai “fuoriclasse”, prendendolo per mano.

Nel pieno dei suoi dubbi, le parole ricevute sono rimaste centrali: “Cerca la tua libertà”. Subito dopo, l’indicazione a cercare la propria strada e, qualora fosse stata una scelta diversa dal sacerdozio, la promessa di rispondere a una chiamata. Il sacerdote ha riportato anche il senso dell’affetto espresso: “io voglio bene a Marco, non a don Marco”.

cappellano del carcere di padova: colpa, redenzione e incontri nel buio

Il ministero di don Marco si svolge nel contesto più complesso: il carcere di massima sicurezza di Padova. Lì ha incontrato criminali considerati feroci, citando in modo specifico Donato Bilancia. Don Marco lo ha presentato come responsabile di 17 omicidi, condannato a 13 ergastoli, poi deceduto nel 2020.

Rievocando quegli incontri, il sacerdote ha chiarito il proprio posizionamento. Ha affermato che il male non va mai giustificato e che Bilancia gli ha concesso di entrare nel punto più profondo del cuore dell’altro, mostrando di che pasta è fatto il male.

responsabilità e comprensione: perché Caino e Abele non si separano

Secondo don Marco, il compito tra le sbarre non consiste nell’assolvere la violenza, ma nel cercarne la genesi e nel riconoscere la responsabilità. La sua spiegazione usa un passaggio argomentativo: “Tu non puoi capire chi è Abele se lo tieni staccato da Caino” e allo stesso modo “non puoi capire Caino se lo tieni staccato da Abele”.

La conclusione ha richiamato con forza il senso del mandato affidatogli: “Sono il parroco di Caino”. Per don Marco, questo non significa “accarezzare Caino”, bensì rivolgersi a lui con una domanda precisa: “Dov’è tuo fratello Abele?”.

presenze e figure citate nel racconto

Nel racconto sono state menzionate figure chiave legate alle tappe della vita personale e alla missione svolta:

  • Silvia Toffanin
  • don Marco Pozza
  • Papa Francesco
  • Donato Bilancia
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