Lino Banfi: il ricovero dopo l’intruglio e l’incontro con la morte che ha respinto

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Lino Banfi: il ricovero dopo l’intruglio e l’incontro con la morte che ha respinto

Lino Banfi si prepara a festeggiare il 90° compleanno il prossimo 9 luglio e, in occasione dell’importante traguardo, sceglie di mettere nero su bianco la propria storia. Il racconto prende forma in un libro dal titolo “90, non mi fai paura!”, in cui l’attore ripercorre non soltanto i successi sul grande schermo, ma soprattutto le prove personali più intense, tra dolore, pensieri oscuri e momenti di rischio vissuti in prima persona.

lino banfi e il memoir “90, non mi fai paura!”

Nel memoir, Banfi affronta con franchezza l’esperienza di aver incontrato la paura nella sua forma più profonda. Il punto centrale del racconto riguarda la relazione con la morte, descritta come una presenza concreta che ha attraversato i suoi pensieri. L’attore sottolinea di non provare timore, affermando che la morte gli sarebbe apparsa davanti e che, in qualche modo, sarebbe riuscito a cacciarla via.

Nel testo l’immagine della signora morte viene evocata con un linguaggio diretto: l’attore dichiara di non sapere se attribuirle un genere maschile o femminile, riferendosi anche a un clima di incertezza presente oggi su quel tema. Il tono resta personale e insieme determinato: ciò che conta è l’allontanamento di quella presenza e la scelta di restare in vita.

lutti, crisi interiori e un incidente miracoloso

Tra i passaggi più dolorosi che compongono la narrazione, rientra la scomparsa della moglie Lucia. L’esperienza del lutto si intreccia con riflessioni molto dure: Banfi racconta anche il pensiero di togliersi la vita, collocandolo nel quadro di un dolore che ha attraversato i momenti cruciali della sua esistenza.

Accanto a questi temi, viene indicato un tragico incidente dal quale l’attore si sarebbe salvato per miracolo. La presenza di eventi così estremi definisce la cornice emotiva del libro, in cui la paura viene evocata, affrontata e superata.

dedica a lucia e significato personale del libro

Nel contesto delle parole dedicate al volume, Banfi specifica anche a chi indirizza il racconto. In un’intervista rilasciata al settimanale Oggi, l’attore afferma che al centro della dedica c’è la moglie. Il libro viene descritto come un messaggio rivolto a “Alla mia dolce Lucia”, con l’auspicio che la lettura possa arrivare lassù, con la menzione di Papa Francesco all’interno della preghiera.

il ruolo di lucia nella gavetta e nella tenuta emotiva

Banfi collega la propria resistenza ai momenti difficili alla presenza di Lucia. Nel racconto emerge che, durante la lunga gavetta, il sostegno della moglie avrebbe impedito un crollo. L’attore ricorda che Lucia era una brava parrucchiera e che, all’inizio, lo aiutava anche di nascosto dal padre, sostenendolo con alcuni aiuti economici.

La narrazione mette in evidenza un principio di fiducia: quando ci si trova a cercare il modo per restare a galla, una persona che crede in te può diventare determinante e salvarti la vita.

gavetta, difficoltà economiche e debiti

La storia personale si estende ai primi lavori e alle conseguenze della scarsità di denaro. Banfi racconta che i soldi non sarebbero mai bastati, arrivando persino a essere in mano a strozzini per un periodo. Il tema dei debiti viene descritto come un incubo, con la necessità di far fronte a rate per anni prima di riuscire a liberarli.

un aiuto inatteso e un ricovero

Tra le vicende della gavetta, Banfi richiama un episodio legato ai consigli ricevuti da un clochard. L’attore riferisce di aver ricevuto un intruglio che gli avrebbe infiammato le tonsille al punto da portarlo a un ricovero e a ottenere una decina di giorni di vitto e alloggio a sbafo. Quando poi il primario avviò la dimissione, Banfi racconta di aver chiesto di restare ancora un po’ per rimettersi in forze.

il cambiamento con le commedie e i ricordi con le colleghe

Il recupero economico viene associato a un momento di svolta: l’attore indica l’arrivo dei “soldi veri” con il boom delle commedie scollacciate. Nel racconto queste produzioni venivano impropriamente chiamate “commedie sporche”, ma Banfi chiarisce di non considerare quella definizione corretta. L’attore precisa che le donne coinvolte non avrebbero fatto nulla di diverso dal farsi docce, ribadendo un’idea di contesto innocente.

Nel ricordo di quel periodo, Banfi nomina alcune colleghe con grande affetto: Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Nadia Cassini. Secondo quanto riportato, la collaborazione avrebbe mostrato la capacità di quelle persone di cogliere il rispetto e la considerazione reale che Banfi avrebbe mantenuto verso di loro.

affetti, identità e messaggi centrali del racconto

Nel complesso, il libro rappresenta una ricostruzione che include il confronto con la morte, la perdita di Lucia e le difficoltà economiche della gavetta. Accanto a ciò, emergono episodi di resilienza: dal ricovero ottenuto grazie a un aiuto inatteso fino alla liberazione dai debiti. Il racconto si chiude portando in primo piano una continuità emotiva legata alle persone incontrate lungo il cammino, con particolare centralità per Lucia.

Persone citate nel racconto:

  • Lino Banfi
  • Lucia
  • Papa Francesco
  • Barbara Bouchet
  • Edwige Fenech
  • Nadia Cassini
Lino Banfi: “Un clochard mi diede un intruglio che mi infiammò le tonsille abbastanza da farmi ricoverare. La morte? Mi è comparsa davanti ma l’ho cacciata via”
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