Obeso ma sano: cosa rivela lo studio e perché non basta la perfezione delle analisi

• Pubblicato il • 5 min
Obeso ma sano: cosa rivela lo studio e perché non basta la perfezione delle analisi

L’idea secondo cui l’obesità possa essere “gestibile” solo perché gli esami del sangue risultano nella norma viene messa in discussione da evidenze cliniche recenti. La Società italiana dell’obesità (Sio) rilancia i risultati di uno studio inglese e sottolinea un messaggio centrale: non esiste un’“obesità sana” capace di azzerare i rischi. Anche quando il profilo metabolico sembra rassicurante, permangono pericoli rilevanti per la salute, con un’attenzione particolare alle conseguenze cardiovascolari e alle fasce più giovani.

obesità “metabolicamente sana”: perché non regge alle prove

La Sio afferma che lo studio pubblicato su American Journal of Preventive Cardiology mette a tacere la teoria dell’obesità “metabolicamente sana”, descritta come una vecchia idea rassicurante priva di reale protezione. Il presidente Sio Silvio Buscemi evidenzia che per anni il concetto ha offerto sicurezza a chi presentava analisi perfette, assenza di diabete, pressione nei limiti e colesterolo sotto controllo. La scienza, però, indica un quadro diverso: parametri metabolici impeccabili non eliminano l’aumento del rischio associato all’obesità.

La ricerca è basata sui dati della Uk Biobank, con il follow-up di oltre 157.000 persone per 13 anni. Secondo la nota diffusa dalla Sio, chi vive con l’obesità, anche senza complicanze immediatamente evidenti, affronta un rischio più alto di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche: nello specifico, +46% negli uomini e +34% nelle donne.

rischi cardiovascolari e morte: gli incrementi osservati

Lo studio evidenzia anche un aumento significativo del rischio di insufficienza cardiaca, con valori pari a +63% per gli uomini e +69% per le donne. Nel quadro complessivo dei danni associati all’obesità, la Sio riporta come particolarmente preoccupanti i risultati collegati alla steatosi epatica associata a disfunzione metabolica.

Per il cosiddetto fegato grasso vengono indicati incrementi pari a +137% negli uomini e +344% nelle donne. Inoltre, anche in assenza di malattie metaboliche evidenti, viene riportato un aumento del rischio di morte per qualsiasi causa: +36% negli uomini e +27% nelle donne.

quando compaiono problemi metabolici, il rischio cresce con un gradiente

La Sio collega l’evoluzione del rischio anche alla presenza dei classici fattori metabolici: ipertensione, diabete e dislipidemia. La ricerca descrive che l’esistenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all’obesità.

Buscemi precisa che il rischio non è “acceso o spento”, ma segue un andamento progressivo: più aumenta la categoria di obesità (dal livello classe I fino alla classe III) e più si accumulano disturbi metabolici, maggiore diventa la probabilità di sviluppare eventi che richiedono accesso ospedaliero, come infarto, ictus o insufficienza renale.

differenze di genere e obesità centrale: il ruolo della circonferenza vita

Un punto evidenziato dalla Sio riguarda le differenze tra donne e uomini. L’impatto dell’obesità sulle donne viene descritto come più aggressivo. In particolare, la circonferenza vita emerge come segnale d’allarme fondamentale.

La nota riporta che anche donne rientranti in un peso considerato normale secondo l’IMC (Bmi) ma con obesità centrale (girovita superiore a 88 cm) presentano rischi significativamente maggiori. Questo elemento rafforza l’idea che la bilancia non descrive l’intero quadro, perché dove si accumula il grasso conta in modo decisivo, spesso anche più del peso complessivo.

infiammazione cronica: il meccanismo indicato come “killer”

La Sio identifica nell’infiammazione il fattore determinante. Buscemi sottolinea che il grasso può risultare dannoso anche con zuccheri nel sangue nella norma grazie all’infiammazione cronica di basso grado. Il tessuto adiposo viene descritto non come deposito passivo, ma come organo attivo in grado di rilasciare sostanze infiammatorie.

Analizzando la proteina C-reattiva, marker dell’infiammazione, i ricercatori avrebbero osservato che essa può mediare fino al 48% del rischio di malattie cardiovascolari nelle donne considerate “sane” ma obese. Il messaggio associato a questi dati è la presenza di uno stato di allerta persistente che logora arterie e organi.

obesità pediatrica: il rischio cardiometabolico inizia presto

La Sio richiama l’attenzione sul tema dei bambini e respinge l’idea per cui l’infanzia offrirebbe “tempo” per cambiare senza conseguenze. Nuove evidenze cliniche, secondo quanto riportato, confermano che l’obesità pediatrica eleva il rischio cardiometabolico già durante l’età infantile, anche quando mancano i tratti tipici della malattia metabolica.

studio svedese su bambini “metabolicamente sani” e rischio futuro

Viene citato uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato su Jama Pediatrics. I risultati indicano che i bambini con obesità classificati come metabolicamente sani mostrano comunque un rischio significativamente più alto rispetto ai coetanei normopeso per lo sviluppo di complicazioni cardiometaboliche.

Il campione analizzato include 7.275 minori con obesità confrontati con 35.636 della popolazione generale, seguiti dall’infanzia fino a 30 anni. Nei bambini con obesità “inizialmente sana” la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 risulta 4,3 volte superiore, mentre il rischio di ipertensione è 2,7 volte più alto rispetto ai bambini con peso nella norma.

Oltre a queste minacce, resta elevato anche il rischio di dislipidemia: è indicata una probabilità 3,1 volte superiore di riscontrare livelli anomali di grassi nel sangue. Le evidenze suggeriscono inoltre che la maggior parte dei pazienti perde lo stato di “sano” nell’arco di pochi anni.

intervenire presto: messaggio della Sio e impegno sul territorio

Con un riferimento al dato globale riportato dalla Sio, circa 300 milioni di persone nel mondo sarebbero classificati come “obesi ma sani”. Le evidenze vengono presentate come una chiamata alle armi per la sanità pubblica: l’obesità non viene descritta come un problema da attendere fino alla comparsa del diabete, ma come una condizione da trattare subito.

L’indicazione include l’esigenza di non aspettare che gli esami diventino “rosse”, agendo sul peso attraverso stile di vita e nuove terapie farmacologiche. L’approccio viene inquadrato come un modo per “disinnescare” il rischio prima che si manifesti in modo critico.

La nota specifica anche l’impegno quotidiano della Sio nella lotta all’obesità tramite iniziative di supporto alla ricerca e alla prevenzione. Viene indicato che donare il 5x1000 alla società scientifica costituisce un gesto definito a costo zero per finanziare studi indipendenti, campagne di prevenzione e borse di studio per giovani ricercatori impegnati a contrastare l’epidemia globale.

personaggi citati

  • Silvio Buscemi
Categorie: Salute

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