Molto e molto poco: il romanzo d’esordio di patrizia villa sulla livorno del dopoguerra

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Molto e molto poco: il romanzo d’esordio di patrizia villa sulla livorno del dopoguerra

Una città ricostruita, macerie alle spalle e futuro ancora da trovare: Molto e molto poco racconta il secondo dopoguerra a Livorno attraverso uno sguardo corale, dove emozioni, memoria e legami familiari si intrecciano fino a diventare materia narrativa. Nel romanzo d’esordio di Patrizia Villa, l’aspirazione di un giovane verso l’America convive con una quotidianità che opprime, mentre sullo sfondo emergono figure capaci di restare impresse anche quando la narrazione concede pochi passaggi a ciascuna di loro.

La storia si muove tra difficoltà storiche e desideri più nascosti, scavando nelle contraddizioni legate all’amore paterno e nella distanza tra memoria e rimozione. Luoghi e dettagli rendono l’atmosfera concreta: strade, sapori legati al mare, personaggi ruvidi e schietti che danno forma a un’epoca complessa. L’impianto corale attribuisce a tutti un ruolo significativo, trasformando la narrazione in una tessitura di sguardi e percezioni.

molto e molto poco: livorno nel secondo dopoguerra e una narrazione corale

Ambientato a Livorno nel secondo dopoguerra, il romanzo costruisce un universo in cui ogni presenza contribuisce a definire la trama. La coralità non si limita a moltiplicare i personaggi: richiama soprattutto i loro sentimenti, il modo in cui vivono eventi e cambiamenti, e la capacità di trasformare il vissuto in immagini che restano. La scrittura punta a evocare scene nitide e a far emergere figure con forza, anche quando l’economia del racconto non richiede lunghe permanenze.

memoria, rimozione e contraddizioni dell’amore paterno

Tra i fili centrali della vicenda si riconosce un’oscillazione continua: ciò che viene ricordato non coincide mai pienamente con ciò che viene detto, e i gesti quotidiani diventano la spia di una rimozione più profonda. In questo quadro l’amore paterno appare segnato da contrasti, con ombre e momenti che non si risolvono in modo lineare. Sullo sfondo, episodî storici e memorie legate alla guerra rafforzano la percezione delle difficoltà dell’epoca, senza ridurre i protagonisti a comparse.

forza delle donne e anima salmastra della città

Nel tessuto narrativo emergono con evidenza i tratti di una sensibilità orientata alla forza delle donne e alla cura con cui vengono restituiti tempi e atmosfere. L’orizzonte si colora anche di un’anima salmastra che permea il racconto, sostenuta da un’attenzione costante ai dettagli legati all’identità di Livorno.

patrizia villa: dal sindacato alla scrittura tra sentimenti e avvenimenti

Patrizia Villa, livornese, è ex sindacalista della Cgil nel comparto Scuola, università e ricerca. Ha pubblicato anche due sillogi poetiche con Persephone Edizioni: Punctum (2023) e Un palloncino al polso (2024). La sua esperienza professionale e la capacità di immedesimarsi nei personaggi si riflettono nella precisione con cui sentimenti e avvenimenti vengono seguiti durante lo sviluppo della storia.

estratto del romanzo: un baule, una chiave e l’abito da sposa

L’estratto si concentra su un momento di visita e su una scoperta carica di significato. La voce narrante ricorda di aver rivisto un uomo appeso a una condizione difficile, con gli occhi che sembravano cedere al buio e con il dolore della sua rassegnazione. In fondo, pur restando sullo sfondo della quotidianità, gli viene riconosciuta una forma di bene: era l’unico che visitava la madre e la aiutava al bisogno, in un modo in cui Anita non chiedeva nulla perché l’uomo intuiva.

ernesto, il garage e la chiave trattenuta da un nastro rosso

Nel garage, vicino al letto, coperto da un lenzuolo, compare un baule indicato da Ernesto, che dichiara di non averlo mai aperto. L’uomo offre la chiave conservata da un nastro rosso di tessuto inserito in un anello ovale. Durante l’apertura, Ernesto resta alle spalle, con le mani sulle ginocchia, mentre aguzza lo sguardo debole mostrando un’espressione curiosa e amorosa, uno sguardo già riconosciuto nella scena dei disegni mostrate dal narratore e da Paola.

il baule: vestiti e lenzuola ricamati

Il coperchio pesante, bombato, viene sollevato e all’interno si trovano vestiti e lenzuola ricamati. Compiono un’apparizione precisa gli indumenti bianchi chiusi con cura nelle veline. Nel gesto di non aprire del tutto, la narrante si riserva un momento intimo con Paola. Ernesto viene colto nell’atto di inghiottire una lacrima, come segno di un’emozione che resta sospesa tra trattenimento e rivelazione.

l’abito da sposa: mussola, pizzo di sangallo e velo con perline

In seguito viene spostato ciò che serve: il letto, il tre piedi e il baule. Sandro li trasporta giù dalle scale e poi, in ascensore, fino a casa. Il baule viene collocato in veranda e il letto lasciato sulle scale, mentre Paola risulta in viaggio e autorizza l’apertura in sua assenza.

La narrante chiude la porta con la scusa di insetti o altro e solleva il coperchio: sopra, tra sacchetti di lavanda, si rivela un abito da sposa. È descritto come semplice, di mussola sottile, con maniche a sbuffo e uno scollo generoso profilato da pizzo di sangallo. Il vitino è segnato da una fascia di raso bianco. Sotto compare una sottoveste di tela inamidata con le spalle nude, indossata alcune volte dopo averla accorciata sopra il ginocchio. Il velo corto, tempestato di perline, è cucito su una passata per capelli.

La scena si chiude con il crollo fisico della narrante seduta, mentre il pensiero corre verso l’immagine di una ragazza piena di speranze che si confezionava un abito da sposa, trasformando la scoperta del baule in una memoria viva e immediata.

figure presenti nell’estratto e ruoli nella scoperta

All’interno della scena descritta, emergono i seguenti personaggi, coinvolti direttamente o attraverso azioni e ricordi che guidano la scoperta del baule e dell’abito da sposa:

  • Ernesto
  • Anita
  • Paola
  • Sandro
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