Recluta e professore silenzioso: due uomini così diversi averli mai incontrati

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Recluta e professore silenzioso: due uomini così diversi  averli mai incontrati

Ero salito su un treno notturno con l’idea di arrivare al mattino. Nello scompartimento dormivano già due uomini. A mezzogiorno fui svegliato dalla persona nella cuccetta superiore, una recluta in giubba militare con il colletto aperto e un tono di voce pieno di allegria. “In piedi, compagno!” annunciò. “Siamo quasi a Lozovaja. È ora di pranzo e il buffet della stazione è buono: zuppa, salsicce, aringhe. E vodka! Ce lo facciamo un goccetto?” Si voltò poi verso un altro passeggero, rientrato dalla toilette rasato e profumato, con ancora qualche goccia d’acqua tra i capelli. “E tu, professore? Sei dei nostri?” L’uomo sorrise appena e rispose: “Cosa ti fa pensare che io sia un professore?”

La recluta aveva osservato dettagli: “Si vede. Ho occhio, non sbaglio”. Il presunto “professore”, invece, risultava tutt’altro che trasandato. Si trovava in pigiama a righe e con pantofole di feltro, ma la sua figura tarchiata e giovane emanava l’autorevolezza di chi ha già maturato esperienze. Durante i preparativi, sistemò con cura gli oggetti in una scatola, riponendola poi nella valigia: l’ordine era impeccabile.

recluta in giubba e professore in pigiama sul treno notturno

Il compagno irrequieto rinnovò a voce alta l’esortazione con atteggiamento quasi da caserma. L’uomo con il pigiama reagì con una smorfia, ma la cortesia prevalse. Dalla sua parte, arrivò un invito pacato: “Se vuoi favorire, soldato, ho dei fagottini con le erbe fatti in casa”. Svolse un cartoccio, ma il soldato era già altrove.

Ad ogni fermata, la scena cambiava. La recluta scendeva e rientrava con nuove provviste: polli, uova, burro. Continuava a cercare e a cambiare idea a seconda delle occasioni: “Spero di trovare del miele”. Alla domanda su cosa servisse tutta quella merce, rispondeva con pragmatismo: “Commercio. Qui si compra bene”. E aggiungeva che l’altro non era abituato al ritmo: “Resta pure seduto, se sei abituato così. Io invece mi muovo: bisogna garsi da fare!”

contrattare, contrattare ancora e ripartire con energia

Dal finestrino, la recluta appariva in continuo movimento: passava tra i venditori, contrattava, soppesava la merce, stringeva accordi. Aveva il cappottone militare buttato sulle spalle e l’aspetto cambiava con le corse, spettinato e col colletto aperto. In alcune stazioni vendeva, in altre acquistava; tuttavia la logica restava la stessa: tornare sempre con qualcosa e ripartire subito.

Verso sera, sfinito da scorribande tra stazioni, buffet e bancarelle, riuscì finalmente a rientrare in cuccetta. L’ordine, lanciato come un comando, chiuse la giornata: “In trincea, compagni!”. Poi si addormentò immediatamente, con un sonno profondo che suggeriva l’assenza di insonnia.

rifornimenti e soste: la logistica del treno in corsa

La mattina seguente arrivò una sveglia secca: “Sveglia, compagni!”. Lo scompartimento riprese a muoversi. La recluta ripetè il giro tra le stazioni, portando con sé altri rifornimenti: pesci secchi, cipolle portate come cartucciere, dolciumi. Gli ordini si susseguivano con ritmo incalzante: “Seguitemi! Sosta di quindici minuti, la locomotiva fa rifornimento d’acqua. Ho già esplorato tutto”. Aggiunse una verifica personale: “Guardate che cipolle! Fate scorta!”. E chiuse con la stessa energia: “Muoversi! Attaccare sui fianchi!”

il professore che guarda i paesaggi e parla di lavoro

La differenza tra i due compagni era evidente. Il professore leggeva in silenzio; mentre dal finestrino scorrevano paesaggi, ogni tanto sollevava lo sguardo. Commentava la neve: “Quanta neve quest’anno! Bene. Ci sarà un buon raccolto”. L’intuizione di chi osservava collegava quel ragionamento all’agricoltura, e la frase sembrava coerente con l’idea di un agronomo.

Lo stesso uomo, però, seguiva anche altro: non restava limitato ai campi e ai tempi del raccolto. Notava villaggi rurali, bagliori delle fornaci industriali e treni merci che sfrecciavano con rumore sui binari. Quando la conversazione rientrava su ciò che vedeva, si sentiva “Carbone”, accompagnato da una descrizione: “Come luccica! Sembrano diamanti”. Le domande sul suo vero mestiere continuavano a rimanere aperte: “Macché agronomo. E allora chi è? Che mestiere fa?”

Serpuchov e la voce del commercio in guerra

Quando il treno raggiunse Serpuchov, la recluta fu riconosciuta da un passeggero che attraversava il corridoio. Il saluto lo chiamava come commerciante di passaggio: “Ehi, commerciante di passaggio! Sempre in guerra?” La recluta rispose subito, con sicurezza: “Sempre!” Non presentò la guerra come eccezione, ma come routine: “Non scappo mai dalla battaglia. Assalto e faccio razzie lungo tutta la linea”.

Elencò esempi concreti lungo la tratta: “A Ponyri ci sono le mele, a Tula vanno via che è un piacere… Qui mele, là lardo, là altra roba… Anche gli scialli in lana di cammello: li compri e li rivendi subito. E a qualsiasi prezzo! Si combatte. Insomma, faccio affari!” Gonfiò il petto con aria fiera. In quel momento, il treno si avvicinava alla capitale.

da pigiama a divisa: rivelazione dell’identità del “professore”

Con l’arrivo delle ultime fasi del viaggio, cominciarono a raccogliere le cose e a vestirsi. Il professore tirò fuori da sotto la cuccetta un grosso pacco avvolto in giornali, lo aprì e si cambiò: tolse il pigiama e passò a una nuova uniforme. L’effetto fu immediato e definitivo, perché comparve in divisa da generale dell’Armata Sovietica, con nastrini degli ordini, medaglie e il resto dei segni distintivi.

La recluta, che fino a quel punto era rimasta a bocca aperta, scattò sull’attenti. Il mutamento di ruolo concluse la scena, facendo emergere chiaramente l’identità nascosta fino a quel momento.

personaggi presenti

  • la recluta in giubba militare
  • il professore che rivela di essere un generale dell’Armata Sovietica
  • il terzo passeggero riconoscitore a Serpuchov
“Una recluta e un silenzioso professore: non ho mai incontrato due uomini così diversi”

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