Mostra per fare tutto ci vuole un fiore: trasformare frasi in arte contemporanea
Fine marzo a Le Locle, nel cantone svizzero di Neuchâtel, con la neve che insiste e attenua i confini: in un contesto così definito dal meteo, il progetto espositivo prende forma come un invito a rimettere in movimento idee e materiali. L’atmosfera non resta ferma, perché anche la creazione artistica viene presentata come processo, transizione e riassetto continuo, capace di trasformare una semplice formula in una mostra concreta.
per fare tutto, ci vuole un fiore: una mostra che nasce dalla logica del cambiamento
Il punto di partenza è una filastrocca resa nota da Sergio Endrigo su parole di Gianni Rodari, con il titolo francese «Pour tout faire, il faut une fleur». A Le Locle, nel Musée des Beaux-Arts, il ritornello smette di restare citazione e diventa struttura: non domina l’idea del fiore come semplice simbolo, ma ciò che lo rende possibile, ciò che lo precede e ciò che lo segue. L’esposizione si configura quindi come un percorso in cui il lavoro artistico non appare immobile, bensì legato a relazioni, incastri e passaggi.
museo des beaux-arts di locle: una direzione che trasforma il luogo in conversazione
Da quando Federica Chiocchetti ha assunto la direzione del Mbal, il museo non viene più descritto come un archivio ordinato di opere, ma come una conversazione continua, anche con aperture eterodosse quando necessario. La mostra si inserisce in questa impostazione: rimescola prospettive, mette in contatto persone e linguaggi che non avrebbero condiviso lo stesso spazio, costruendo un’idea di struttura come incontro più che come confine.
nicolas polli, curatore: il focus è sul processo
Alla curatela di Nicolas Polli è affidato «Per fare tutto, ci vuole un fiore». Viene presentato come un “attraversatore seriale” di discipline: fotografo, grafico, docente ed editore. Il suo incarico porta a evitare la chiusura definitiva del risultato. Il lavoro viene impostato sul processo, rendendo il progetto un atto di messa in discussione della fissità. Nelle sale, infatti, le opere non vengono proposte come conclusione: si mostrano come entità in divenire.
opere e materiali: non definitivo, ma costruito per essere rimodellato
Dentro l’allestimento, emerge una dinamica che sposta lo sguardo dal prodotto finale alla sua costruzione. Le opere vengono descritte come mai definitive: si fanno e si disfano, si citano, si correggono. I materiali recuperati non pretendono di diventare altro; restano riconoscibili, con tracce e segni, simili a elementi appartenenti a case realmente vissute. Anche le immagini vengono percepite come in bilico, vicine a cambiare idea, senza consolidarsi in una versione unica.
dialogo tra artisti e linguaggi: ironia, materia, paesaggi visivi
Tra le presenze citate compaiono riferimenti a una logica di trasformazione che attraversa pratiche diverse: Peter Fischli e David Weiss con un gioco di palingenesi perpetua; Enzo Mari come richiamo al progettare inteso come spazio lasciato all’imprevisto. L’immaginario viene attraversato anche dall’ironia “inclinata” di Jeanne Jacob, mentre le tensioni materiche di Aldo Mozzini portano in superficie ciò che normalmente resterebbe sullo sfondo. Ulteriori traiettorie visive vengono attribuite a Ruth van Beek e Alina Frieske, con paesaggi costruiti come ricordi senza esperienza oppure, secondo l’impostazione percepita, il contrario.
atelier ricostruito e presenza di sabine hess: convivenza tra frammenti
Nell’atelier ricostruito di Polli, tra immagini, regole condivise e frammenti di quotidianità intrecciati, viene indicata anche la presenza di Sabine Hess. La mostra si avvicina fino a diventare “domestica” nel senso più concreto: mette al centro convivenza, compromessi silenziosi e quel lavoro invisibile che tiene insieme gli elementi. L’approccio non si limita alle opere, ma si riflette anche sul modo in cui la documentazione viene concepita.
catalogo e gesto finale: cinque fogli da piegare
Il catalogo segue la stessa impostazione. Viene descritto come composto da cinque fogli da piegare, senza l’aspirazione a un oggetto definitivo e senza una logica di autorità editoriale. Comprendere l’esposizione richiede intervento: “metterci le mani” in modo letterale, attraverso un gesto semplice e quasi infantile che risulta coerente con il titolo. Il modo di usare il catalogo diventa parte della proposta, trasformando lettura e produzione in un’unica azione.
neve, connessioni e inquietudine disciplinata
All’esterno continua a cadere la neve, che cancella i contorni senza però eliminare i legami. Tornando verso l’aeroporto di Ginevra, si forma un’idea di fondo: una Svizzera descritta come metronomica, composta e neutrale, coltiva allo stesso tempo un’inquietudine governata da disciplina. La scena artistica collegata alla mostra non richiede urgenza nel tono, perché sceglie di lavorare “in profondità”, come un fiore che cresce sotto la neve.
Personaggi, ospiti o membri del cast citati:
- Sergio Endrigo
- Gianni Rodari
- Federica Chiocchetti
- Nicolas Polli
- Sabine Hess
- Peter Fischli
- David Weiss
- Enzo Mari
- Jeanne Jacob
- Aldo Mozzini
- Ruth van Beek
- Alina Frieske


