Ricostruzione del seno con tessuti propri: dimissioni in 24 ore a tor vergata
La ricostruzione mammaria dopo una mastectomia rappresenta molto più di una fase chirurgica: riguarda il recupero fisico, la qualità della vita e il modo in cui il corpo torna a somigliare a se stesso. La sfida affrontata dall’Unità di Chirurgia Plastica del Policlinico Tor Vergata di Roma mette al centro una soluzione autologa, rapida e sicura, basata sul trasferimento di tessuti prelevati dalla stessa paziente invece che sull’impiego di protesi al silicone. I risultati riportati su una casistica di 143 interventi posizionano l’ospedale tra i primi cinque al mondo per velocità di recupero e dimissione, grazie a un’organizzazione che coinvolge chirurghi e anestesisti.
ricostruzione mammaria autologa microchirurgica dieP: come funziona
La procedura descritta prende il nome di ricostruzione mammaria autologa microchirurgica con lembo DIEP (Deep Inferior Epigastric Perforator). In termini operativi, viene prelevata una porzione di tessuto dall’addome, localizzata tra ombelico e pube. Il prelievo include pelle e grasso insieme a un’arteria e a una o due vene.
La fase successiva prevede il trasferimento sul torace per ricostruire la mammella asportata a causa di un tumore. Un punto qualificante della tecnica, secondo la spiegazione fornita, riguarda l’assenza di rischio di rigetto: donatore e ricevente coincidono, poiché il tessuto appartiene alla stessa persona.
dal prelievo al trasferimento: ricollegamento dei vasi sanguigni
Per mantenere vivo il tessuto spostato, occorre ricollegare i vasi addominali a quelli della regione ascellare oppure della mammaria interna. Si tratta di un intervento complesso, tra i più impegnativi della chirurgia plastica, che richiede un training del chirurgo di almeno 10-15 anni.
Per questo motivo non tutte le Breast Unit sono in grado di offrire la procedura. Secondo quanto indicato, è necessario un team consolidato e un volume di interventi elevato, circa 60-70 all’anno, per mantenere l’esperienza necessaria.
tempi di recupero e dimissione: il modello organizzativo
Uno degli elementi centrali della tecnica riguarda la riduzione dei tempi e, di conseguenza, la possibilità di dimettere la paziente in tempi rapidi. La casistica pubblicata sul Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery (JPRAS), relativa a 143 casi, evidenzia un recupero rapido e una dimissione precoce. L’organizzazione descritta consente di dimezzare i tempi chirurgici, con dimissione entro 24 ore e un risultato definito naturale, senza protesi e pensato per durare nel tempo.
intervento più rapido grazie a protocolli ERAS
Per ottenere questi risultati si agisce sull’ottimizzazione delle fasi perioperatorie. Un intervento che normalmente dura 6-8 ore viene eseguito in 3-4 ore. La gestione integrata utilizza protocolli ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), finalizzati a migliorare l’intero percorso prima e dopo l’operazione.
All’interno dei protocolli rientra una gestione del dolore multimodale e mirata. La combinazione di controllo del dolore e recupero funzionale permette di alzarsi dal letto già 12 ore dopo l’intervento. Se la mobilità è buona e il dolore risulta assente o ben controllato, la paziente può tornare a casa il giorno successivo con un livello di sicurezza indicato come adeguato, riducendo anche l’impatto psicologico legato all’ospedalizzazione.
Viene inoltre riportato che, grazie a questo modello, i costi risultano sovrapponibili a quelli di una ricostruzione con protesi.
vantaggi del tessuto autologo rispetto alle protesi al silicone
Rispetto alle protesi, il vantaggio principale viene descritto come definitivo. La protesi, secondo le informazioni riportate, ha una durata media di 7-8 anni e spesso richiede sostituzione o può creare problemi come la contrattura. Il tessuto autologo, invece, viene indicato come una soluzione per sempre: è un seno definito “vivo”, morbido e capace di seguire i cambiamenti del peso corporeo.
La descrizione sottolinea anche l’evoluzione naturale nel tempo: il tessuto invecchia insieme al corpo e l’aspetto estetico viene presentato come incomparable rispetto alle alternative basate su silicone.
ricostruzione immediata: intervento contestuale alla rimozione del tumore
La procedura può essere eseguita contestualmente alla rimozione del tumore. La casistica citata include molte ricostruzioni immediate. Operativamente, lavorano contemporaneamente due équipe: i senologi che effettuano l’asportazione del tumore e i chirurghi plastici che gestiscono la ricostruzione.
Secondo quanto riportato, l’obiettivo è far sì che la paziente si svegli già con l’aspetto ricostruito, contribuendo a chiudere psicologicamente il capitolo della malattia riducendo il trauma associato alla visione post-intervento.
cicatrici e segni: addome e incisioni sul seno
Per il prelievo dall’addome è prevista una cicatrice addominale. Il punto indicato come rilevante riguarda la posizione: viene collocata in basso, in modo da risultare nascosta dagli slip. L’effetto viene paragonato a quello di un’addominoplastica estetica; molte pazienti, secondo la descrizione, percepiscono anche un miglioramento dell’addome.
Per il seno, il criterio è utilizzare incisioni il più possibile sovrapponibili a quelle eseguite dai senologi, con l’intento di renderle simili a un intervento estetico, ad esempio una mastoplastica riduttiva.
ricostruzione autologa per finalità estetiche: possibilità e limiti
La tecnica viene indicata come applicabile anche in contesti puramente estetici, per aumentare il seno senza protesi, in linea teorica. Il quadro descritto precisa però che si tratta di un intervento estremamente impegnativo.
Nel sistema sanitario, l’esecuzione sarebbe riservata a necessità oncologiche. Per finalità esclusivamente estetiche, viene segnalata la presenza di poche scelte da parte delle pazienti, anche perché risulta complesso individuare centri e chirurghi in grado di eseguire una procedura così specialistica in ambito privato.
La scelta organizzativa dell’unità viene presentata come duplice: offrire entrambe le possibilità pur mantenendo la missione principale, orientata a restituire integrità e dignità a tutte le donne, con particolare attenzione a chi ha affrontato la battaglia contro il cancro.
figura di riferimento per lo studio sui 143 casi
La descrizione dei vantaggi della nuova procedura è attribuita a un responsabile accademico e clinico coinvolto nello studio. In base alle informazioni riportate, l’illustrazione puntuale dei benefici della ricostruzione mammaria autologa è stata curata da:
- Benedetto Longo
