Malagò e Abete sfida per la FIGC: ruolo di Marotta e Gravina e manovre politiche del governo
La corsa per la successione di Gabriele Gravina in FederCalcio prende forma tra indicazioni, manovre e rivalità che attraversano i vertici del pallone italiano. La Serie A, con una scelta dal peso politico e mediatico, ha individuato il nome di Giovanni Malagò come candidato ufficiale attraverso la Lega: una decisione sostenuta da preferenze importanti e da un percorso che, allo stato attuale, vede la candidatura prendere quota. A fare da contrappeso, dopo l’assemblea della Lega Calcio, emerge la figura di Giancarlo Abete, con richieste che spostano l’attenzione sul possibile confronto tra schieramenti e sull’esito delle prossime elezioni in Figc.
giovanni malagò candidato ufficiale federazione calcio: la spinta della serie a
Il primo candidato sulla strada della successione di Gravina è Giovanni Malagò, indicato dalla Serie A e formalmente investito della designazione ufficiale della Lega. Il secondo nome, destinato a emergere rapidamente, è Giancarlo Abete, che subito dopo l’assemblea della Lega Calcio ha chiesto alla propria Lega Dilettanti di poter ottenere le stesse titolarità attribuite al presidente Malagò dalle società di Serie A. L’impostazione prospettata ruota attorno a una candidatura condivisa, seguendo una logica in cui prima si discuteranno i contenuti e poi si vedrà quale sarà l’approdo sui nomi.
malagò contro abete: le due candidature in competizione verso la figc
La sfida che si delinea è, al momento, una contrapposizione tra Malagò e Abete. Malagò, indicato come figura di lunga presenza nello sport italiano, è descritto come un 67enne con un ruolo significativo per oltre un decennio, fino a essere in precedenza oggetto di attriti con il governo e a subire una detronizzazione. Abete, indicato come 75enne, risulta già aver guidato la Figc circa vent’anni fa e si sarebbe dimesso dopo un fallimento legato ai Mondiali del 2014.
La competizione si muove dentro un calendario preciso: il 20 aprile Malagò sarà invitato in Lega Calcio per illustrare il proprio programma, in un passaggio che di norma si colloca con ordine diverso rispetto alla prassi usuale.
i numeri che rendono malagò candidato: 18 preferenze su 20 in serie a
Il sostegno raccolto da Malagò in Serie A è centrale per la candidatura. Sono state registrate 18 preferenze su 20, un risultato considerato decisivo perché, con una maggioranza più risicata, la candidatura sarebbe potuta nascere senza le condizioni necessarie. In teoria, si sarebbe potuti arrivare anche con 11 voti, ma il peso della Serie A risulta limitato al 18% del totale, rendendo determinante la solidità delle firme.
La delega è arrivata da tutti i club della massima serie ad eccezione di lazio e verona. Per la Lazio viene richiamato il fatto che Lotito resti storicamente su posizioni di opposizione.
beppe marotta e l’operazione firme: consenso costruito in tempi rapidi
La candidatura di Malagò viene descritta come un percorso avviato con il lancio del nome da Aurelio De Laurentiis, mentre il vero motore dell’operazione viene indicato in Beppe Marotta. Negli ultimi giorni Marotta avrebbe smosso una parte consistente della Serie A per ottenere le firme sui moduli.
Questo attivismo avrebbe generato malumori anche tra grandi club schierati a favore di Malagò, citando Juventus e Milan, favorevoli alla candidatura. Secondo quanto riportato, Marotta non si sarebbe limitato a ottenere consensi, ma avrebbe anche prospettato una modifica degli equilibri politici legati alla distribuzione dei posti in consiglio federale che seguirà l’elezione del nuovo presidente.
consiglio federale: gli equilibri citati e le posizioni in bilico
Oggi, a via Allegri, in quota Serie A siedono Simonelli e anche Marotta (Inter), Campoccia (Udinese) e Chiellini (Juventus). L’indicazione fornita è che Chiellini rappresenterebbe la posizione più in bilico, motivo che alimenterebbe il fastidio in casa bianconera.
Nonostante le tensioni, la richiesta sarebbe stata accolta da tutti, più o meno volontariamente, e Marotta viene presentato come una figura determinante nella dinamica attuale.
malagò come profilo di discontinuità: memoria politica e nuova investitura
Malagò viene definito un profilo di discontinuità, legato alla sua condizione di figura esterna rispetto al sistema attualmente in carica. La sua storia viene descritta come indipendente, con personalità definita e senza bisogno di presentazioni. Nonostante ciò, si richiamano anche aspetti critici legati alla sua ultima esperienza in Lega Calcio: nel 2018, come commissario, sarebbe stato indagato per una presunta alterazione del verbale dell’elezione di Miccichè, mentre in un’intercettazione avrebbe definito i presidenti dei club “delinquenti veri”.
La scelta viene motivata anche dalla percezione pubblica legata a eventi recenti richiamati come successo, con un riferimento al caso Milano–Cortina e alla possibilità che Malagò possa ascoltare le istanze dei club. In aggiunta, viene sottolineato il rapporto personale con diversi patron, citando gli endorsement di De Laurentiis e Cairo.
possibile intesa con gravina: tutela dello status quo e ruolo di viglione
Si rincorrono voci su un’eventuale intesa tra Malagò e Gravina. In questa lettura, Malagò verrebbe eletto con i voti della Serie A e, in particolare, grazie a quelli del presidente uscente, con l’obiettivo di tutelare lo status quo.
Nel quadro delle indiscrezioni viene anche citata una possibile promozione a segretario generale dell’avvocato Viglione, indicato come consigliere di Gravina e come figura centrale nel funzionamento della Federazione. L’ipotesi riportata mira a far sì che, anche con un cambio in testa, non cambierebbe nulla.
abete come possibile detonatore: coalizione contro l’operazione
Nel possibile scenario contrapposto, Abete viene considerato un candidato capace di catalizzare i consensi di chi si oppone all’operazione. In particolare, si richiama Lotito e, soprattutto, il governo, con l’elenco di nemici o antagonisti individuati tra diversi esponenti: Abodi e Giorgetti, oltre a Barelli di Forza Italia.
La difficoltà di immaginare un’evoluzione favorevole a Malagò in presenza di un forte dissenso verso l’esecutivo viene collegata all’annuncio immediato di Abete di una discesa in campo. Nella narrazione compare anche l’eventualità che possa essere individuato un altro nome, come Demetrio Albertini, anche se al momento viene indicato come primario il passo di Abete.
rischio stallo e commissariamento: l’obiettivo attribuito al governo
Con una contrapposizione simile, l’esito viene descritto come incerto e aperto a sviluppi anche complessi, inclusa la possibilità di uno stallo capace di condurre al commissariamento. In questa prospettiva si inseriscono le motivazioni attribuite a Lotito, secondo cui non avrebbe firmato la candidatura di Malagò non per contrarietà alla persona, ma per la richiesta di una revisione strutturale delle norme. L’obiettivo indicato sarebbe proprio quello di procedere alle modifiche con un approccio senza compromessi, azzerando le figure che popolano il consiglio federale.
Questo scenario viene presentato come uno “spauracchio” per il sistema, su cui le componenti principali potrebbero decidere di coagularsi per scongiurarlo, inclusa la stessa figura di Abete. La narrazione mette in evidenza che le variabili restano numerose e che circolerebbe il sospetto che più attori stiano recitando ruoli diversi a seconda della fase.
La finestra temporale resta ampia: fino al 13 maggio, giorno di chiusura delle candidature, può succedere di tutto. Il voto è previsto il 22 giugno.
figure e nomi citati nella corsa alla presidenza federale
- Giovanni Malagò
- Gabriele Gravina
- Giancarlo Abete
- Beppe Marotta
- Aurelio De Laurentiis
- Claudio Lotito
- Urbano Cairo
- Gianluigi Simonelli
- Andrea Campoccia
- Giorgio Chiellini
- Nicola Miccichè
- Antonio Abodi
- Giorgetti
- Barelli
- Viglione
- Demetrio Albertini
