Stretto di hormuz e rotte alternative congestionate: cosa sta succedendo

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Stretto di hormuz e rotte alternative congestionate: cosa sta succedendo

La crisi che coinvolge il Medio Oriente sta producendo effetti a catena anche sulla logistica industriale, non limitandosi al solo traffico petrolifero. Le principali rotte alternative attivate nelle settimane recenti per fronteggiare l’emergenza risultano congestionate, trasformando la gestione delle spedizioni in un vero e proprio effetto imbuto sull’intera supply chain. A descrivere la situazione, con un taglio operativo, è Valentina Mellano, ceo di Nord Ovest spa, azienda attiva nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali.

rotte alternative allo stretto di hormuz: congestione e colli di bottiglia

Con lo Stretto di Hormuz che non vede una ripresa dei transiti da parte degli armatori, la pressione si sposta su direttrici alternative. Il risultato, secondo quanto rilevato, è che le rotte impiegate come percorsi alternativi sono piene di traffico e non riescono ad assorbire i volumi in modo fluido. La congestione alimenta un rallentamento progressivo che impatta tempi e disponibilità lungo tutta la catena di trasporto.

In questo contesto, i porti dell’area del Golfo assumono un ruolo di valvola di sfogo. Tra quelli citati emergono Khor Fakkan e Sharjah, chiamati a gestire quote crescenti di movimentazione, con ulteriori effetti sulla saturazione delle filiere logistiche.

mercati degli emiratis e difficoltà negli ingressi: raggiungerli è “estremamente difficile”

I mercati degli Emirati restano interessati ai flussi in ingresso, ma la possibilità di arrivare a destinazione viene descritta come estremamente problematica. La mancata ripresa dei transiti nello Stretto di Hormuz rende più complesso l’accesso ai mercati, soprattutto quando le infrastrutture portuali dell’area vengono sollecitate al limite.

Le direttrici verso India o Jeddah vengono indicate come formalmente invariabili, ma non risultano comunque isolate dalle tensioni regionali. Anche le rotte che inizialmente venivano considerate praticabili, come quelle terrestri via Egitto, sono descritte come cariche di costi elevati e non sempre sostenibili su scala industriale.

costi dei noli e rientro della merce: dall’impatto sui ricavi alla pressione sui margini

Accanto alla difficoltà di raggiungere i mercati, pesa in modo marcato l’evoluzione dei costi di trasporto. Alcune tipologie di prodotto presentano caratteristiche che rendono complesso il riadattamento ad altri mercati in tempi brevi. Tra le categorie citate figurano macchinari e specifici prodotti agroalimentari, inclusi alcune varietà di mele.

In questi casi, le aziende possono orientarsi verso il rientro della merce, scelta che produce un impatto diretto sui ricavi e sulla gestione operativa. Parallelamente, la pressione dei prezzi cresce lungo l’intera filiera, con effetti immediati su pianificazione e sostenibilità economica delle spedizioni.

noli in aumento: raddoppio su alcune tratte e incremento fino a 2.500 dollari per container

Dall’inizio della crisi, i noli complessivi su alcune tratte sono arrivati a raddoppiare. Gli incrementi possono arrivare fino a 2.500 dollari per container. Il quadro include anche variazioni sul trasporto su strada, con aumenti intorno al 10%.

All’interno della dinamica dei costi incide anche il prezzo del carburante. Il costo, indicato intorno a 1,6 euro al litro, risulta passato a livelli superiori, nell’ordine di 2–2,20 euro. La conseguenza è una compressione dei margini per le imprese, già colpite dalla difficoltà di gestione dei flussi.

trasporto refrigerato e ortofrutta: shock energetico e impatti sui tempi

Oltre ai costi legati alla logistica, emergono rischi aggiuntivi connessi all’energia. L’atteso rincaro si riflette sul trasporto refrigerato, settore ritenuto particolarmente sensibile alle dinamiche dei consumi energetici. La stagione estiva introduce una variabile ulteriore: si prevede un uso più intenso delle celle frigo per la movimentazione delle merci, con un aumento dei costi operativi.

Il comparto ortofrutticolo viene descritto come ancora più esposto, perché la filiera richiede regolarità delle tempistiche, tenuta della catena del freddo e prevedibilità dei transiti. In parallelo, la logistica viene indicata come alle prese con uno shock che rischia di diventare strutturale, con necessità di tempo per la riattivazione dei flussi e costi già in consolidamento lungo la catena del valore.

figure coinvolte e competenze logistiche

Il quadro operativo riportato è attribuito a:

  • Valentina Mellano (ceo di Nord Ovest spa)
Stretto di Hormuz, congestionate anche le rotte alternative. I problemi della logistica industriale ricadono sulle filiere
Categorie: NewsEconomia
Tag: #Cuba

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