Kokuho e suicide club: kabuki al gore estremo in sala
La settimana del Giappone al cinema entra nel vivo dopo il passaggio del Far East Film Festival 2026, segnato dalla luminosa cometa del Far East Film Festival e dalla consegna del Gelso d’Oro a Koji Yakusho da parte di Wim Wenders sul palco di Udine. Nel calendario delle sale fanno tappa due titoli capaci di cambiare passo in modo netto: da una parte Kokuho – Il Maestro di Kabuki, dall’altra Suicide Club. Due esperienze cinematografiche che deragliano tra percezione e stile, con effetti decisamente d’impatto: tradizione teatrale e rivalità umana in un affresco lungo un arco temporale esteso, oppure gore e thriller nell’ombra dei suicidi.
kokuho – il maestro di kabuki: tradizione, rivalità e destino in scena
Kokuho – Il Maestro di Kabuki di Lee Sang-il mette al centro una storia che attraversa più decenni, intrecciando la disciplina performativa del Kabuki con dinamiche private fatte di tensione e affetto. La vicenda prende avvio con Kikuo, interpretato da Ryo Yoshizawa e da Soya Kurokawa da ragazzino, figlio di un boss della yakuza. Dopo l’omicidio violento del padre sotto i suoi occhi, l’adolescente attore amatoriale viene adottato da un grande maestro di Kabuki, a capo di una compagnia teatrale di Osaka.
onnagata e apprendistato: la recitazione come passaggio di età adulta
L’apprendista Kikuo affianca Shunsuke (interpretato da Ryusei Yokohama) nell’apprendere l’arte stilizzata e trattenuta dell’onnagata. In questa tradizione, gli attori maschi impersonano personaggi femminili con trucco marcato, movimenti e voce aggraziata. La disciplina non resta confinata al teatro: diventa energia applicata a mente e fisico, con una vera iniziazione all’età adulta che coinvolge anche dinamiche legate all’altro sesso.
rivalità che matura in vicinanza, fino alla scelta dell’erede artistico
Il rapporto tra Kikuo e Shunsuke parte come rivalità adolescenziale e si trasforma gradualmente in vicinanza umana. La traiettoria della storia conduce poi a un punto decisivo: il maestro, secondo la trama e la tradizione del Kabuki, sceglie come erede artistico il figlio adottivo invece di quello di sangue. La narrazione si sviluppa come uno spaccato storico, aprendo a metà degli anni Sessanta e arrivando al secondo decennio del Duemila, con passaggi temporali diversi amalgamati con naturalezza.
poetica della regia e riconoscimenti: un film tra stile magniloquente e record
La regia di Lee calibra sfondo pubblico e dettaglio privato, come la preparazione del trucco per i mascheroni bianchi, costruendo un intarsio al tempo stesso affascinante e teso. Gli sbalzi tra ascesa professionale insperata, il simbolismo di un sangue nobile non tramandabile e una chiusura che cerca una sintesi ellittica nella trama dell’opera in scena contribuiscono a rendere Kokuho un titolo al limite del sublime.
Il film, inoltre, è descritto come un’opera capace di infrangere record: diventa il secondo live action con i maggiori incassi nella storia del box office nipponico e ottiene una nomination ai recenti Oscar per il miglior trucco. Il lavoro viene anche avvicinato a L’ultimo imperatore, per l’eleganza ispirata di uno stile magniloquente che si misura senza tentennamenti con i codici nazionali della tradizione e con l’ampiezza oscillante della storia.
suicide club: un thriller estremo tra suicidi, indagini e alienazione sociale
Suicide Club è un film diretto da Sion Sono nel 2001, riportato in sala in questi giorni da Cat People insieme al più recente The Whispering Star. L’opera viene presentata come un grande affresco gore, figlio estetico di sbudellamenti e provocazioni in linea con influenze romeriane, inserito nel tragico trend nazionale giapponese dei suicidi. Il risultato è definito come puro spasso da cinema indipendente, con un approccio genuino e furioso al genere.
apertura scioccante: 50 studentesse e la corsa verso le rotaie
Il film si apre con una sequenza orchestrata, inquietante e clamorosa: 50 studentesse con il sorriso sulla bocca, mano nella mano, scandiscono “un due tre vola vola” in coro mentre si gettano sotto le rotaie di un treno in una stazione affollata di Tokyo. L’impatto visivo è descritto come esplosione di sangue tra finestrini, pavimenti e visi degli astanti, fino a includere un arto che si incastra su una rotaia.
indagini di kuroda: il suicidio continua e la ricerca di un senso si inceppa
Le indagini del team del detective Kuroda (interpretato da Ryo Ishibashi) provano a individuare un bandolo della matassa, ipotizzando una sorta di istigazione criminale al suicidio. Il problema è che i suicidi non si fermano: tra le vittime compaiono un’infermiera, un altro gruppo di studenti e perfino membri della famiglia di Kuroda. La catena di eventi rende l’inchiesta difficoltosa e priva di un punto d’arrivo stabile.
messaggi web, simboli inquietanti e un domino che non si arresta
La trama si muove tra una pluralità di elementi: una borsa contenente un rotolo composto da pezzi di pelle asportati in precedenza ad alcune persone suicidate; una serie di hacker con strani messaggi web nei primi tempi di Internet; una figura descritta come una specie di Charles Manson ossigenato; e una band musicale di popolari teenager che sembra suggerire messaggi cifrati. Insieme, questi elementi compongono un domino di morte presumibilmente indotta che appare incapace di fermarsi.
thriller senza fine: ripresa a mano, ritmo sfrenato e amoralità sociale
Sion Sono viene descritto come autore che si immerge con spietata e bizzarra innocenza nell’alienazione sociale giapponese, in primo luogo quella giovanile. Ne deriva una sintesi thriller inesausta, senza fine, caratterizzata da macchina a mano, ritmo sfrenato e sangue finto ovunque. L’angolo oscuro del male, più che chiarirsi tramite un moralismo sulla colpevolezza individuale, si sfugge e si mimetizza in una irrisolvibile amoralità sociale.
nomi presenti nei due film: protagonisti e interpreti
Le due opere si sviluppano attraverso personaggi e interpreti indicati nella narrazione, con ruoli chiave tanto nei drammi teatrali quanto nelle indagini del thriller.
- Koji Yakusho (menzionato)
- Wim Wenders (menzionato)
- Kokuho – Il Maestro di Kabuki: Lee Sang-il; Kikuo (Ryo Yoshizawa; da ragazzino Soya Kurokawa); Shunsuke (Ryusei Yokohama); onnagata come tradizione del Kabuki (descritta nel contesto)
- Suicide Club: Sion Sono; detective Kuroda (Ryo Ishibashi)


