Sisu 2 recensione: un sequel ancora più esagerato e imperdibile

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Sisu 2 recensione: un sequel ancora più esagerato e imperdibile

La Finlandia del dopoguerra diventa lo scenario di una vendetta che non chiede tregua. Tra macerie, confini spezzati e un passato che torna a reclamare il proprio prezzo, Sisu 2 mette in scena un escalation di violenza e fisicità, con uno stile che mescola brutalità e trovate quasi paradossali. Il risultato è un racconto costruito per colpire dritto allo spettatore, sostenuto da ritmo, coreografie e da una regia capace di trasformare anche i momenti più crudeli in elementi di intrattenimento inaspettato.

Nel 1946, a conflitto appena concluso, il mondo resta segnato da macerie e conti in sospeso. Aatami Korpi, soprannominato dai nemici «l’Immortale», affronta la pace come una nuova forma di solitudine. La sua missione lo porta ad attraversare il confine verso la Carelia occupata dai sovietici, con un obiettivo semplice ma carico di significato: smontare la casa in cui aveva vissuto con la famiglia, massacrata brutalmente durante la guerra, per poi ricostruirla dall’altra parte, in terra finlandese. Ogni pietra diventa un passo verso un nuovo inizio, finché l’identità dell’uomo al volante di quel camion non viene notata.

La risposta sovietica è immediata: i sovietici inviano in missione Yeagor Dragunov, indicato come il criminale di guerra responsabile dell’assassinio della sua famiglia. Da qui prende forma l’azione estrema del film, con una dinamica di inseguimento e confronto che alimenta tensione e brutalità fino al culmine.

azione estrema di sisu 2 tra sangue, slapstick e violenza grafica

Chi ha familiarità con il film precedente trova una direzione già chiara: Sisu 2 non rinuncia a un debito dichiarato verso una tradizione del cinema di genere più fisico e sanguinoso, integrandola con un’estetica che richiama i fumetti e una violenza grafica mostrata senza esitazioni. Il regista Jalmari Helander, già noto per Trasporto eccezionale - Un racconto di Natale (2010), riprende la formula e la spinge oltre.

La componente principale resta l’action più muscolare e cruenta, ma in questa seconda parte l’influenza si estende anche a un tono più paradossalmente slapstick. Alcune scene richiamano l’idea di gag visive e situazioni assurde, pur mantenendo le proporzioni necessarie a sostenere il contesto violento. Sul piano ludico, il film risulta quindi efficace: il montaggio e la progressione delle sequenze accompagnano lo spettatore mentre la regia cerca continuamente un equilibrio tra impatto e stravaganza.

coreografie e setting: dal treno claustrofobico alle strade post-belliche

Il funzionamento del film poggia anche sulla costruzione delle coreografie. La regia sfrutta in modo mirato gli spazi a disposizione, creando una geometria del conflitto sempre diversa. Nella parte finale, il setting claustrofobico del treno diventa un elemento che amplifica la sensazione di chiusura e di inevitabilità degli scontri. Allo stesso tempo, nelle strade provinciali post-belliche si apre una dimensione più ampia, capace di cambiare ritmo e prospettiva alle azioni.

fisicità rocciosa e ironia nera: l’escalation verso l’assurdo

La fisicità delle scene è descritta come rocciosa: i colpi vengono presentati come realmente dolorosi e le sequenze riescono a sorprendere grazie a un’escalation controllata, diretta verso un assurdo calcolato. L’ironia nera, inserita in certi passaggi, riesce a strappare risate fuori asse, senza interrompere la spinta verso il confronto successivo.

La struttura segue anche una logica di capitoli, con sequenze divise come nell’originale e con i titoli esplicitati su schermo, a sottolineare la progressione degli eventi. La durata, indicata in ottantanove minuti, viene presentata come una virtù rara: abbastanza breve da mantenere compatta l’intensità, abbastanza densa da sostenere un’escalation continua senza dispersioni.

vendetta e continuità: l’antagonista e il climax finale

La narrazione della vendetta porta con sé una dinamica più definita rispetto a quanto emergesse nel primo capitolo. Con la famiglia uccisa da vendicare, a prescindere dal costo, Sisu 2 si avvicina ai topoi più riconoscibili del revenge-movie. In questo quadro, la componente di stranezza quasi surreale e algida del precedente tende a ridursi, lasciando spazio a una direzione più diretta verso il confronto finale.

Il film si appoggia anche sulla presenza di Stephen Lang. L’attore, conosciuto al grande pubblico dopo Avatar (2009), viene descritto con una presenza da duro adeguata al ruolo e capace di rendere l’antagonista minaccioso, specie nel confronto che culmina nella scena finale. Quando le due figure si confrontano al climax, l’adrenalina risulta immediata: la tensione cresce, con una posta emotiva capace di raggiungere picchi tensivi.

il protagonista e l’epilogo: macchina da guerra e continuità di franchise

Il protagonista torna con la stessa ruvidità attribuita all’interpretazione di Jorma Tommila, accompagnato dall’immancabile cagnolino. Viene descritto come una macchina da guerra senza freni: un eroe mitologico insanguinato pronto a colpire e a far pagare al villain le colpe attribuite, cioè la causa dei mali. Il film persegue quindi nel solco tracciato dall’originale, esasperandone furia e grottesco, insieme al divertimento.

La sceneggiatura viene però indicata come a tratti fin troppo minimale, con un epilogo considerato quello più prevedibile possibile. Il finale, in ogni caso, apre naturalmente la strada a ulteriori sviluppi: le porte restano socchiuse per potenziali espansioni del franchise.

personaggi principali in sisu 2

  • Aatami Korpi (interpretato da Jorma Tommila), soprannominato «l’Immortale»
  • Yeagor Dragunov, criminale di guerra inviato in missione dai sovietici
  • Stephen Lang, interprete dell’antagonista
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Categorie: TV e Spettacolo

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