Randagismo oltre 100mila cani nei rifugi: solo al sud l80% del grande fallimento
Il randagismo nel centro-sud Italia viene descritto come un fenomeno strutturale e in rapido peggioramento, con condizioni sul territorio che riguardano cani non iscritti all’anagrafe, riproduzioni irregolari e gestione opaca di alcune strutture. A denunciare la situazione è il Comitato Addio Randagismo, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, evidenziando criticità legate a abbandoni frequenti, assenza di identificazione e sovraffollamento dei canili.
Secondo quanto riportato, il quadro attuale coinvolge anche cani ceduti a terzi senza registrazione, animali detenuti a vita e una responsabilità che ricadrebbe su livelli politici e amministrativi, con accuse di inadempienze da parte di Comuni, Asl e veterinari e di scarsa trasparenza nella gestione degli affidamenti.
randagismo e gestione dei cani: accuse e contesto operativo
La situazione descritta richiama specifiche dinamiche sul territorio, con randagi non registrati e, in particolare, la presenza di cagne fertili che si riproducono in modo discontinuo. Viene inoltre segnalata la pratica della cessione a terzi senza registrazione o l’eventuale abbandono.
Un ulteriore nodo riguarda i canili: vengono citati canili privati convenzionati non aperti al pubblico o aperti solo formalmente, capaci di impedire l’ingresso ai volontari. L’esito, secondo le denunce, sarebbe la permanenza dei cani in condizioni protratte, con mantenimenti senza percorsi di adozione e una filiera che risulterebbe poco verificabile.
canili sovraffollati e costi elevati: il quadro dei dati
Dal Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia (SINAC) del Ministero della Salute emerge una distribuzione molto sbilanciata della presenza canina nelle strutture di ricovero. Sono indicati oltre 100.000 cani ospitati nei canili, con una quota superiore all’80% concentrata in cinque regioni: Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria e Campania.
sovraffollamento in alcune regioni
Nel contesto regionale vengono riportati esempi di numeri molto alti, con riferimento alla Calabria. È citato il canile calabrese di Torre Melissa, descritto con 1.700 cani. La denuncia mette in relazione tali dati con standard organizzativi ritenuti non applicati: l’operatività sarebbe insufficiente rispetto al numero degli animali e le aree dedicate allo sgambamento giornaliero non sarebbero garantite con continuità.
Il quadro, secondo la ricostruzione, si riassumerebbe in una gestione orientata soprattutto a acqua e cibo, senza la possibilità di assicurare i livelli minimi di cura e movimento previsti da un’organizzazione ordinaria.
costi pubblici e impatto sul bilancio
Oltre al problema organizzativo, la denuncia segnala anche una dimensione economica molto rilevante. Secondo il XIV Rapporto nazionale “Animali in città” di Legambiente, la spesa stimata per le 7.900 amministrazioni ammonterebbe a 185.864.177 euro per il 2024.
Nel complesso, la spesa pubblica italiana del settore sostenuta da amministrazioni comunali e regioni tramite i servizi veterinari delle aziende sanitarie viene quantificata in 248.112.885 euro, indicata come più di 2,6 volte la cifra impegnata per i 24 Parchi nazionali e come oltre 19 volte quella per le 29 Aree marine protette.
Viene inoltre specificato che la spesa pubblica in un arco temporale di 7 anni supera un miliardo di euro e che i costi dei canili possono incidere sui bilanci comunali fino a 100.000 euro l’anno. Secondo Legambiente, tali risorse servirebbero soprattutto per gestire i soli canili rifugio, con una quota pari al 63,42%.
prevenzione disattesa: obblighi previsti e risultati dichiarati
La normativa considerata centrale nella gestione del randagismo è la legge 1991 n. 281 e successive modifiche. La legge è presentata come lo strumento che avrebbe posto fine alla soppressione dei randagi, introducendo misure volte alla prevenzione e al contenimento del fenomeno, tra cui sterilizzazioni, anagrafe canina e una catena di responsabilità centrata su Regioni, Sindaci e Asl.
fondo e vincolo del 60% per i piani di controllo
La legge prevede un Fondo annuale ripartito tra regioni, nel quale il 60% deve essere impiegato prioritariamente per piani di controllo delle nascite tramite sterilizzazione e per la gestione di canili e gattili sanitari di competenza delle ASL.
Nei comuni viene indicato l’obbligo di gestire canili e gattili direttamente oppure tramite convenzioni con associazioni animaliste o soggetti privati. La normativa comprende inoltre iscrizione obbligatoria all’anagrafe canina e microchip.
fallimento applicativo e numeri sullo squilibrio
Il Comitato sostiene che l’impianto normativo sia stato applicato in modo insufficiente. In particolare, viene contestato che non vengano rispettati: l’ingresso delle associazioni per la gestione delle adozioni e, soprattutto, l’obbligo di investire il 60% delle risorse nella prevenzione.
Come conseguenza, viene richiamato quanto osservato anche da Legambiente: popolazioni di cani e gatti risulterebbero triplicate o quadruplicate. Per il 2024 vengono riportati 8.636 cani sterilizzati a fronte di 24.498 cani dichiarati entrati nei canili sanitari.
In aggiunta, viene citato che la Sicilia avrebbe stanziato altri 3,5 milioni per la gestione dei cani nei canili, con l’affermazione che tale intervento non ridurrebbe il fenomeno e ne alimenterebbe la persistenza.
azioni richieste e misure urgenti per cambiare rotta
Di fronte alle emergenze descritte, il Comitato Addio Randagismo, insieme alle associazioni Earth e Leal e a decine di altre realtà regionali in Molise, Calabria e Sicilia, si oppone a una linea ritenuta miope: finanziare quasi esclusivamente il mantenimento dei cani reclusi nelle strutture, con l’accusa che alcuni contesti sarebbero collegati anche alla criminalità organizzata.
coinvolgimento delle istituzioni competenti
Il Comitato chiede che le istituzioni deputate vengano richiamate alle proprie responsabilità, anche attraverso iniziative di verifica e tutela. Viene indicato un riferimento a Anac, Corte dei Conti e Tar, descritti come soggetti che possono incidere in modo concreto sull’impostazione e sul controllo della gestione.
riduzione della riproduzione e accesso all’anagrafe
Tra le misure urgenti vengono indicate: l’individuazione e la riduzione della riproduzione delle cagne padronali, indicate come causa principale del randagismo; la garanzia dell’accesso all’anagrafe canina regionale da parte di tutte le amministrazioni comunali; il coinvolgimento attivo e la sensibilizzazione dei veterinari.
tariffa minima giornaliera e vigilanza sui costi
Un’ulteriore richiesta riguarda la definizione di una tariffa minima giornaliera di mantenimento per ciascun cane ospitato nei canili municipali o in quelli privati convenzionati. La proposta mira a sostituire il criterio del massimo ribasso con un parametro che garantisca benessere, prevedendo che la vigilanza spetti ai sindaci con conseguenze penalmente rilevanti in caso di mancata supervisione.
Il modello denunciato finora sarebbe, secondo il Comitato, quello per cui il volontariato verrebbe considerato come unico gestore del randagismo, senza coinvolgere adeguatamente le istituzioni competenti; tale impostazione viene definita ormai obsoleta.
personaggi citati
Nel contesto della denuncia sono presenti nominativi che ricoprono ruoli specifici:
- Giancarlo Calvanese, presidente del Comitato Addio Randagismo
- Sergio Mattarella, presidente della Repubblica
