Smart working rischio arresto e multa per le aziende che non informano i dipendenti

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Smart working rischio arresto e multa per le aziende che non informano i dipendenti

Rafforzamento dell’informativa sulla sicurezza sul lavoro: è questo il cuore della legge annuale sulle pmi entrata in vigore oggi 7 aprile. Il nuovo impianto impone ai datori di lavoro di consegnare al lavoratore l’informativa relativa agli obblighi in materia di salute e sicurezza. La mancata consegna espone a conseguenze rilevanti: arresto da due a quattro mesi e multe fino a quasi 7.500 euro.

L’informativa viene inquadrata come uno strumento essenziale per la tutela della salute e della sicurezza anche in contesti diversi dai locali aziendali, in particolare quando il controllo diretto del datore di lavoro risulta limitato. Attraverso la comunicazione, il lavoratore deve poter disporre di mezzi adeguati di consapevolezza, con indicazioni concrete sui fattori di rischio collegati alla prestazione svolta.

informativa sicurezza sul lavoro: obblighi e sanzioni per chi non consegna

Il punto centrale riguarda l’obbligo di consegnare l’informativa sugli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Nei casi di mancata consegna, il quadro sanzionatorio prevede arresto per un periodo compreso tra due e quattro mesi e multe fino a quasi 7.500 euro.

informativa per smart working: rischi e criticità specifiche da comunicare

La nuova disposizione prevede che l’informativa sia fornita almeno annualmente ai dipendenti in smart working. La comunicazione deve includere non solo i rischi di carattere generale, ma anche le criticità salutari legate all’utilizzo dei videoterminali.

Tra gli elementi da esplicitare rientrano, in modo specifico, il rischio di affaticamento visivo e la cattiva postura, con riferimento agli aspetti che possono incidere sul benessere durante lo svolgimento dell’attività da remoto.

rafforzamento di un dovere già previsto: diventa sanzionabile

La disposizione non introduce un obbligo ex novo sul piano contenutistico: l’obbligo di informare il personale in smart working era già regolamentato dall’articolo 22 della legge 81 del 2017. La novità consiste nel rafforzamento dell’impostazione, trasformando il dovere in una prescrizione sanzionabile.

Conseguenze previste non solo sul versante amministrativo, ma anche sul piano penale, con la conseguente applicazione delle sanzioni indicate.

prevenzione attenuata senza controllo diretto

Secondo quanto richiamato da una specifica analisi della fondazione Consulenti per il lavoro, il passaggio normativo si collega a un principio già in evoluzione nella prassi e nella riflessione dottrinale: quando manca un controllo diretto del datore di lavoro sui luoghi in cui si svolge la prestazione, la logica tradizionale della prevenzione fondata sull’intervento diretto risulta inevitabilmente attenuata. In questo scenario, l’informativa assume un ruolo determinante per compensare la distanza operativa.

numeri smart working: aumento complessivo e dinamiche per settore

Le stime dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano indicano che lo scorso anno erano circa 3.575.000 i lavoratori che operavano da remoto per almeno una parte del tempo, con un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente.

Nell’analisi della ricerca diffusa a fine 2025, il maggiore aumento riguarda il settore pubblico, dove si registra un incremento del +11%. In questo ambito oggi lavorano in smart 555.000 persone, pari al 17% dei dipendenti della Pubblica amministrazione.

Un rialzo emerge anche nelle grandi imprese: nel complesso oggi il 53% del personale lavora da remoto, corrispondente a 1.945.000 persone, con un incremento dell’+1,8%.

Le piccole e medie imprese mostrano invece una tendenza diversa: i lavoratori da remoto si riducono in modo sensibile, con una diminuzione del -7,7% nelle Pmi e del -4,8% nelle microimprese, fino a rappresentare l’8% del totale.

fondazione consulenti per il lavoro e osservatorio politecnico: riferimenti citati

Riferimenti esplicitamente richiamati nel quadro informativo:

  • fondazione Consulenti per il lavoro
  • Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano
Smart working, i datori di lavoro che non trasmettono l’informativa ai dipendenti rischiano arresto e multa fino a 7.500 euro
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