Piscina, 185 morti in 10 anni: normative frammentate e rischi mortali
Gli annegamenti in piscina non raggiungono i numeri allarmanti degli incidenti in mare, ma il quadro resta preoccupante: si verificano in luoghi chiusi, spesso in spazi piccoli e controllati, con conseguenze che possono diventare tragiche. I dati disponibili restituiscono un totale di decessi significativo nel periodo considerato e mostrano come, negli anni, il fenomeno non presenti un chiaro andamento in diminuzione.
annegamenti in piscina: numeri complessivi dal 2014 al 2025
Le informazioni raccolte da professioneacqua.it riguardano annegamenti in diverse tipologie di strutture: piscine pubbliche aperte a un pubblico indifferenziato, piscine collettive (come quelle turistiche in hotel e alberghi) e piscine condominiali, oltre alle piscine domestiche. Nel periodo dal 2014 al 2025 (fino a settembre) risultano 185 morti, così suddivise: 61 nelle prime tipologie di struttura, 57 nelle seconde e 67 nelle piscine domestiche.
andamento negli anni e peso dei bambini
L’andamento complessivo non evidenzia un decremento stabile. Vengono segnalati, ad esempio, picchi di decessi nel 2019 (30) e nel 2024 (20). Tra le vittime, i bambini annegati rappresentano, in media, il 39% del totale, con una quota più alta per le piscine domestiche: 46%. Nel complesso, i bambini deceduti nel periodo considerato sono 68.
cause degli incidenti: gestione tecnica, aspirazione e intrappolamenti
Secondo Rossana Prola, vicepresidente di Acquanet e presidente della commissione tecnica dell’Uni per gli impianti sportivi, oltre alle cadute accidentali di bambini che non sanno nuotare, una parte rilevante degli incidenti deriva da errori nella gestione, soprattutto nella sala macchine. Il punto critico riguarda il trattamento chimico e, in particolare, le intossicazioni da cloro gas.
intossicazioni da cloro gas e casi di cronaca citati
Nel quadro illustrato viene richiamato l’ultimo caso avvenuto all’hotel Bulgari di Roma. Oltre al tema chimico, Prola sottolinea la presenza di eventi estremamente gravi legati alla progettazione delle componenti di aspirazione.
bocchette di aspirazione e pericoli da progettazione non conforme
Tra le cause indicate rientrano gli episodi in cui persone, adulti e bambini, restano risucchiati da bocchette con caratteristiche non adeguate, ad esempio bocchette senza griglia di protezione o elementi di aspirazione mal progettati. È citato un caso avvenuto in una struttura di Latina che ha portato alla morte di un bambino di sette anni.
intrappolamento dallo scarico a gravità e modalità operative
Prola, pur dichiarando di non poter commentare dettagli di cronaca, evidenzia come sia plausibile che si sia trattato di un intrappolamento avvenuto dallo scarico a gravità usato per svuotare piscine termali. L’operazione, secondo quanto richiamato, dovrebbe essere eseguita con la vasca vuota. Ulteriori intrappolamenti, secondo l’indicazione fornita, sono collegati anche a griglie progettate in modo non corretto, con rischio non limitato ai bambini: la pericolosità riguarda anche gli adulti, ma l’esposizione risulta più frequente nei più piccoli per via della maggiore curiosità e dell’abitudine a esplorare.
norme frammentate e controlli: criticità legislative e approvazione di un ddl
Il settore delle piscine viene descritto come caratterizzato da un quadro normativo a lungo privo di una cornice organica. Fino al 2003 non esisterebbe una disciplina strutturata; successivamente, è stato pubblicato un Accordo Stato Regioni con previsione di leggi regionali successive, non emanate in tutte le aree: vengono citati come esempi Lazio, Veneto, Campania e Sicilia.
disallineamenti tra delibere e carenza di sanzioni
Rossana Prola attribuisce la situazione a una mancata integrazione: chi ha redatto norme e delibere avrebbe operato senza coordinamento. Alcune disposizioni, secondo quanto riportato, non prevedono sanzioni, mentre altre non includerebbero elementi come il bagnino per la sola piscina turistico-ricettiva. Viene anche segnalato che la Toscana avrebbe elaborato una legge con requisiti difformi rispetto alle norme tecniche.
ddl quadro 2025: obiettivi e punti criticati
Tra le misure attese viene indicato il Disegno di Legge Quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine, approvato in Consiglio dei ministri nel 2025 e poi trasferito alla Commissione Affari sociali. L’obiettivo è fornire un quadro unitario e fissare standard minimi su qualità dell’acqua, sicurezza degli impianti e gestione.
Le critiche riportate riguardano anche aspetti della formulazione: viene indicato che il ddl non sarebbe stato scritto in modo sufficientemente preciso. In particolare viene citata, tra le misure, la copertura obbligatoria delle piscine domestiche, mentre le piscine sportive sarebbero escluse, con l’effetto di lasciare fuori tutte le piscine pubbliche dal campo di applicazione.
rilievi delle regioni: adeguamento e costituzionalità
Le osservazioni più severe, secondo quanto riportato, arriverebbero dalla Conferenza Stato-Regioni di marzo. Le Regioni chiedono che l’adeguamento tecnico introdotto valga anche per le situazioni già esistenti, per evitare disuguaglianze. Viene inoltre evidenziato che l’esclusione di piscine come quelle sportive dilettantistiche o gestite da federazioni e enti di promozione sportiva comporterebbe di fatto l’assenza di vigilanza e controllo igienico-sanitario per impianti natatori messi a disposizione dell’utenza.
Ulteriore questione riguarda la costituzionalità: le Regioni sostengono che le piscine domestiche non dovrebbero rientrare nel ddl perché, trattandosi di proprietà privata, non potrebbero trasformarsi in un onere per l’ente pubblico in termini di sicurezza.
come gli utenti possono tutelarsi: richieste di conformità e attenzione alle bocchette
Nel confronto riportato, Assopiscine risulta favorevole all’attuale testo, con particolare attenzione alla copertura degli impianti anche per ragioni di sicurezza ed efficienza energetica. Ferruccio Alessandria, presidente dell’associazione, sostiene che il ddl debba procedere: vengono indicati 5 milioni di persone che frequentano impianti natatori pubblici o semi pubblici e altri 5 milioni che utilizzano impianti di proprietà, per un totale compreso tra 800.000 e 1 milione di impianti. Il presidente segnala inoltre che la piscina sarebbe un servizio sociale e un tema trasversale, mentre le norme tecniche esistenti non avrebbero ricevuto applicazione completa: i controlli sarebbero quasi nulli e l’adozione risulterebbe volontaria, rendendo necessaria una legge nazionale.
la piscina come costruzione complessa e controlli non estesi
Secondo Rossana Prola, in attesa dell’eventuale legge, occorre ricordare che la piscina viene spesso percepita come una sorta di elettrodomestico, mentre si tratta di una costruzione complessa. Viene sottolineato inoltre che, quando i tecnici delle Asl effettuano verifiche, talvolta si limitano al controllo delle acque. In base a quanto riportato, i controlli dovrebbero estendersi anche a bocchette e impianto completo.
dichiarazione di conformità e indicazioni operative in fase di prenotazione
La proposta indicata è che il ddl preveda almeno l’obbligo per le strutture di disporre di una dichiarazione di conformità dell’impianto, poiché non tutte l’avrebbero. Prola indica un criterio pratico per la tutela: al momento della prenotazione di una vacanza, sarebbe possibile scrivere alla direzione e chiedere copia della conformità della piscina. Viene inoltre raccomandata attenzione a tutte le bocchette durante l’uso, includendo anche l’informazione ai bambini.
personaggi e voci citate nella ricostruzione
- Rossana Prola
- Ferruccio Alessandria
