Ricina avvelenate: le nuove piste dell’indagine
La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a Campobasso, continua a essere seguita da un’indagine in cui i tecnici cercano riscontri solidi. Il quadro investigativo si regge su analisi scientifiche, testimonianze e nuovi approfondimenti, mentre emergono dettagli capaci di spostare l’attenzione da ipotesi differenti verso scenari più complessi.
ricina confermata: analisi del centro antiveleni maugeri
Uno degli elementi più rilevanti emersi nelle ultime fasi riguarda la conferma, da parte del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, della presenza di ricina nei campioni di sangue delle due donne. La relazione, firmata dalla struttura guidata dal professor Carlo Alessandro Locatelli, riporta un rilevamento “in concentrazioni compatibili con un quadro di intossicazione acuta”.
Questo riscontro rafforza l’ipotesi di un avvelenamento e rappresenta un passaggio decisivo rispetto a una fase iniziale in cui non veniva esclusa neppure la possibilità di una semplice intossicazione alimentare. Rimangono però punti aperti di grande importanza investigativa, soprattutto legati alla ricostruzione della dinamica e alla tempistica dell’esposizione alla tossina.
momento dell’esposizione: ancora incognite sulla ricostruzione
Tra le questioni non chiarite, il punto critico riguarda il momento esatto in cui le vittime sarebbero venute in contatto con la ricina. Non è escluso che il contatto con la sostanza sia avvenuto in tempi diversi, circostanza che complica ulteriormente la ricostruzione degli eventi e rende più difficile individuare con precisione eventuali responsabilità.
orti e semi di ricino: possibile fonte di esposizione
fabio firenzuoli: stagionalità e accessibilità dei semi
Nel contesto dell’indagine rientra anche il contributo di esperti del settore. Fabio Firenzuoli, medico specializzato in fitoterapia e fitovigilanza, ha evidenziato come nell’area di Campobasso, entro un raggio di alcune decine di chilometri, esistano giardini e orti botanici dove sarebbe stato possibile reperire semi di ricino durante i mesi autunnali e invernali.
La pianta cresce in primavera e estate, mentre i semi maturano e cadono tra autunno e inverno, periodo ritenuto compatibile con quanto accaduto.
catalogazione nei giardini botanici e tossicità dei semi
Un dettaglio considerato rilevante riguarda il fatto che nei giardini botanici le piante sono catalogate. Questo potrebbe permettere agli investigatori di verificare l’eventuale presenza di esemplari di ricino e la loro eventuale accessibilità.
I semi, simili a fagioli, noti in passato per la produzione dell’olio di ricino, risultano altamente tossici anche se ingeriti interi o dopo cottura. Inoltre, come richiamato dallo stesso Firenzuoli, non esiste un antidoto specifico per l’avvelenamento da ricina: la gravità dipende dalla quantità assunta.
giandpiero mastrogiorgio come possibile supertestimone
L’indagine prosegue con attenzione concentrata anche sugli ultimi giorni di vita delle due donne. Assume particolare peso la figura di Gianpiero Mastrogiorgio, professore di scienze infermieristiche e amico di famiglia, considerato un possibile supertestimone.
Secondo quanto riportato, la sera del 26 dicembre Mastrogiorgio entra nell’abitazione dei Di Vita per prestare soccorso ad Antonella e Sara, già provate da forti disturbi gastrointestinali. In quella circostanza avrebbe somministrato loro una flebo per contrastare la disidratazione. Proprio sulle flebo si concentra una parte significativa degli accertamenti.
approfondimento sulla data dell’avvelenamento
Gli inquirenti puntano a chiarire la natura delle sostanze utilizzate, la provenienza e il possibile ruolo nel decorso clinico. Le difese di alcuni medici indagati sostengono infatti che l’avvelenamento possa essere avvenuto il 26 dicembre, e non il 23 come inizialmente ipotizzato, ritenendo quest’ultima data troppo distante rispetto all’insorgenza dei sintomi più gravi.
Mastrogiorgio, già ascoltato nelle prime fasi, è stato nuovamente convocato nell’ambito delle indagini difensive. Nel frattempo, sono al vaglio anche le comunicazioni tra lui e Alice Di Vita, unica della famiglia rimasta illesa, il cui telefono è stato sottoposto ad accertamenti tecnici.
campioni di giovanni di vita e limiti delle analisi
Per quanto riguarda la posizione sanitaria di Giovanni Di Vita, marito e padre delle vittime, non emergono risposte definitive. Era stato ricoverato alla fine dell’anno presso l’Istituto Spallanzani di Roma quando si sospettava ancora un’intossicazione alimentare, e i suoi campioni biologici non avrebbero evidenziato la presenza di ricina.
Secondo quanto spiegato dagli esperti, il tempo trascorso tra il prelievo e le analisi potrebbe aver determinato la degradazione della sostanza, rendendone impossibile l’identificazione. La relazione del Centro Antiveleni sottolinea infatti che la negatività dei campioni può essere compatibile sia con l’assenza della tossina al momento del prelievo, sia con una sua eventuale degradazione nel tempo. Di conseguenza, allo stato attuale non è possibile trarre conclusioni definitive sul suo coinvolgimento o sulla sua esposizione.
accertamenti in corso: scientifica, esami tossicologici e ritardo nella relazione
Continuano gli accertamenti scientifici. La Scientifica prosegue l’analisi degli alimenti sequestrati nell’abitazione, mentre sono in corso ulteriori esami istologici e tossicologici per completare il quadro autoptico. Anche la relazione finale del medico legale subirà un ritardo, segno della complessità del caso e della necessità di approfondimenti accurati su ogni dettaglio.
Nel complesso, l’attenzione si concentra su ogni passaggio potenzialmente decisivo, dalle flebo somministrate in casa ai semi di una pianta potenzialmente letale, con l’obiettivo di far emergere elementi utili a chiarire le responsabilità e la dinamica dell’intossicazione.
personaggi coinvolti nell’indagine
- Antonella Di Ielsi
- Sara Di Vita
- Gianpiero Mastrogiorgio
- Alice Di Vita
- Giovanni Di Vita
- Fabio Firenzuoli
- Carlo Alessandro Locatelli
