Marchi storici made in italy: fatturato quasi 94 miliardi e 100 obiettivi raggiunti
L’attenzione sul Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale si accende con un traguardo destinato a diventare riferimento per il sistema produttivo italiano: il raggiungimento di 1000 Marchi Storici iscritti. L’evento, tenutosi a Palazzo Piacentini nell’ambito della giornata del Made in Italy, ha visto la presentazione del rapporto “L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale. Numeri, territori e prospettive di un patrimonio industriale del Made in Italy”, con la presenza del Ministro Adolfo Urso. L’apertura dei lavori è stata affidata al videomessaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni.
1000 marchi storici: numeri, imprese e impatto sul lavoro
Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto il livello di 1000 marchi iscritti, descrivendo un ecosistema composto da 780 imprese titolari. Queste attività generano un volume d’affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono l’occupazione di 363.201 addetti. La fotografia quantitativa del patrimonio industriale si inserisce nel quadro di una strategia più ampia orientata alla crescita e al consolidamento delle imprese legate al Marchio Storico.
rapporto presentato a palazzo piacentini e contesto istituzionale
Il rapporto è stato presentato a Palazzo Piacentini durante la giornata dedicata al Made in Italy. La cornice istituzionale ha incluso la partecipazione del Ministro Adolfo Urso e l’avvio dell’evento attraverso il videomessaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni.
fondo salvaguardia imprese: nuovo strumento finanziario per i marchi storici
La giornata è stata anche l’occasione per illustrare il nuovo strumento finanziario introdotto con la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese. Lo strumento viene descritto come un pilastro della strategia di crescita e consolidamento delle imprese che detengono il riconoscimento di Marchio Storico di Interesse Nazionale.
da strumento difensivo a leva di sviluppo industriale
Secondo le indicazioni emerse, l’impostazione del nuovo strumento finanziario mira a favorire un cambio di paradigma: da una funzione principalmente difensiva a una vera e propria leva di sviluppo industriale. La possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera viene collegata alla nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, con l’obiettivo di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio.
4 a del made in italy: agroalimentare, automazione, abbigliamento, arredo
Il sistema descritto nel rapporto trova il proprio cuore nelle cosiddette “4 A” del Made in Italy: Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento e Arredo. Da sole, queste componenti valgono 76,1 miliardi di euro, pari all’81,3% del totale economico rilevato. La filiera con la maggiore incidenza è l’Agroalimentare, attestato a 53,7 miliardi di euro.
peso delle filiere e ruolo del registro nell’economia
Il Registro viene presentato come una componente strutturale dell’economia italiana: le imprese risultano radicate nei territori, capaci di generare valore economico e occupazione, oltre a presidiare le principali filiere del Made in Italy. In questa prospettiva, emerge anche la necessità di accompagnare il patrimonio verso una nuova fase di sviluppo, con richieste di maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali.
distribuzione territoriale: nord trainante e radicamento nazionale
La distribuzione regionale indica una prevalenza dei poli manifatturieri nel Nord. La Lombardia guida la classifica sia per fatturato (49,1%) sia per numero di marchi (28,3%). Seguono Veneto con 14,2% e Piemonte con 12,9%.
Accanto alla concentrazione settoriale del Nord, risulta presente anche un radicamento diffuso in tutto il Paese: Emilia-Romagna, Veneto e Toscana mostrano un’incidenza delle “4 A” vicina o superiore all’80%.
settori e uso del marchio storico: manifatturiero, valore strategico e packaging
Sotto il profilo settoriale, il Registro presenta una natura prevalentemente industriale. L’88% delle imprese opera nel manifatturiero, con l’Agroalimentare al 44% e l’Automazione-Meccanica al 25% come pilastri economici e numerici. Inoltre, l’80% delle imprese attribuisce al Marchio Storico un valore strategico elevato: tra le pratiche di impiego, il 70% lo integra nei materiali istituzionali e il 46% direttamente sul packaging.
italian historical trademark e contrasto all’italian sounding
L’adozione della versione internazionale “Italian Historical Trademark” risulta ancora limitata, con un utilizzo attestato al 25%. Tuttavia, quasi la metà delle imprese (46%) prevede un utilizzo futuro, segnalando una volontà di espansione sui mercati globali come strumento di contrasto all’Italian Sounding.
voci istituzionali e prospettive di crescita per i marchi storici
Nel corso dell’incontro sono stati ribaditi i significati del raggiungimento della soglia dei Mille Marchi Storici di Interesse Nazionale. Il Ministro Adolfo Urso ha collegato il risultato al riconoscimento di un patrimonio industriale capace di unire tradizione, qualità, innovazione e competitività, sottolineando che la storia produttiva italiana viene descritta come leva strategica per affrontare sfide di un contesto globale sempre più complesso. Secondo l’interpretazione riportata, il traguardo supera il valore meramente simbolico e conferma la vitalità del patrimonio manifatturiero e industriale.
Anche Massimo Caputi, presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia, ha evidenziato che il traguardo rappresenta un riconoscimento concreto di un patrimonio capace di generare occupazione, competitività e identità per il Paese. Nelle dichiarazioni è stata inoltre richiamata l’esposizione dei Marchi Storici a dinamiche legate a tensioni protezionistiche e a nuovi accordi internazionali, citando il Mercosur, con l’esigenza di clausole di salvaguardia che certifichino l’autenticità nei trattati europei.
Gianluca Brozzetti, consigliere vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia, ha aggiunto che il rapporto mette in luce la necessità di accompagnare il patrimonio verso una fase di sviluppo, puntando su strumenti e strumenti condivisi e su una capacità di sistema orientata ai mercati internazionali, così da rafforzare la competitività futura.
Armando De Nigris, vicepresidente vicario dell’Associazione Marchi Storici d’Italia e presidente del gruppo giovani dei Marchi Storici, ha richiamato l’obiettivo di preservare la tradizione rendendola attuale, con fiducia nell’adozione sempre più diffusa dell’Italian Historical Trademark e nell’importanza di un ricambio generazionale capace di valorizzare l’heritage. Nel quadro descritto, giovani imprenditori e manager vengono indicati come figure chiamate a trasformare il patrimonio industriale in una leva di sviluppo, attraverso nuove competenze, nuovi linguaggi e una più ampia apertura internazionale.
personaggi citati nell’evento
- Giorgia Meloni
- Adolfo Urso
- Massimo Caputi
- Gianluca Brozzetti
- Armando De Nigris