Madre e figlia morte a campobasso ricina ai nuovi accertamenti

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Madre e figlia morte a campobasso  ricina ai nuovi accertamenti

Il mistero legato alle due donne morte a Pietracatella entra in una fase di verifiche tecniche sempre più stringenti, con ulteriori accertamenti programmati per consolidare gli elementi scientifici raccolti finora. Al centro dell’attenzione restano le tracce di ricina, il potente veleno emerso dalle analisi, e la ricostruzione puntuale dei passaggi che hanno preceduto i decessi. La Procura prosegue nell’attività investigativa con un’impostazione orientata a ottenere riscontri non replicabili e utili per le valutazioni giudiziarie.

accertamento tecnico irripetibile sul telefono di alice di vita

Martedì 28 aprile negli uffici della Polizia giudiziaria a Campobasso è previsto un accertamento tecnico irripetibile sul cellulare di Alice Di Vita, 18 anni, indicata come sorella e figlia delle due vittime. L’attività si svolgerà alla presenza delle parti, con la procedura richiesta dalla Procura che prevede l’estrazione della copia forense dei dati contenuti nel dispositivo.

Gli investigatori analizzeranno in particolare le chat intrattenute dalla ragazza con madre, sorella e padre durante gli accessi delle due donne al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli, nelle ore che hanno preceduto il decesso. Tra gli obiettivi dell’analisi figura anche la necessità di valutare eventuali responsabilità dei cinque medici indagati per omicidio colposo.

nuovi accertamenti su reperti biologici e analisi istologiche

L’inchiesta si avvia così verso una fase decisiva, basata su attività fondamentali perché non replicabili e destinate ad avere un impatto rilevante nella ricostruzione dei fatti. Mercoledì a Bari le operazioni riguarderanno i reperti biologici di Antonella e Sara, già acquisiti, con un’attenzione particolare sui vetrini dell’esame autoptico.

analisi istologiche per chiarire passaggi ancora poco definiti

Le analisi istologiche verranno nuovamente esaminate alla presenza delle parti, con lo scopo di chiarire aspetti ancora considerati non completamente definiti. L’obiettivo degli esperti è ottenere dati più solidi e scientificamente attendibili, utili a confermare o rivedere quanto già emerso.

peso probatorio e limiti legati ai campioni esaminati

La relazione tecnica già acquisita fornisce indicazioni ritenute importanti: secondo la valutazione peritale, vengono confermate tracce riconducibili ad Antonella e Sara, mentre Gianni Di Vita risulterebbe escluso. Sul punto relativo a Gianni è riportato però un invito alla cautela: il campione analizzato sarebbe stato prelevato in ritardo e sottoposto a esame quando il materiale biologico sarebbe apparso ormai degradato. Tale circostanza, pur portando a un’esclusione, ne riduce la portata probatoria e rende necessario ulteriore approfondimento. Per questo motivo gli accertamenti programmati assumono un valore elevato.

nota dell’istituto nazionale malattie infettive: gestione campioni di giovanni di vita

Per chiarire aspetti oggetto di notizie ritenute inesatte o incomplete, risulta rilevante anche una comunicazione dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma, focalizzata sulla gestione dei campioni relativi a Giovanni Di Vita.

La nota precisa che i campioni del paziente Di Vita Giovanni sono stati raccolti e conservati presso l’istituto secondo modalità specificamente previste e validate per indagini di microbiologia clinica, indicate come unica tipologia di analisi per cui l’istituto era stato formalmente coinvolto. In tale ambito la conservazione sarebbe avvenuta a +4°C per le indagini sierologiche e mediante congelamento a -20°C per gli estratti destinati alle analisi molecolari, secondo protocolli standardizzati per il test di riferimento.

Alla luce degli elementi disponibili, non viene indicata una possibilità di affermazione con certezza scientifica circa la riconducibilità di Gianni Di Vita anche a un avvelenamento.

ricina confermata: struttura dell’accusa e nodo centrale delle indagini

La svolta determinante arriva dalla conferma dell’avvelenamento da ricina da parte della tossicologia clinica di Pavia. La relazione trasmessa alla Procura di Larino, proveniente dal Centro antiveleni Maugeri, descrive un quadro compatibile con una grave intossicazione da ricina per le vittime, madre e figlia morte tra il 27 e il 28 dicembre.

da ipotesi scientifica a dato consolidato

Il contenuto della relazione rafforza l’impianto già delineato nelle settimane precedenti, quando le analisi avevano evidenziato una “non negatività” nella sostanza nei campioni biologici: un elemento interpretato come presenza del veleno, ma senza una formalizzazione definitiva. Con la conferma da tossicologia, il dato scientifico risulta consolidato, con un impatto diretto sul peso dell’inchiesta e sulla sua impostazione processuale.

La Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti e individua due questioni centrali: come sia stata somministrata la sostanza e da dove possa essere stata procurata.

indagini su più fronti e proseguimento delle audizioni

Le indagini risultano aperte su più direttrici. Da un lato continua la ricostruzione delle ultime ore di vita delle due donne e dei contatti avuti nei giorni precedenti al Natale. Dall’altro prosegue la verifica sulla filiera della ricina: si valutano ipotesi che includono l’eventuale estrazione artigianale dai semi di ricino, oltre a un possibile approvvigionamento tramite circuiti illegali, con menzione del dark web.

Parallelamente proseguono le audizioni in questura, coinvolgendo familiari, conoscenti e persone informate sui fatti. L’attività mira a colmare le incongruenze emerse e a definire dinamiche e responsabilità con precisione.

contesto dei decessi e primi elementi raccolti

Le due donne sono decedute tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso. Sara muore per prima il 27 dicembre, mentre Antonella decede nella mattinata successiva.

Il marito e padre Gianni Di Vita risulta trasferito allo Spallanzani di Roma nel frattempo. Risulta determinante anche una telefonata intervenuta tra investigatori e medici dell’ospedale di Campobasso per orientare i campioni da repertare. I valori di laboratorio, al momento, avrebbero destato allarme: le piastrine del padre risultavano superiori a 112.000 e la bilirubina totale sarebbe risultata elevata in tutti e tre i familiari.

Nel racconto riportato, il medico avrebbe indicato: “È alta a Sara, ad Antonella. È alta anche a Giovanni Di Vita”, aggiungendo che “aumenta sempre di più” e che si trattava di bilirubina “indiretta e non coniugata”. In questo scenario, pur con indicatori clinici complessi, le tracce di ricina non sarebbero risultate trovate su Gianni, da cui nasce un’area di interrogativo.

sopralluogo nell’abitazione di famiglia

Il 28 dicembre la Scientifica effettua un sopralluogo nell’abitazione di famiglia. Nel corso delle verifiche sarebbero stati rinvenuti funghi e vongole nei frigoriferi. Al momento del sopralluogo non sarebbe stato ancora chiarito se tali alimenti abbiano avuto un ruolo nella vicenda. Le verifiche sugli alimenti non avrebbero fatto emergere tracce di ricina.

svolta di laboratorio tramite centro antiveleni

Un passaggio cruciale viene collegato alla relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che conferma la compatibilità con intossicazione da ricina per le due vittime. Questo risultato consolida l’impostazione investigativa e rende l’accertamento un riferimento tecnico rilevante per la prosecuzione dell’indagine.

persone coinvolte e riferimenti familiari citati

Nel quadro ricostruito compaiono i nominativi legati al telefono oggetto di analisi forense, alle vittime e ai riferimenti sanitari e investigativi richiamati nelle verifiche:

  • Alice Di Vita
  • Antonella Di Vita
  • Sara Di Vita
  • Gianni Di Vita

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