Libertà senza giustizia sociale: cosa voleva dire pertini e cosa è successo

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Libertà senza giustizia sociale: cosa voleva dire pertini e cosa è successo

Nel 25 aprile torna alla mente una data che continua a interrogare il presente: dalle parole di Sandro Pertini alla chiamata collettiva contro il fascismo, fino al rischio che quegli stessi ideali vengano svuotati. A Pavia, durante un’orazione tenuta da Tomaso Montanari, il tema centrale ruota attorno a un nodo preciso: quando giustizia sociale e libertà si separano, la democrazia diventa più fragile e l’odio trova spazio.

25 aprile e libertà: il filo tra giustizia sociale e democrazia

Il richiamo parte dal 25 aprile del 1945, quando la voce di Sandro Pertini, dalla radio, invitò i milanesi allo sciopero generale e all’insurrezione. Venticinque anni dopo, nel 1970, un Pertini presidente della Camera celebrò la “grande di aprile” insistendo su un principio: non esiste vera libertà senza giustizia sociale, e non si raggiunge vera giustizia sociale senza libertà.

La logica indicata è quella della costruzione: il Parlamento, secondo questa prospettiva, dovrebbe operare “senza tregua” per rispondere alla sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. In questa cornice, la libertà poggia su una “base solida”, capace di diventare una conquista duratura e inalienabile per il popolo lavoratore.

quando la giustizia sociale si indebolisce: indifferenza e diffidenza verso i valori

Nel ragionamento proposto, la “base solida” viene progressivamente dissolta dalla distruzione della giustizia sociale. Da qui nasce una domanda che accompagna l’interpretazione del presente: l’indifferenza e, più ancora, la diffidenza verso valori di libertà possono essere spiegate proprio attraverso questa frattura.

Il testo descrive un cambiamento nel comportamento politico: gli italiani smetterebbero in massa di andare a votare, aprendo la strada a chi si riconosce, a “viso aperto”, nelle idee e nei miti del fascismo. In un “deserto ideologico” si affermerebbero con rapidità razzismo, odio per la diversità, pretesa di superiorità culturale ed un egoismo sociale in crescita.

miti del fascismo e ignoranza delle conseguenze democratiche

Secondo la ricostruzione, una parte di coloro che votano o provano simpatia per partiti legati ai miti del fascismo non avrebbe probabilmente mai letto Mussolini. Inoltre, quasi sempre emergerebbe un orrore sincero per la figura di Hitler, senza però conoscere le origini delle idee ritenute condivisibili e senza immaginare le conseguenze sulla sopravvivenza della democrazia e dell’umanità.

La mancanza di conoscenza non impedirebbe l’adesione: le idee verrebbero percepite come “naturali”, più forti del diritto o del senso morale. In questo quadro, sarebbero “idee senza parole”, capaci di occupare il vuoto lasciato dall’assenza di idee argomentate e confrontate con la realtà, sottoposte a critica collettiva.

internet e social: emozioni dominanti invece della verità

Il quadro viene completato dall’indicazione di un mezzo di comunicazione: internet e i social media. Qui opererebbe un algoritmo orientato a massimizzare il tempo sulle piattaforme, imparando a premiare non verità, gentilezza o empatia, bensì emozioni forti e contagiose.

Vengono citati esempi concreti di dinamiche: la paura negli anziani, la rabbia nel ceto medio impoverito, l’insicurezza e l’ansia nei giovani.

perché “può accadere di nuovo”: il richiamo morale di Primo Levi

Nel testo compare un passaggio attribuito a Primo Levi, con parole che sottolineano la possibilità del ritorno: è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fioritura culturale di Weimar, abbia seguito un istrione e, nonostante ciò, Adolf Hitler sia stato obbedito e osannato fino alla catastrofe.

La stessa urgenza viene collegata a un presente in cui la massima potenza economica e militare del mondo sarebbe guidata da Donald Trump, definito “istrione grottesco”. Il punto non sarebbe confrontare ogni volta le differenze con Hitler e il nazismo, ma individuare il nocciolo morale: sostituzione del diritto con l’arbitrio, odio razziale, violenza usata in chiave ideologica contro gruppi considerati meno degni di altri, e terrore come strumento politico.

Carlo Rosselli e la centralità della persona umana

Per uscire dal vicolo cieco viene indicata una via ancora attiva: le parole di Carlo Rosselli, cioè rimettere al centro la persona umana come fine, mai come mezzo. Ne deriva un criterio operativo: ricominciare ad attuare il progetto della Costituzione della Repubblica, assumendo proprio la persona umana come bussola suprema.

Viene anche specificato un tratto comune ai “nemici della Costituzione”: la riduzione della persona umana a strumento, a servizio di profitto di pochi oppure del mito del sangue. La risposta, evocata tramite le parole di Piero Calamandrei, consiste nel dare ad ogni uomo la dignità di uomo, iniziando dalla condizione femminile, ancora schiacciata da un secolare dominio maschile.

dominio, esclusione e gerarchie: il legame tra diversità e libertà

Il testo mette in evidenza un processo: la sottomissione, la mercificazione del corpo e la negazione del valore della diversità. In questa chiave, l’esclusione delle donne viene descritta come rappresentazione di ogni altra espropriazione di umanità.

Lo stesso schema, secondo l’impostazione, verrebbe usato per trasformare in inferiorità ogni diversità, incluse quelle legate al rifiuto del modello binario. Il dominio maschile costituirebbe la premessa al dominio dei bianchi, degli occidentali e dei ricchi, richiamando anche la presidenza di Trump e il suo progetto di gerarchizzazione socio-razziale di Stati Uniti e mondo.

la risposta: giustizia sociale, lavoro dignitoso e rete di relazioni

La risposta indicata come più carica di futuro consiste nell’attuazione di un progetto di giustizia sociale capace di redistribuire dignità e ricchezza. La garanzia centrale è un lavoro non umiliante e sicuro, in grado di liberare le persone dal bisogno e dall’ignoranza.

Accanto a questo, nella vita quotidiana, verrebbe proposta la ricostruzione di una rete di rapporti personali non fondata sulla competizione, ma sull’ascolto, sull’aiuto e sull’empatia.

figure citate nella riflessione

  • Tomaso Montanari
  • Sandro Pertini
  • Primo Levi
  • Donald Trump
  • Carlo Rosselli
  • Piero Calamandrei
  • Mussolini
  • Adolf Hitler
Disse Pertini: “Non c’è libertà senza giustizia sociale”. Ma noi abbiamo fatto il contrario

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